Chiunque abbia attraversato il Terminal 1 di Malpensa negli ultimi vent’anni l’ha incontrata almeno una volta. Si chiamava Cesira Ton, ma tutti la conoscevano come Emilietta. Sempre seduta alle panchine degli arrivi, con uno sguardo curioso sui volti dei viaggiatori, era diventata parte integrante dell’aeroporto: una presenza discreta ma inconfondibile, che faceva pensare a chiunque che Malpensa non fosse solo un luogo di passaggio, ma anche una casa. La sua casa.
La storia di Emilietta non nasce da una scelta stravagante, ma da una ferita. Nel 2005, dopo aver vissuto a Mauritius con la sua famiglia, le autorità locali le avevano vietato l’ingresso nel Paese. Un provvedimento mai spiegato fino in fondo che l’aveva separata dai figli e dai ricordi di una vita intera. Da allora lei non aveva più voluto accettare altre sistemazioni: restare a Malpensa era il suo modo di sentirsi più vicina a quell’isola che amava e che sognava di rivedere. «È come scontare un ergastolo», diceva, eppure nei suoi occhi c’era sempre la forza di chi non si arrende.
A Malpensa Emilietta aveva trovato una comunità. I baristi, gli addetti alle pulizie, gli agenti di polizia, le hostess: tutti la conoscevano e la salutavano, come si fa con una vicina di casa. Il Comune di Ferno le aveva persino concesso la cittadinanza, riconoscendo la sua presenza come parte della vita dello scalo. Con i pochi soldi della pensione riusciva a sopravvivere e persino ad aiutare chi stava peggio, mentre nel tempo libero riempiva quaderni di poesie e favole. Non le mostrava a nessuno: erano il suo mondo privato, il suo modo per restare viva.
Nel 2011 la sua vicenda è entrata anche in un documentario, Il Castello, realizzato da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti dopo un anno di riprese a Malpensa. Non era un film dedicato a lei, ma al mondo nascosto dell’aeroporto, tra controlli di sicurezza, partenze e arrivi. La presenza di Emilietta, con la sua vita quotidiana tra le panchine del Terminal, è diventata uno dei volti simbolici di quel microcosmo. Una coincidenza curiosa: Il Castello era anche l’espressione che lei usava per descrivere Malpensa, la sua casa.
Solo nel 2022, quando la salute non le ha più permesso di resistere, ha accettato di trasferirsi in una RSA a Dormelletto. È stato un distacco doloroso: all’inizio faticava ad accettare l’allontanamento dall’aeroporto, ma col tempo aveva trovato nuove relazioni e una forma di serenità. Lì è nata anche una favola ispirata alla sua vita, La Principessa Fuochira e il Cavaliere Costantino, scritta da un’educatrice che aveva colto la magia nascosta dietro la sua storia.
Il 17 agosto 2025 Emilietta se n’è andata, serenamente. Il suo funerale si è svolto il 22 agosto a Busto Arsizio e la sua salma è stata tumulata nel cimitero di Ferno, proprio accanto al suo aeroporto. A pochi metri da quel Terminal 1 che per vent’anni è stato davvero la sua casa, il suo castello.
E forse, ora che non c’è più, resterà il ricordo di una donna che con la sua presenza silenziosa ha trasformato Malpensa in qualcosa di diverso: non solo un crocevia di partenze e arrivi, ma un luogo capace di custodire un’intera vita.
The Flying Guru
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