L’Italia sta celebrando il 65º anniversario delle Frecce Tricolori in questi giorni a Rivolto. La Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN) dell’Aeronautica Militare, nata nel 1961, è diventata in questi decenni un simbolo dell’eccellenza italiana nei cieli. Oggi vorrei quindi ripercorrere la storia del reparto, dalle origini dell’acrobazia aerea nel nostro paese fino ai giorni nostri, con successi e riconoscimenti ma anche difficoltà e sacrifici che hanno segnato il cammino della PAN. Per celebrare questa ricorrenza in modo onesto e approfondito, rendendo omaggio ai piloti e al personale che hanno fatto delle Frecce Tricolori un motivo di orgoglio nazionale.
L’acrobazia aerea italiana affonda le sue radici nei primi decenni del XX secolo, ispirata anche dall’abilità dei piloti italiani durante la Prima Guerra Mondiale. Figure come l’asso Francesco Baracca divennero eroi nazionali dell’aviazione, alimentando la passione per il volo acrobatico. Già nel periodo interbellico, l’allora Regia Aeronautica iniziò a istituzionalizzare le esibizioni acrobatiche: nel 1930 venne fondata la prima scuola di volo acrobatico presso l’aeroporto di Udine-Campoformido, per iniziativa del colonnello Rino Corso Fougier.
In quell’anno una formazione di cinque biplani Fiat C.R.20 eseguì la manovra chiamata “bomba” durante la manifestazione aerea “Giornata dell’Ala” dell’8 giugno 1930 – un’apertura a raggiera al termine di un loop, antesignana della bomba attuale. Negli anni ’30, la “Pattuglia Folle” della Regia Aeronautica partecipò a numerosi show internazionali, utilizzando vari velivoli come i Breda Ba.19 (1932), Fiat C.R.30 (1934) e Fiat C.R.32 (dal 1936). Una delle esibizioni di punta fu l’inaugurazione dell’aeroporto di Milano-Linate nel 1938, in cui il capo pattuglia, capitano Bruno Sartori, guidò la formazione riscuotendo grande apprezzamento.

Dopo la pausa forzata della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), l’acrobazia aerea rinacque nel dopoguerra in forma non ufficiale. Già nel settembre 1947 il 51º Stormo dell’Aeronautica Militare, equipaggiato con velivoli alleati (P-51D Mustang statunitensi e Spitfire Mk.IX britannici), eseguì una prima esibizione acrobatica a Padova con tre Spitfire. L’iniziativa contagiò altri reparti: alcuni piloti del 5º Stormo formarono a loro volta una pattuglia su Spitfire, segno che la tradizione acrobatica stava rifiorendo.
Nei anni ’50 l’Aeronautica iniziò a costituire pattuglie acrobatiche sperimentali all’interno dei reparti da caccia, a rotazione annuale. Nel 1950 nacque la pattuglia denominata “Cavallino Rampante”, composta da quattro piloti del 4º Stormo sugli aerei a reazione De Havilland DH.100 Vampire. Il nome rendeva omaggio all’emblema personale di Baracca (il cavallino nero rampante) poi ereditato dallo stesso 4º Stormo. Nel 1953 fu la volta del “Guizzo”, pattuglia del 5º Stormo su jet F-84G Thunderjet.
Questa formazione riscosse notevole successo in Europa, reintroducendo l’acrobatica “bomba” in cui quattro aerei, al culmine di un looping, si separavano in picchiata in direzioni opposte, risalendo solo a pochi metri dal suolo. La popolarità del Guizzo fu tale che nel 1955 uscì un film ispirato alle sue gesta, “I quattro del getto tonante”, il cui titolo portò la pattuglia a ribattezzarsi ufficialmente “Getti Tonanti”. I Getti Tonanti si esibirono fino al 1956, quando passarono il testimone alle “Tigri Bianche” del 51º Stormo, sempre su F-84G.
La rotazione delle pattuglie proseguì con grande dinamismo. Dopo un solo anno di attività, nel 1957 tornarono in scena i Cavallino Rampante, questa volta su velivoli più moderni: i North American F-86E Sabre. Il 19 maggio 1957 la pattuglia su Sabre debuttò all’aeroporto di Torino-Caselle e raggiunse l’apice con un’esibizione acclamata al Salone internazionale di Parigi-Le Bourget. In quella stagione gli F-86 introdussero per la prima volta in Italia l’uso di fumogeni, inizialmente bianchi, per enfatizzare i disegni nel cielo.
