Il 24 settembre 2010 segna una data che resta impressa nella storia dell’aviazione civile italiana. Quindici anni fa il volo Wind Jet 243, operato con un Airbus A319 immatricolato EI-EDM, in servizio da Roma Fiumicino a Palermo, finì contro un terrapieno poco prima della soglia pista 07 dell’aeroporto Falcone-Borsellino.
La dinamica dell’incidente
Durante l’avvicinamento finale, l’aereo incontrò forti precipitazioni. Alle 20:06 l’equipaggio ricevette l’autorizzazione all’atterraggio con venti a 4 nodi e raffiche fino a 16. Una volta raggiunta la quota minima di discesa, la pista non era visibile: secondo le procedure, il comandante avrebbe dovuto ordinare una riattaccata. Decise invece di proseguire.
Pochi secondi dopo il copilota dichiarò di intravedere le luci e il comandante prese i comandi, imponendo una velocità verticale troppo elevata. Le indicazioni del sistema PAPI segnalavano che l’aereo era molto basso, ma l’avvertimento del primo ufficiale non ebbe seguito. Alle 20:07:35 l’Airbus A319 toccò il terreno 365 metri prima della pista, urtò il terrapieno, rimbalzò e colpì l’antenna del localizzatore della pista 25, prima di scivolare per circa 850 metri e fermarsi all’incrocio tra le due piste.
Le conseguenze a bordo
A bordo erano presenti 123 passeggeri e 6 membri d’equipaggio. Nessuno perse la vita, ma 35 persone riportarono ferite lievi. L’evacuazione avvenne tramite gli scivoli di emergenza. L’aereo riportò danni strutturali irreparabili e venne rottamato poco dopo.

Le conclusioni dell’inchiesta
L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) classificò l’episodio come short landing accident. Nella relazione finale si legge: «L’evento è classificabile come short landing accident e la causa è riconducibile essenzialmente al fattore umano. Il fatto che il contatto dell’aeromobile con il suolo sia avvenuto circa 367 metri prima della soglia pista è da attribuirsi alla decisione dell’equipaggio di continuare l’avvicinamento strumentale senza una dichiarata condivisione dell’acquisizione dei necessari riferimenti visivi per il completamento della procedura di non precisione e della manovra di atterraggio.»
L’iter giudiziario
All’indagine tecnica seguì un processo penale. Nel 2013 il comandante venne condannato a un anno e otto mesi di carcere, pena ridotta a un anno in appello. Il primo ufficiale fu assolto dalle accuse di caduta di aeromobile e lesioni colpose.
Quindici anni dopo
L’incidente del volo Wind Jet 243 resta uno degli episodi più noti della storia recente dell’aviazione civile italiana. A distanza di quindici anni, continua a rappresentare un caso di studio nelle indagini di sicurezza e nella formazione dei piloti.
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