Un gruppo di circa 47 adolescenti, in prevalenza francesi e di religione ebraica, è stato allontanato da un volo Vueling decollato da Barcellona e diretto a Lione lo scorso 23 luglio. Da quel momento si è scatenato un polverone internazionale, con accuse di antisemitismo piovute da più fronti: dal governo israeliano alla stampa francese, fino alle federazioni ebraiche europee. Il ministro israeliano della Diaspora, Amichai Chikli, ha parlato apertamente di “discriminazione razziale” e ha definito “inaccettabile” che dei giovani ebrei vengano rimossi da un aereo per il semplice fatto di aver cantato in ebraico.
Ma davvero è andata così?
Secondo quanto comunicato da Vueling, e confermato anche dalla Guardia Civil spagnola, il problema non è stato né la lingua né la religione dei passeggeri, bensì il loro comportamento. Un comportamento che ha messo a rischio la sicurezza del volo. E qui non si parla di disturbo generico o di rumore eccessivo, ma di tentativi concreti di manomettere le maschere di ossigeno e di rimuovere un cilindro ad alta pressione dal soffitto dell’aereo. Atti che rientrano in pieno nella violazione dell’articolo 41 della legge spagnola sulla Sicurezza Aerea e che hanno costretto l’equipaggio ad attivare i protocolli previsti, con richiesta d’intervento della Guardia Civil.
Vueling ha chiarito in una nota ufficiale che più membri dell’equipaggio avevano già richiamato i ragazzi all’ordine, ma senza successo. Alla fine, per garantire la sicurezza del volo e degli altri passeggeri, è stato deciso lo sbarco del gruppo. L’operazione è avvenuta in accordo con le autorità e nel rispetto del Regolamento UE 965/2012.
Alcuni testimoni presenti sul volo, ascoltati durante l’indagine interna, hanno confermato i fatti, fornendo ricostruzioni coerenti con quella della compagnia. Molti hanno chiesto di restare anonimi, per motivi di privacy, ma si sono detti pronti a condividere le proprie testimonianze con le autorità. La Guardia Civil ha rilasciato a sua volta una dichiarazione pubblica che conferma la necessità di procedere allo sbarco per motivi legati alla sicurezza operativa.
La compagnia ha ribadito di collaborare attivamente con l’AESA, l’agenzia statale per la sicurezza aerea spagnola, e con tutte le autorità coinvolte, compresi i governi di Francia e Israele. Vueling ha anche respinto con fermezza qualsiasi accusa di discriminazione, ricordando di operare con uno staff composto da oltre 5.000 professionisti di 60 nazionalità diverse e di trasportare ogni anno più di 40 milioni di passeggeri in oltre 30 Paesi.
Sul piano etico, il messaggio che la compagnia ha voluto lanciare è chiaro: nessuna tolleranza verso comportamenti che possano mettere a rischio la sicurezza del volo, indipendentemente da chi li commetta. La religione, l’etnia o l’identità personale non c’entrano nulla. Non è accettabile che l’equipaggio venga messo sotto pressione o addirittura diffamato per aver fatto semplicemente il proprio lavoro, come purtroppo sta accadendo in questi giorni attraverso i social.
Da luglio 2023 a oggi, Vueling ha registrato quasi 1.800 episodi legati a passeggeri indisciplinati. In 680 di questi è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Un numero che dovrebbe far riflettere su quanto sia delicato il lavoro del personale di volo e quanto facilmente si possa passare dalla superficialità al pericolo reale.
Il punto è questo: se sei un babbeo, resti un babbeo, anche se sei ebreo, cattolico, musulmano o credi nelle lavatrici parlanti. Qui la religione non c’entra. Nessuno è stato sbarcato per aver cantato in ebraico. Il problema è stato il comportamento, irresponsabile e pericoloso. E cercare di spostare il dibattito sul piano identitario, strumentalizzando una questione di ordine pubblico, è disonesto. E, alla lunga, fa male proprio a chi quella religione dice di volerla difendere.
The Flying Guru
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