Boeing chiude il secondo trimestre del 2026 con ricavi a 24,6 miliardi di dollari, l’8% in più rispetto a un anno prima, e con i primi segnali solidi di normalizzazione industriale. L’utile operativo torna positivo (156 milioni, contro una perdita di 176 milioni nello stesso periodo del 2025), il flusso di cassa libero (free cash flow) rientra in area positiva a 631 milioni e il portafoglio ordini complessivo sale al record di 715 miliardi. Restano però i segni della lunga crisi: la perdita netta è di 428 milioni e un nuovo onere di 280 milioni grava sul programma del futuro Air Force One.
Il motore del trimestre sono le consegne. La divisione Commercial Airplanes ha consegnato 171 velivoli, il 14% in più sul secondo trimestre 2025, con ricavi a 11,8 miliardi e un margine operativo ancora negativo (-2,7%), comunque migliorato di oltre 2 punti. Gli ordini netti sono stati 246, tra cui quelli di Korean Air, Delta Air Lines e SMBC Capital. Il solo portafoglio dell’aviazione commerciale supera i 6.200 aerei per un valore record di 597 miliardi.
Sul fronte produttivo, il 737 ha avviato la transizione verso il rateo di 47 esemplari al mese, con l’attivazione a luglio della produzione iniziale a basso rateo sulla nuova linea “737 North Line”. I test di volo per la certificazione di 737-7 e 737-10 risultano completati a luglio: Boeing conferma la certificazione entro il 2026 e la prima consegna nel 2027 per entrambe le varianti. Il 777X ha ottenuto dalla FAA (Federal Aviation Administration) il via libera ai voli di certificazione sotto la Type Inspection Authorization 4B, con prima consegna attesa sempre nel 2027.
La zavorra arriva dalla difesa. Defense, Space & Security cresce nei ricavi (7,5 miliardi, +13%) ma chiude in perdita operativa (-15 milioni, margine -0,2%), appesantita dai 280 milioni di oneri sul VC-25B, la versione presidenziale del 747-8 destinata a rimpiazzare gli attuali Air Force One. Boeing attribuisce l’onere a investimenti aggiuntivi in produzione e risorse di certificazione, e sposta la prima consegna al 2028. Nello stesso trimestre la divisione ha comunque messo a segno risultati di programma: un contratto dalla U.S. Space Force, il primo volo e il Milestone C dell’MQ-25A Stingray per la U.S. Navy, l’avvio della produzione iniziale del T-7A Red Hawk.
Più stabile la terza gamba del gruppo. Global Services porta a casa 5,3 miliardi di ricavi e un margine del 18,1%, in calo rispetto al 19,9% di un anno prima per effetto della cessione di Digital Aviation Solutions e di costi più alti. Tra le commesse del periodo, un accordo con Alaska Airlines per integrare la soluzione di addestramento “Boeing Virtual Airplane”.
Sul piano finanziario, liquidità e titoli negoziabili scendono a 20 miliardi (da 20,9 di inizio trimestre) per effetto dei rimborsi sul debito, calato a 45,9 miliardi. Il flusso di cassa operativo balza a 1,4 miliardi, cinque volte il valore di dodici mesi prima.
La reazione del mercato è stata favorevole: alla presentazione dei conti il titolo ha guadagnato il 4,29%, a 220,58 dollari, con ricavi sopra il consenso degli analisti (23,95 miliardi) nonostante una perdita “core” per azione (0,76 dollari) più ampia delle attese. “Le nostre operazioni sono più stabili e i programmi chiave di certificazione restano in linea con i piani”, ha dichiarato l’amministratore delegato Kelly Ortberg, che colloca nella seconda metà dell’anno la vera prova di continuità.
The Flying Guru
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