Air France KLM potrebbe prepararsi a cambiare nome. Non quello delle compagnie, almeno per ora, ma quello della holding che dal 2004 tiene insieme Air France, KLM e Transavia. Secondo la stampa olandese, il gruppo guidato da Benjamin Smith starebbe valutando una denominazione più neutrale, capace di rappresentare una realtà ormai più ampia del matrimonio franco olandese nato ventidue anni fa.
Il nome circolato è “The Blue Group”. Va preso con cautela: potrebbe essere un’ipotesi interna, un nome di progetto o una formula ancora lontana dalla decisione finale. Ma il tema è reale, perché Air France KLM non è più soltanto l’alleanza tra Parigi e Amsterdam. È un gruppo che ha già investito in SAS Scandinavian Airlines, punta a salire al 60,5% del vettore scandinavo e ha presentato un’offerta non vincolante per entrare in TAP Air Portugal.
Dietro il possibile cambio di nome non c’è solo una questione grafica. C’è una trasformazione industriale. L’Europa del trasporto aereo sta andando verso grandi piattaforme multinazionali, dove i marchi storici restano visibili al passeggero, ma il controllo economico, commerciale e finanziario si concentra in poche holding.
IAG lo ha già fatto da tempo con British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus e Level. Lufthansa Group si muove con Lufthansa, Swiss, Austrian, Brussels Airlines, Eurowings e ora ITA Airways. Air France KLM, invece, porta ancora nel nome solo due compagnie, mentre la sua strategia guarda ormai a un perimetro più largo.
La questione è sensibile soprattutto nei Paesi Bassi. KLM non è un marchio qualunque: è una delle compagnie più antiche al mondo ancora attive con il proprio nome originale, ed è una parte rilevante dell’identità economica olandese. Per questo, secondo le ricostruzioni della stampa locale, il possibile cambio della denominazione della holding avrebbe creato tensioni fra alcuni dirigenti.
Va chiarito un punto: un eventuale cambio del nome della holding non significherebbe cancellare Air France o KLM dagli aeroporti, dalle livree o dai biglietti. Sarebbe più probabile una separazione più netta fra il livello societario e quello commerciale. Sopra ci sarebbe una struttura neutra, sotto continuerebbero a vivere i marchi destinati ai passeggeri.
È lo stesso modello che ha permesso a IAG di non chiamarsi British Airways Iberia. Il gruppo è neutrale, le compagnie restano riconoscibili. La differenza è che Air France KLM nasceva da un compromesso politico molto delicato: due compagnie nazionali, due hub principali, due culture aziendali, due Stati interessati a proteggere il proprio peso.
L’allargamento a SAS cambia la geometria. Con Copenaghen, Stoccolma e Oslo, il gruppo rafforzerebbe la propria presenza nel Nord Europa. Con TAP, se l’offerta andasse a buon fine, aggiungerebbe Lisbona e il ponte naturale verso Brasile, Africa lusofona e Atlantico meridionale. A quel punto il nome Air France KLM descriverebbe solo una parte della realtà.
La scelta di “The Blue Group”, se confermata, sarebbe interessante anche sul piano simbolico. Il blu è già il colore dominante di Air France, KLM, Flying Blue e in parte anche di SAS. È un riferimento abbastanza generico da non favorire apertamente Parigi o Amsterdam, ma abbastanza riconoscibile da restare dentro l’universo visivo del gruppo. Proprio questa neutralità, però, potrebbe essere vista come una perdita di centralità da chi teme una diluizione del ruolo di KLM.
Il tema arriva in una fase finanziaria positiva. Nel 2025 Air France KLM ha registrato ricavi per 33 miliardi di euro, in crescita del 4,9%, e un risultato di esercizio superiore ai 2 miliardi, il più alto nella storia del gruppo. Nel primo trimestre 2026 ha trasportato 22,3 milioni di passeggeri, con un load factor salito all’86,3%.
Questi numeri spiegano perché Smith possa voler accelerare. Un gruppo più solido può comprare, integrare e negoziare da una posizione migliore. Ma la forza industriale non elimina il problema politico. Nel trasporto aereo europeo i marchi nazionali pesano ancora molto: rappresentano lavoro, hub, rotte intercontinentali, identità e influenza pubblica.
Per questo la possibile scomparsa del nome Air France-KLM dalla holding sarebbe più di un restyling. Sarebbe il segnale che la stagione delle fusioni “a due” sta lasciando spazio a una fase diversa: grandi gruppi europei, più simili a piattaforme di consolidamento che a semplici compagnie madri.
La notizia, per ora, resta un’indiscrezione. Ma il contesto la rende credibile. Se SAS entrerà davvero nel perimetro di controllo e se TAP diventerà il prossimo tassello, Air France KLM dovrà prima o poi rispondere a una domanda semplice: può un gruppo paneuropeo continuare a chiamarsi con il nome di due sole compagnie?
The Flying Guru
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?





