Difesa italiana, via al nuovo sistema satellitare ottico di III generazione

L’Italia prepara il prossimo salto nelle capacità di osservazione dallo spazio. Il Ministero della Difesa ha trasmesso al Parlamento la richiesta di parere sullo schema di decreto ministeriale relativo al programma pluriennale SMD 41/2025: un sistema satellitare ottico di terza generazione destinato a sostituire l’attuale OPTSAT-3000. Il nuovo programma rappresenta l’evoluzione della capacità nazionale di osservazione elettro-ottica dallo spazio, una funzione ormai centrale per le operazioni militari e per il supporto alle decisioni strategiche. OPTSAT-3000, il satellite attualmente in servizio, è stato lanciato nel 2017 nell’ambito di una cooperazione con Israele. Da allora fornisce immagini ad altissima risoluzione utilizzate per attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione.

Il sistema che lo sostituirà sarà composto da due satelliti dotati di payload elettro-ottico di nuova generazione. I sensori previsti includono capacità pancromatiche, infrarosse e multispettrali, progettate per garantire immagini ad altissima definizione della superficie terrestre.

La configurazione a coppia permetterà inoltre di ridurre il cosiddetto revisit time, cioè il tempo necessario perché un satellite possa tornare a osservare la stessa area della Terra. In ambito operativo questo parametro è fondamentale: più il tempo di rivisita è breve, più rapidamente è possibile aggiornare l’intelligence su una determinata area.

Il programma prevede anche l’integrazione con i segmenti di terra già esistenti e l’introduzione di collegamenti inter-satellitari. Questo consentirà ai satelliti di scambiarsi dati direttamente in orbita e di trasmetterli più rapidamente ai centri di controllo.

La gestione operativa e l’elaborazione delle immagini continueranno a coinvolgere i principali centri della Difesa dedicati allo spazio e all’intelligence. Tra questi il Centro Interforze di Gestione e Controllo SICRAL, il Centro Interforze di Telerilevamento Satellitare e il Centro Intelligence Interforze.

Il programma include anche attività di addestramento e supporto logistico integrato. Sono previsti corsi specifici per il personale del segmento di terra e l’aggiornamento dei programmi formativi già in uso, in modo da adattarli alle nuove capacità del sistema. Sul piano economico, il costo complessivo del progetto è stato aggiornato a 640 milioni di euro rispetto ai 590 milioni inizialmente stimati nel decreto SMD 20/2022.

La ripartizione indicativa dei costi prevede circa 500 milioni per l’acquisizione dei satelliti, 90 milioni per i lanci dei vettori e 50 milioni per l’adeguamento ai requisiti di sicurezza.

Una parte di questi aggiornamenti riguarda la protezione delle infrastrutture digitali del sistema. In particolare, il programma tiene conto delle indicazioni europee sulla transizione verso la crittografia post-quantica, una tecnologia progettata per proteggere dati e comunicazioni dalle future capacità di calcolo dei computer quantistici.

La Commissione europea ha adottato nel 2024 una raccomandazione per coordinare tra gli Stati membri questa transizione tecnologica, con una roadmap che indica il 2030 come scadenza per l’adozione completa nelle infrastrutture critiche.

Dal punto di vista finanziario il programma è articolato in due fasi. La prima, del valore di 264 milioni di euro, è già stata autorizzata e finanziata con il decreto SMD 20/2022. La seconda fase, pari a 292,64 milioni di euro alle condizioni economiche del 2025, è oggetto dell’attuale richiesta di parere parlamentare ed è finanziata attraverso gli stanziamenti ordinari del bilancio della Difesa.

Con questo progetto l’Italia punta a mantenere e rafforzare una capacità autonoma di osservazione satellitare ad altissima risoluzione, considerata sempre più centrale nel dominio spaziale e nelle operazioni militari contemporanee.

The Flying Guru

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