Sempre nel 1957 emersero altre due squadre: i “Diavoli Rossi” del 6º Stormo, che volavano sugli F-84F Thunderstreak e conquistarono addirittura il pubblico americano in una tournée negli Stati Uniti, e i “Lanceri Neri” della 2ª Aerobrigata, che con i Sabre F-86 dimostrarono eccezionali capacità, esibendosi persino in Iran nel 1959 di fronte allo Scià Mohammad Reza Pahlavi.
Nel 1959 furono ricostituiti anche i Getti Tonanti su F-84F: in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, la pattuglia dipinse sui velivoli cinque cerchi intrecciati, richiamando la bandiera olimpica. Questa vivace stagione di pattuglie “ufficiose” evidenziò al comando dell’Aeronautica il valore propagandistico e addestrativo del volo acrobatico collettivo, ponendo però anche la necessità di una maggiore struttura e continuità.
La fondazione della Pattuglia Acrobatica Nazionale
Verso la fine del 1960, l’Aeronautica Militare decise di interrompere la turnazione annuale fra reparti per meglio razionalizzare le risorse umane e dei mezzi, ed ottimizzare le competenze maturate nel tempo, si decise quindi di fondare un’Unità Speciale di Acrobazia Aerea, fissa all’aeroporto di Rivolto a pochi chilometri dal prato di Campoformido, creando così un reparto acrobatico permanente, dedicato esclusivamente all’addestramento collettivo dei piloti nel volo acrobatico.
Venne così istituita la Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN), affidandone la costituzione al maggiore Mario Squarcina, già leader dei Diavoli Rossi. Il 1º marzo 1961 nacque ufficialmente il 313º Gruppo Addestramento Acrobatico sull’aeroporto di Rivolto (Udine), con Squarcina come primo comandante. In quella stessa data sei jet F-86 Sabre della 4ª Aerobrigata decollarono da Grosseto per trasferirsi stabilmente a Rivolto, divenuta la sede della pattuglia nazionale.

La neonata formazione debuttò di fronte al pubblico il 1º maggio 1961, durante un airshow presso l’aeroporto di Trento-Gardolo. In questa prima uscita ufficiale, lo schieramento prevedeva 4 velivoli in formazione più 1 solista (configurazione “4+1”) sugli F-86E Sabre. Tuttavia, pochi giorni dopo, la pattuglia fu colpita da un tragico evento: il 3 maggio 1961, durante un volo di addestramento su Rivolto, due aerei entrarono in collisione in volo. Nell’incidente perse la vita il pilota capitano Massimo Raffaello Scala, mentre l’altro riuscì a salvarsi lanciandosi con il paracadute.
Nonostante il lutto e lo shock iniziale, le attività ripresero appena una settimana più tardi. Proprio nel 1961 la PAN adottò un’innovazione tecnica assoluta per l’epoca: fu installato su ogni aereo un impianto fumogeno capace di rilasciare fumi con le tre colorazioni della bandiera italiana, rendendo le Frecce Tricolori la prima pattuglia al mondo a disegnare in cielo il tricolore nazionale. Questa caratteristica, ideata dal Cap. G.A.r.i. Angelo Nardella, contribuì in modo decisivo al nome stesso “Frecce Tricolori” e all’identità della pattuglia.
Nel 1963 la formazione della PAN venne portata all’organico attuale: nove aerei in formazione più un solista (9+1). Nello stesso periodo furono introdotte ufficialmente le fumate colorate nelle esibizioni, ampliando lo spettacolo visivo offerto al pubblico. Dal 1961 la base operativa è rimasta sempre Rivolto, in Friuli-Venezia Giulia, e il 313º Gruppo ha continuato a selezionare i migliori piloti dai reparti di volo di tutta l’Aeronautica Militare, realizzando l’obiettivo originario di un reparto addestrativo acrobatico centralizzato.
