SpaceX, decimo test per Starship: Musk ci riprova dopo una lunga serie di fallimenti

SpaceX tenta il decimo lancio di Starship. Tra modifiche tecniche, scetticismo e la filosofia del “fail fast”, il razzo più potente mai costruito prova a conquistare lo spazio.

Il razzo più potente mai costruito torna sulla rampa di lancio. SpaceX tenterà questa notte, tra il 25 e il 26 agosto (ore 01:30 italiane), il decimo volo di Starship: 120 metri di altezza, oltre 70 meganewton di spinta, e un compito che va ben oltre il record tecnologico. Per Elon Musk, fondatore dell’azienda, si tratta di dimostrare che il suo progetto può davvero diventare il veicolo con cui riportare l’uomo sulla Luna e, in prospettiva, spingersi fino a Marte.

Una storia fatta di esplosioni

Dal primo decollo dell’aprile 2023, la traiettoria di Starship è stata segnata più dai fallimenti che dai successi. Dei nove voli precedenti, soltanto quattro hanno raggiunto parte degli obiettivi. Gli altri si sono conclusi con esplosioni spettacolari: due volte i detriti sono piovuti sulle isole dei Caraibi, un’altra volta il razzo è finito fuori controllo sopra l’Oceano Indiano. A giugno, un prototipo è esploso ancora prima del lancio, durante un test statico in Texas.

Questi incidenti hanno attirato critiche da più fronti. Governi come quello del Messico e del Regno Unito hanno sollevato dubbi sull’impatto ambientale dei frammenti ricaduti a terra o in mare. Intanto, negli Stati Uniti, la Federal Aviation Administration ha avviato indagini su ogni incidente, ma pochi giorni fa ha dato il via libera al decimo volo, ritenendo sufficienti le misure correttive di SpaceX.

Il profilo della nuova missione

Il test seguirà un piano simile agli ultimi tre tentativi: il booster Super Heavy dovrebbe ammarare nel Golfo del Messico, mentre la navetta Starship proverà a rilasciare otto simulatori dei satelliti Starlink, riaccendere un motore Raptor in orbita e tentare un rientro controllato nell’Oceano Indiano. Per la prima volta, SpaceX ha dichiarato che non tenterà la spettacolare cattura del primo stadio con le braccia meccaniche della torre: l’obiettivo è raccogliere dati su scenari di volo “anomali”, per migliorare la resilienza del sistema.

Nel frattempo, gli ingegneri hanno apportato modifiche importanti. Tra queste, nuove piastrelle termiche per affrontare il calore del rientro e la riprogettazione di un diffusore di carburante, ritenuto responsabile del malfunzionamento che aveva mandato fuori controllo il veicolo a maggio.

Il successo di Starship è considerato cruciale non solo per i piani di Musk, ma anche per quelli della NASA. L’agenzia americana ha affidato a SpaceX il compito di portare sulla superficie lunare gli astronauti della missione Artemis 3, prevista per il 2027. Musk punta ancora più in alto: un primo volo non abitato verso Marte nel 2026, e la possibilità di trasportare equipaggi entro il 2029.

Gli esperti restano però divisi. «È molto difficile prevedere come andrà a finire» ha commentato Garrett Reisman, ex astronauta NASA e oggi consulente di SpaceX. «Potrebbe non funzionare mai, o rivoluzionare il nostro futuro nello spazio». Dallas Kasaboski, analista della società di consulenza Analysys Mason, sottolinea invece come il razzo non abbia ancora dimostrato affidabilità.

Dietro i ripetuti tentativi c’è la filosofia di sviluppo che ha reso SpaceX unica nel settore: testare sul campo, anche a costo di fallimenti spettacolari, per imparare più velocemente. È un approccio rischioso, ma già premiato in passato: il Falcon 9, oggi spina dorsale dei voli spaziali commerciali, ha un record impeccabile nei lanci operativi.

Il decimo volo di Starship non è quindi solo un banco di prova tecnico. È un passaggio obbligato in un programma che, se avrà successo, potrebbe abbattere drasticamente i costi di accesso allo spazio e ridefinire l’intera corsa allo spazio. Ma il confine tra traguardo epocale e nuovo disastro resta, ancora una volta, sottilissimo.

The Flying Guru

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