Nel 2007 Ryanair trasportava 49 milioni di passeggeri, easyJet ne movimentava 37 milioni e il modello low cost rappresentava ancora una quota minoritaria del traffico aereo europeo. È in questo momento preciso che Sven Gross e Alexander Schröder pubblicano il loro Handbook of Low Cost Airlines (Erich Schmidt Verlag, edizione in lingua inglese), un tentativo sistematico di scomporre i meccanismi economici che avevano permesso a un pugno di vettori di riscrivere le regole del trasporto aereo commerciale.
Struttura del modello: oltre la retorica del “no frills”
Il volume abbandona la narrazione giornalistica delle compagnie low cost come fenomeno di costume per concentrarsi sulla loro architettura industriale. Gli autori analizzano la catena del valore segmento per segmento: distribuzione diretta (con il conseguente abbattimento dei costi GDS), utilizzo intensivo della flotta (rotazioni giornaliere superiori del 30% rispetto ai legacy carrier), standardizzazione del prodotto, ricavi ancillari come leva di marginalità. La trattazione degli aeroporti secondari come partner strategici (e non semplici fornitori di slot) risulta particolarmente lucida.
I numeri dietro il vantaggio competitivo
Gross e Schröder presentano confronti dettagliati sui costi per ASK (available seat kilometer) tra vettori low cost e compagnie tradizionali, evidenziando differenziali che in alcuni casi superavano il 50%. Il libro esamina anche le strategie di hedging sul carburante, all’epoca uno dei fattori più volatili nei bilanci dei vettori. L’analisi delle strutture tariffarie dinamiche anticipa temi che sarebbero diventati centrali nel decennio successivo con l’esplosione del revenue management algoritmico.
Limiti di un’istantanea datata
Il principale problema del volume è inevitabilmente cronologico. Pubblicato prima della crisi finanziaria del 2008, prima della consolidazione che ha travolto decine di vettori europei, prima dell’ascesa delle ultra low cost come Wizz Air, il libro fotografa un settore in transizione. L’assenza di qualsiasi riferimento al lungo raggio low cost (Norwegian avrebbe lanciato le rotte transatlantiche solo nel 2013) e ai modelli ibridi che avrebbero contaminato anche i legacy carrier rende alcune sezioni più storiche che operative.
Un documento per contestualizzare
Per chi studia l’evoluzione del settore, il valore del volume sta proprio nella sua natura di fonte primaria. Leggere come veniva analizzato il modello low cost nel 2007 permette di misurare quanto l’industria sia mutata e quanto alcune previsioni (la sostenibilità dei costi ultra bassi, la fedeltà dei passeggeri ai brand) si siano rivelate ottimistiche o errate. Non è un manuale operativo per il presente, ma un tassello per comprendere come siamo arrivati al panorama attuale.
Il rigore accademico degli autori e l’impostazione da handbook garantiscono una lettura densa, più adatta a chi cerca dati e framework che a chi desidera narrative avvincenti sui pionieri del low cost. Un testo di consultazione, non di intrattenimento.
The Flying Guru
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