La NASA si prepara ad affidare a SpaceX sei nuove missioni con equipaggio nell’ambito del programma Commercial Crew, estendendo l’attuale contratto per garantire i collegamenti con la Stazione Spaziale Internazionale fino alla fine delle sue operazioni, prevista nel 2030. L’intenzione è stata formalizzata in un documento pubblicato il 18 maggio e risponde alla necessità di assicurare continuità a un servizio oggi svolto, di fatto, da un solo sistema statunitense pienamente certificato: la capsula Crew Dragon.
La decisione arriva mentre il programma CST-100 Starliner di Boeing continua a registrare ritardi e problemi tecnici. La missione Crew Flight Test del 2024, condotta con astronauti a bordo, ha evidenziato criticità che hanno ulteriormente rallentato il percorso verso la certificazione operativa. Per questo NASA e Boeing hanno già rivisto il contratto nel novembre 2025, riducendo le missioni previste da sei a quattro, con la possibilità di recuperarne due in futuro. Prima di tornare a volare con equipaggio, Starliner dovrà però completare con successo una nuova missione senza astronauti.
Sul piano operativo, l’ultima estensione del contratto SpaceX risale al 2022, quando la NASA aggiunse cinque missioni per circa 1,4 miliardi di dollari, coprendo le rotazioni fino a Crew-14. Le missioni già contrattualizzate garantiscono la presenza americana sulla ISS fino all’autunno 2027, ma non oltre. L’aggiunta di sei voli consentirebbe quindi di coprire l’intero tratto finale della vita della stazione, mantenendo la cadenza delle rotazioni degli equipaggi.
La scelta ha anche un valore scientifico e industriale. La NASA ha infatti escluso, almeno per ora, l’ipotesi di estendere le missioni standard da sei a otto mesi, una soluzione che avrebbe ridotto i costi ma anche il numero di opportunità di ricerca in orbita. Confermare permanenze di circa sei mesi permette di massimizzare l’uso della ISS nei suoi ultimi anni, mentre il rafforzamento del ruolo di SpaceX consolida il peso industriale dell’azienda nel trasporto umano in orbita bassa.
Foto in apertura: Steve Jurvetson su Wikimedia (licenza CC BY 2.0, via Openverse).
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