I velivoli utilizzati dalla PAN
Nel corso di oltre sei decenni, le Frecce Tricolori hanno impiegato diversi velivoli per le loro evoluzioni, adeguandosi all’evoluzione tecnologica e alle mutate esigenze operative
North American F-86E Sabre (1961–1963): caccia monoposto transonico di fabbricazione statunitense (versione canadese dell’F-86 Sabre) con ala a freccia. È stato il primo aereo della neonata PAN, proveniente dai reparti dell’Aeronautica già in dotazione alla 4ª Aerobrigata. Gli F-86E permisero di costituire inizialmente una formazione ristretta (5 velivoli) poi ampliata a 9+1 nel 1963. Furono i Sabre ad inaugurare le fumate tricolori e a dare alle Frecce capacità acrobatiche avanzate per l’epoca. Nel 1964 vennero però rimpiazzati da un aereo più moderno e leggero, sia per svecchiare la linea di volo sia per adottare un velivolo di produzione nazionale.
Fiat G.91 PAN (1964–1982): caccia tattico leggero a getto, monomotore subsonico, progettato e costruito in Italia. La versione PAN del Fiat G.91 venne appositamente allestita per la pattuglia acrobatica nazionale, equipaggiata con impianto fumogeno tricolore. Questi velivoli servirono la PAN per ben 18 anni (dal 1964 fino al 1981), costituendo l’ossatura della pattuglia per tutta la fine degli anni ’60 e gli anni ’70. Il G.91 era molto apprezzato per la sua agilità e maneggevolezza, ma col tempo iniziò a mostrare i limiti di un progetto degli anni ’50. All’inizio degli anni ’80 l’Aeronautica decise quindi di introdurre un addestratore avanzato in grado di assicurare migliori performance acrobatiche e costi di esercizio più contenuti. Il 1981 fu l’ultimo anno di attività dei G.91PAN, che lasciarono spazio al successivo jet Aermacchi.
Aermacchi MB-339A/PAN (1982–2025): è l’addestratore avanzato biposto a getto, di produzione italiana, adottato dalle Frecce Tricolori a partire dalla stagione 1982. L’MB-339, dal design moderno e altamente manovrabile, si rivelò particolarmente adatto al volo acrobatico collettivo. Rispetto al G.91 offriva maggiore agilità e controllo, consentendo l’esecuzione e il perfezionamento di una vasta gamma di figure spettacolari (come il cardioide, il doppio tonneau, l’Arizona, la bomba e in seguito l’Apollo 313). Pur essendo meno veloce di un caccia, l’MB-339 garantiva affidabilità, costi operativi inferiori e la versatilità di un addestratore puro, qualità ideali per una pattuglia acrobatica. I dieci MB-339PAN in organico (9 in formazione + 1 solista) hanno accompagnato la PAN per oltre quarant’anni, divenendo iconici nella livrea blu con tricolore. Nel corso del tempo questi aerei hanno subito aggiornamenti di metà vita (MLU) per migliorarne avionica e sicurezza, ma all’inizio degli anni 2020 si è avvertita la necessità di un successore, dato l’ormai avanzato stato d’età della flotta.
Leonardo M-346 Master (dal 2024): è il nuovo velivolo destinato a sostituire gradualmente gli MB-339PAN. Si tratta di un modernissimo addestratore avanzato a getto biposto, dotato di due motori e sistemi digitali di ultima generazione. L’M-346 Master è stato presentato ufficialmente il 12 settembre 2024 presso la base di Istrana (Treviso) come futuro aereo della Pattuglia Acrobatica Nazionale. Inizialmente l’Aeronautica aveva pianificato di adottare il più piccolo M-345 HET, ma nel 2024 questa scelta è stata rivista optando per l’M-346, considerato più prestante e già collaudato in servizio. Quindici esemplari di M-346 in configurazione PAN sono stati ordinati, insieme a una nuova livrea disegnata per l’occasione. A partire dal 2025-2026 il Master dovrebbe entrare operativamente nelle Frecce Tricolori, garantendo capacità acrobatiche ancora superiori e proiettando la pattuglia verso il futuro.
Nel corso di 65 anni di attività, le Frecce Tricolori hanno partecipato a centinaia di manifestazioni aeree in Italia e all’estero, spesso in occasione di ricorrenze storiche o di inviti ufficiali da parte di altri paesi. Come quella del 1957 a Parigi-Le Bourget (precedente alla PAN); una esibizione trionfale della pattuglia “Cavallino Rampante” dell’Aeronautica Militare alla prestigiosa manifestazione internazionale di Parigi, ricordata per l’introduzione dei fumogeni bianchi e per il favore riscosso dal pubblico francese. Questo successo prefigurò la nascita delle Frecce pochi anni dopo. O lo storico sorvolo del 1976 sull’Altare della Patria durante le celebrazioni per il 53º anniversario dell’Aeronautica Militare. Le Frecce Tricolori dipinsero il cielo di Roma con il tricolore, onorando i caduti e la tradizione aviatoria nazionale in occasione della Giornata delle Forze Armate.
