Il 2 aprile 2025 Donald Trump è tornato a giocare la carta che aveva già usato nel suo primo mandato: quella dei dazi. Ma questa volta, l’affondo è ancora più diretto. Con l’annuncio di una tariffa universale del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti e una maggiorazione del 20% sulle merci in arrivo dall’Unione Europea e del 24% da quelle giapponesi, si riaccende un fronte che sembrava sopito.
E sebbene Trump parli di “tariffe reciproche” per correggere squilibri commerciali, il messaggio è chiaro: l’America prima, a ogni costo. Ma a pagare questo prezzo, almeno in parte, potrebbe essere proprio uno dei simboli dell’industria americana: Boeing. E con lei, una lunga catena di partner e fornitori — dall’Italia al Giappone, passando per Francia, Germania, Regno Unito.
Boeing: un gigante che cammina su catene globali
Boeing ha costruito un sistema produttivo che è tutto fuorché nazionale. La sua strategia, definita “global sourcing”, ha puntato su una rete internazionale di fornitori per ridurre i costi, migliorare l’efficienza e accedere alle migliori competenze tecnologiche.
Il Boeing 787 Dreamliner ne è un esempio perfetto: ali e fusoliera parziale sono prodotte in Giappone, lo stabilizzatore in Italia (Leonardo), altri componenti in Spagna, Corea, Germania. Fino al 70% del valore dell’aereo può derivare da componenti esteri.
Ora, con i nuovi dazi, ogni pezzo costruito fuori dagli USA diventa più caro, e Boeing si trova stretta tra la necessità di restare competitiva e quella di non perdere ordini. Il CEO Kelly Ortberg ha già detto: “L’80% dei nostri aerei è destinato all’export. In questo clima rischiamo di perdere mercati, fornitori e continuità industriale.”
Leonardo: tra partner e vittima collaterale
Leonardo, colosso italiano dell’aerospazio e partner storico di Boeing, rischia un contraccolpo diretto. Produce importanti sezioni del 787 e ha già vissuto periodi difficili: nel 2024 ha dovuto fermare per quattro mesi lo stabilimento di Grottaglie a causa della riduzione delle consegne.
Con l’introduzione di un dazio del 20% su ogni componente importato negli USA, Leonardo diventa meno convenienteper Boeing. Un rischio serio, che potrebbe costringere a spostare volumi, negoziare al ribasso o riposizionarsi strategicamente nel panorama europeo.
Airbus: osserva, ma non può dormire tranquilla
Airbus potrebbe trarre vantaggio dalla difficoltà di Boeing, ma anche per lei la situazione è complessa. Gli aerei prodotti in Europa ora subiranno un dazio del 20% se destinati a compagnie americane. L’unico vantaggio? Lo stabilimento di Mobile, Alabama, dove Airbus assembla gli A320 per il mercato USA. Un’àncora utile per salvare le commesse, almeno in parte.
Il CEO Guillaume Faury ha commentato con pragmatismo: “Questa guerra commerciale peggiorerà prima di migliorare. Ma abbiamo le carte per giocarci bene la partita.”
Non solo aerei: l’intera filiera in allerta
Questi dazi non colpiscono solo Boeing o Airbus, ma tutta la filiera: componentistica, elettronica, materiali strutturali, software, sensoristica, manutenzione.
L’alluminio, per esempio, è già cresciuto di prezzo negli ultimi anni, e con i dazi diventa ancora più caro per chi lo importa da Europa e Asia. Lo stesso vale per titanio e semiconduttori, spesso prodotti in Giappone, Corea o Taiwan.
Ogni anello della catena globale dell’aviazione viene messo sotto pressione. Le PMI europee, i subfornitori italiani, i centri di ricerca congiunti: tutto rischia di rallentare, rincarare o essere ridiscusso.
Reazioni internazionali: un déjà vu con più tensione
L’Unione Europea ha già definito “ingiustificata” la manovra statunitense, lasciando intendere una possibile risposta simmetrica. Il Giappone ha espresso “profonda preoccupazione”. Il rischio è quello di una nuova escalation tariffaria— come quella vista tra Boeing e Airbus nel 2019.
Ma oggi, con uno scenario geopolitico già teso, la guerra commerciale si intreccia con logiche di difesa, energia, sicurezza e influenza globale.
La presidente della Commissione Europea ha detto che le conseguenze saranno «terribili» per tutto il mondo, e ha annunciato contromisure
Per capire quanto possano incidere questi dazi, serve uno sguardo lucido ai numeri reali del settore. Ecco un riepilogo aggiornato al biennio 2023–2025.
Produzione e ordini
- Boeing ha consegnato 528 aerei nel 2023 ma è scesa a 348 nel 2024 per problemi produttivi. Il suo backlog è di oltre 5.600 aeromobili, in gran parte 737 MAX.
- Airbus ha consegnato 766 aerei nel 2024, mantenendo il primato globale. Il suo portafoglio ordini ha superato gli 8.500 aerei, pari a 10–12 anni di produzione.
- Leonardo ha ordinativi per 39,5 miliardi di euro e ha consegnato 185 elicotteri nel 2023, con crescita nei settori difesa e aerostrutture.
Valore del mercato globale
- Il settore aerospaziale e difesa ha superato nel 2023 i 1.180 miliardi di euro (1.3 trilioni di dollari).
- Gli Stati Uniti pesano per circa il 50% del mercato mondiale.
- L’Europa rappresenta il 25% e cresce soprattutto nella difesa, trainata dai riarmi post-Ucraina.
Il segmento militare è questione di commesse miliardarie
Mentre il settore civile prova a riprendersi, il comparto militare vola. Alcuni dati:
- F-35: oltre 1.000 già consegnati, più di 3.000 in ordine, 17 paesi coinvolti.
- Rafale e Typhoon: record di export (80 aerei agli EAU, 28 al Kuwait, 42 all’Indonesia).
- Programmi futuri: GCAP (Italia, UK, Giappone) e FCAS (Francia, Germania, Spagna) svilupperanno i caccia di 6ª generazione.
- Elicotteri: la Polonia ha ordinato 96 Apache (USA) e 32 AW149 (Leonardo).
- Trasporto e rifornimento: Germania ha ordinato 60 CH-47F, mentre il C-390 di Embraer guadagna terreno in Europa.
- Droni: nasce l’Eurodrone (60 velivoli ordinati), mentre gli USA investono in swarm, loitering munition e velivoli collaborativi.
Le implicazioni sono chiare: l’aerospazio è sempre più strategico, e ogni dazio o blocco commerciale rischia di alterare equilibri produttivi, politici e militari.
Rotta verso l’incertezza
Questi dazi, pur presentati come una “correzione”, rischiano di danneggiare una delle industrie più strategiche e interconnesse del pianeta. Per Boeing, potrebbe essere l’inizio di un’ulteriore crisi. Per Leonardo, una fase di ripensamento. Per Airbus, un’opportunità fragile.
E per l’Europa tutta, la sfida sarà non solo reagire, ma progettare un futuro in cui l’indipendenza industriale e tecnologica sia qualcosa di più di uno slogan.
The Flying Guru
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?





