Nuovi dati raccolti dal rover Curiosity della NASA indicano che il sottosuolo di Marte potrebbe aver conservato condizioni favorevoli alla presenza di acqua liquida per tempi molto lunghi, anche mentre il pianeta si raffreddava e diventava sempre più arido. Lo studio, pubblicato su Science, si concentra sul cratere Gale, l’area esplorata dal rover dal 2012, e individua nell’ematite un indicatore chiave per ricostruire l’evoluzione climatica dell’antico Marte.
Il team ha analizzato 20 campioni di roccia raccolti a diverse altitudini del Monte Sharp, all’interno del cratere Gale, utilizzando i dati di CheMin, lo strumento di bordo progettato per identificare la composizione mineralogica. I risultati mostrano che i cristalli di ematite variano sensibilmente in dimensione a seconda della profondità: negli strati superiori restano inferiori a 10 nanometri, mentre in quelli più profondi arrivano fino a 65 nanometri. Nei livelli più alti compare anche la goethite, assente invece nelle rocce più profonde.
Questa differenza è rilevante dal punto di vista tecnico e scientifico perché il rapporto tra ematite e goethite permette di ricostruire le condizioni ambientali in cui i minerali si sono formati. In ambienti relativamente freddi la goethite rimane stabile, mentre temperature più elevate e acqua con pH neutro o leggermente alcalino ne favoriscono la trasformazione in ematite. Lo stesso contesto stimola inoltre la maturazione di Ostwald, un processo che porta alla crescita dei cristalli più grandi a spese di quelli più piccoli.
Secondo gli autori, i grandi cristalli osservati negli strati profondi suggeriscono che quelle rocce siano rimaste a contatto con falde acquifere calde e stabili per periodi fino a 4,7 milioni di anni. È un’indicazione importante perché mostra come, anche dopo la scomparsa di laghi e fiumi in superficie, il sottosuolo marziano potesse continuare a offrire ambienti relativamente stabili e potenzialmente abitabili. Per la ricerca planetaria, il risultato rafforza il valore di Curiosity come missione centrale nello studio della storia climatica e dell’antica abitabilità di Marte.
Foto in apertura: Andrea Luck su Wikimedia (licenza CC BY 2.0, via Openverse).
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