Fate is the Hunter: quando il destino siede in cabina di pilotaggio

Un DC-2 in avvicinamento notturno a Newark, la nebbia che inghiotte le luci della pista, il comandante che bestemmia sottovoce mentre cerca di capire perché l’altimetro segna duecento piedi più di quanto dovrebbe. Ernest K. Gann apre così uno dei capitoli di Fate is the Hunter, memoir pubblicato originariamente nel 1961 da Simon and Schuster e scritto in inglese. Non un’autobiografia lineare, ma una raccolta di episodi che attraversano gli anni Trenta e Quaranta dell’aviazione commerciale americana.

L’aviazione prima dei jet, prima dei radar

Gann volava quando i piloti di linea navigavano ancora a vista, quando un temporale sul Midwest poteva significare ore di deviazione o la morte. La sua carriera parte dalle rotte postali notturne con biplani di stoffa e legno, attraversa l’espansione delle compagnie aeree americane, culmina nei voli transoceanici dell’Air Transport Command durante la Seconda Guerra Mondiale. Rotte sul Nord Atlantico, sul Pacifico, sulla gobba dell’Himalaya verso la Cina. Condizioni che oggi sarebbero considerate inaccettabili.

Il titolo stesso racchiude la tesi del libro: il fato come cacciatore, sempre presente, mai prevedibile. Gann elenca colleghi morti in incidenti, compagni di equipaggio scomparsi in circostanze banali o assurde. La sua sopravvivenza, suggerisce, non dipende dalla bravura (che pure possedeva) ma dalla fortuna. Una posizione scomoda per chi preferisce credere che l’abilità tecnica sia tutto.

Fate is the Hunter Gann - Fate is the Hunter

Scrittura da romanziere, precisione da aviatore

Gann era anche scrittore di professione (suo il romanzo da cui fu tratto il film The High and the Mighty del 1954). In questo memoir la qualità letteraria si sente. Le descrizioni dei voli non sono resoconti tecnici ma scene costruite con ritmo cinematografico. Il ghiaccio che si accumula sulle ali di un C-54 sopra le Aleutine diventa una presenza fisica, minacciosa. La fatica di un comandante al quattordicesimo ora di volo emerge dai dettagli: la sigaretta che brucia nel posacenere, il caffè freddo, la voce del copilota che suona sempre più lontana.

L’edizione del 1986, ristampa del testo originale, non aggiunge materiale ma conferma la durabilità di queste pagine. Gann morì nel 1991, avendo vissuto abbastanza per vedere l’aviazione trasformarsi in qualcosa di irriconoscibile rispetto ai suoi anni di volo.

Cosa resta oggi

Per chi vola oggi, Fate is the Hunter funziona come documento storico e come monito. L’aviazione commerciale è diventata statisticamente sicurissima proprio perché ha imparato dalle tragedie che Gann racconta. Ma il suo punto sul fato (sulla componente irriducibile di casualità in ogni volo, in ogni vita) conserva una verità sgradevole. Gann non predica, non trae morali. Racconta e lascia che il lettore tragga le sue conclusioni. È questo understatement, insieme alla qualità della prosa, che rende il libro ancora leggibile sessant’anni dopo.

Scheda del libro
Autore
Ernest K. Gann

Editore
Simon and Schuster · 1986

Pagine
421 pagine

Lingua
EN
ISBN
9780671636036

The Flying Guru

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