Da citare ovviamente nel settembre 1986 la prima tournée ufficiale delle Frecce Tricolori negli Stati Uniti d’America, con una serie di esibizioni dimostrative oltreoceano. La pattuglia partecipò a vari airshow mostrando il tricolore al pubblico statunitense e sancendo il primo sbarco fuori dall’Europa della PAN. Nel 1992 di ritono in nord america tra Canada e USA in occasione delle celebrazioni del Columbus Day (500º anniversario della scoperta dell’America), le Frecce Tricolori effettuarono un sorvolo spettacolare sopra le cascate del Niagara, al confine tra Canada e USA. L’evento, carico di simbolismo storico, vide la pattuglia disegnare il tricolore italiano su uno scenario naturale unico al mondo.
Fino al tristemente noto anno 2020 col sorvolo nazionale denominato “Abbraccio Tricolore”, con cui la PAN ha sorvolato nell’arco di cinque giorni tutti i capoluoghi di regione d’Italia e la città di Codogno, in segno di unità e speranza durante la fase critica della pandemia da COVID-19. Questo tour straordinario, privo di pubblico a terra ma seguito in diretta TV e sui social, è stato un evento storico di solidarietà nazionale.
E la scorsa estate quando la partecipazione al North America Tour 2024 offri esibizioni in 9 manifestazioni aeree tra Stati Uniti e Canada, in concomitanza con il centenario dell’aeronautica canadese (RCAF). Le Frecce Tricolori sono tornate a volare in Nord America dopo 30 anni dall’ultima tournée oltreoceano, portando nuovamente il tricolore italiano nei cieli americani. In particolare, l’11 settembre 2024 hanno sorvolato Boston e il 14 settembre hanno chiuso il tour con uno show a Jesolo (Italia) alla presenza del Presidente della Repubblica.
Nonostante la professionalità e l’attenzione costante alla sicurezza, la lunga storia delle Frecce Tricolori è stata segnata da alcuni incidenti, talora tragici. Forse il più importante e rimasto nella memoria collettiva è quello del 1988 a Ramstein.
Nel panorama internazionale esistono altre celebri pattuglie acrobatiche militari, ciascuna con la propria storia e peculiarità. Tra le più note vi sono la Royal Air Force Aerobatic Team “Red Arrows” britannica, i U.S. Navy “Blue Angels” statunitensi e la Patrouille de France dell’Aeronautica francese.
Anche se Le Frecce Tricolori possono vantare alcune caratteristiche uniche nel contesto mondiale. Innanzitutto, la formazione italiana è la più numerosa: con dieci aerei in volo (9 in formazione e 1 solista) la PAN schiera più velivoli di qualunque altra pattuglia acrobatica moderna. Questo consente la realizzazione di figure complesse e scenografiche che coprono un’ampia porzione di cielo, come la famosa “bomba” a 9 punte o il gigantesco tricolore finale che può estendersi per chilometri. Inoltre, le Frecce Tricolori hanno sviluppato un programma di volo molto ricco – circa 20 manovre in 30 minuti di esibizione – che unisce precisione militare e creatività artistica, guadagnandosi negli anni la reputazione di una delle migliori pattuglie acrobatiche del mondo.

La PAN si distingue anche per la spettacolarità patriottica delle sue evoluzioni: l’utilizzo innovativo dei fumi verde-bianco-rosso e la capacità di suscitare emozione nel pubblico (famosa la manovra del “cuore trafitto” disegnata nel cielo) rappresentano un marchio di fabbrica esclusivo delle Frecce. Dal punto di vista operativo, a differenza di team come i Blue Angels che impiegano caccia da combattimento, la PAN utilizza da sempre addestratori avanzati: ciò permette voli più lenti e ravvicinati, con distanze di appena 2-3 metri tra un aereo e l’altro nelle formazioni serrate, enfatizzando la abilità nel volo collettivo di precisione.
In sintesi, le Frecce Tricolori uniscono numerosità, coesione e spettacolarità visiva in un connubio difficilmente eguagliabile, rendendole un orgoglio italiano riconosciuto a livello internazionale.
The Flying Guru
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