Il rover Perseverance della NASA ha identificato insoliti minerali contenenti carbonio organico che potrebbero rappresentare tracce di vita passata su Marte. La scoperta, guidata da Joel A. Hurowitz della Stony Brook University e pubblicata su Nature, porta la firma di un team internazionale a cui partecipa anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica.
L’indagine si è concentrata nella formazione Bright Angel, lungo il canale fluviale Neretva Vallis che sfocia nel cratere Jezero. Qui Perseverance ha campionato una roccia denominata Sapphire Canyon, un’antica mudstone ricca di minerali di ferro, fosforo e zolfo.
Le analisi degli strumenti a bordo, in particolare PIXL e SHERLOC, hanno rivelato la presenza di vivianite (fosfato di ferro) e greigite (solfuro di ferro). Su Terra questi composti possono originarsi in ambienti ricchi di materia organica, spesso in relazione ad attività microbiche. La loro associazione con carbonio organico fa di queste rocce potenziali “biofirme”.
Gli scienziati hanno osservato due particolari strutture: piccoli puntini ribattezzati poppy seeds e macchie a rosetta note come leopard spots. Queste configurazioni non sono comuni nei processi puramente abiotici e rendono il campione uno dei più promettenti finora raccolti su Marte.

Gli autori precisano che non si tratta di una prova definitiva. Processi geochimici privi di vita potrebbero spiegare le stesse caratteristiche. Per questo motivo il risultato viene definito come un “potenziale biosignature”, cioè un indizio che merita ulteriori indagini.
Per confermare l’origine biologica dei campioni sarà necessario riportarli sulla Terra nell’ambito della missione Mars Sample Return, oggi rinviata agli anni Quaranta per motivi di budget e complessità tecnica. Solo analisi di laboratorio ad alta risoluzione potranno chiarire se i minerali individuati siano davvero la traccia di una vita passata su Marte o il frutto di semplici reazioni chimiche in un ambiente antico.
La scoperta segna una tappa fondamentale nella ricerca di segni biologici sul Pianeta Rosso. Non abbiamo ancora la risposta alla domanda che accompagna l’esplorazione marziana da decenni, ma oggi ci troviamo davanti all’evidenza più forte finora raccolta: indizi concreti che un tempo Marte possa aver ospitato forme di vita microscopiche.
The Flying Guru
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