Cinque anni fa, il 15 agosto 2021, mentre in Italia era Ferragosto, Kabul passava nelle mani dei Talebani. Il governo afghano si dissolveva nel giro di poche ore, il presidente Ashraf Ghani lasciava il Paese e migliaia di persone si dirigevano verso l’aeroporto internazionale Hamid Karzai. Era rimasto praticamente l’unico punto di uscita dall’Afghanistan ancora controllato dalle forze occidentali.
Da quel momento l’aeroporto diventò il centro della crisi.
Le immagini fecero il giro del mondo: migliaia di persone sulla pista, uomini che correvano accanto a un C-17 dell’US Air Force durante il rullaggio, altri che tentavano di aggrapparsi al carrello dell’aereo pur di lasciare Kabul. Altri precipitarono dopo il decollo.
In quelle stesse ore era in corso Aquila Omnia, l’operazione italiana per evacuare connazionali, collaboratori afghani e le loro famiglie. Il 15 agosto partì da Kabul anche il volo che il giorno successivo arrivò a Fiumicino con circa 70 persone, tra personale diplomatico ed ex collaboratori afghani. L’ambasciatore Vittorio Sandalli rientrò in Italia, all’aeroporto di Kabul, però, rimase operativo un presidio diplomatico italiano guidato dal giovane console italiano Tommaso Claudi. Lavorava dentro l’aeroporto alle liste degli evacuati, cercando di individuare e far entrare le persone attraverso cancelli circondati da migliaia di afghani. «Rimarrò tutto il tempo necessario, finché ce ne sarà bisogno», raccontò in quei giorni.
Per giorni i voli militari continuarono a partire senza sosta. Stati Uniti e Paesi alleati organizzarono uno dei più grandi ponti aerei della storia recente, evacuando complessivamente più di 120.000 persone.
L’Aeronautica Militare aveva costruito un ponte aereo su due tratte. 5 C-130J volavano tra Kabul e Al Salem, in Kuwait; da lì 3 KC-767A trasferivano gli evacuati verso l’Italia. Dentro l’aeroporto operavano anche paracadutisti della Folgore, Fucilieri dell’Aria e altri reparti incaricati di garantire la sicurezza delle operazioni di identificazione e imbarco. In quindici giorni furono effettuati 87 voli. Aquila Omnia evacuò 5.011 persone, di cui 4.890 cittadini afghani: 1.301 donne e 1.453 bambini. Nell’operazione furono impegnati oltre 1.500 militari italiani.
Il 26 agosto, davanti all’Abbey Gate dell’aeroporto, un attentatore dell’ISIS-K si fece esplodere tra la folla in attesa di entrare: morirono oltre 170 persone, tra cui 13 militari statunitensi. Il 30 agosto l’ultimo C-17 americano lasciò Kabul; il giorno successivo l’ultimo C-130J italiano lasciò Kabul con gli ultimi evacuati e poi con la Joint Evacuation Task Force italiana. Finivano così anche vent’anni di presenza militare italiana in Afghanistan.
Il Corriere della Sera del 17 agosto aveva già consegnato quelle ore alla storia con un titolo che non aveva bisogno di spiegazioni: «Caos a Kabul, assalto agli aerei».
The Flying Guru
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