C’è una data che a Catania conoscono bene, ed è il marzo del 2025. Quel mese l’assemblea dei soci di SAC mise nero su bianco una parola che per anni era rimasta sospesa: privatizzazione. Decisione unanime, la raccontò il commissario straordinario della Camera di commercio del Sud-Est Sicilia Antonio Belcuore, parlando del “completamento di un percorso iniziato qualche decennio fa”. L’intuizione, ricordava, risaliva agli anni 80, quando si pensò di affidare la gestione dello scalo a un’azienda speciale della Camera di commercio. Da lì la società, gli enti pubblici dentro il capitale, la crescita lenta e poi quella tumultuosa degli ultimi quindici anni. Fino al punto in cui il modello che aveva fatto decollare Fontanarossa ha iniziato a stargli stretto addosso.
Il 15 giugno 2026, alle 23:59, quel percorso ha avuto il suo primo verdetto concreto. Sono arrivate 14 manifestazioni di interesse per la quota di maggioranza di SAC, la società che gestisce Catania e Comiso. Operatori italiani e internazionali, lo ha comunicato la società il giorno dopo, senza fare nomi. Il dato è stato ripreso da ANSA e da Teleborsa.
Per capire perché si è arrivati qui conviene guardare i numeri, che a Catania pesano più di qualsiasi dichiarazione. Nel 2025 Fontanarossa ha chiuso a 12.363.135 passeggeri, quinto aeroporto d’Italia secondo i dati ENAC, dietro Fiumicino, Malpensa, Bergamo e Napoli. La crescita sul mercato interno però si è fermata, più 0,2%, mentre a tirare è stato l’internazionale, più 3%, vicino ai 5 milioni di viaggiatori. Un aeroporto che d’estate scoppia, con un’aerostazione che i passeggeri stessi raccontano sottodimensionata nei giorni di picco. La frase che ha fatto da spartiacque l’ha detta il sindaco di Catania Enrico Trantino: una gestione pubblica, da sola, non sarebbe più in grado di reggere la sfida.
Tradotto: per portare lo scalo dove il traffico già lo spinge servono investimenti che il perimetro pubblico non riesce a mettere in campo. Da qui l’idea di cedere il controllo a un partner industriale, tenendo la mano pubblica su una quota di minoranza.
L’iter è stato tutt’altro che rapido. Avviato nel maggio 2025, ha attraversato i pareri di ENAC, della Ragioneria generale dello Stato e del MEF, chiamato per ultimo a dare l’ok poche settimane prima della pubblicazione del bando, arrivata infine in primavera. Il termine per le candidature era fissato al 3 giugno. Poi è slittato. SAC lo ha spostato al 15 giugno spiegando che erano arrivate troppe richieste di chiarimenti, molte da operatori con sede fuori dall’Unione europea, alle prese con la complessità della documentazione. Già quello slittamento diceva qualcosa sull’appetito attorno al dossier.
Sui nomi la società tace, e fa bene, perché siamo ancora alla prima fase. Le indiscrezioni di stampa raccolte da Il Sole 24 Ore disegnano un campo che mescola capitali italiani e fondi esteri: Mundys e F2i tra gli italiani, il fondo sovrano di Abu Dhabi ADQ, la francese Vinci Airports, l’argentina Corporación América che in Italia controlla già Toscana Aeroporti, cioè Firenze e Pisa. Nessuno di questi soggetti ha confermato pubblicamente, e l’elenco dei 14 resta riservato.
Non tutto, intorno alla vendita, è entusiasmo. I soci pubblici si muovono con prudenze diverse. Il Libero Consorzio di Siracusa, per voce del presidente Michelangelo Giansiracusa, ha chiesto più tempo già a fine maggio, parlando di approfondimenti tecnici e giuridici e di nessuna decisione imminente sulla cessione delle proprie quote. La fase delicata, ha ricordato, viene adesso: quella in cui i soci pubblici dovranno definire le linee guida della futura governance, cioè decidere quanto controllo trattenere. Sul fronte sindacale CISAL e LEGEA hanno alzato la voce sui circa 700 lavoratori, chiedendo garanzie occupazionali scritte prima di qualsiasi firma. E il Movimento per le Autonomie ha messo le barricate contro l’operazione.
Resta poi un punto tecnico non da poco, la dimensione esatta della quota. Il comunicato ufficiale parla di “almeno il 51%”. Le ricostruzioni giornalistiche spingono il tetto più in alto, fino al 61% per Il Sole 24 Ore, fino al 66% per BlogSicilia.
Adesso parte la verifica. SAC controllerà documenti e requisiti dei 14, esperienza nella gestione aeroportuale, solidità economica. Solo chi passa l’istruttoria sarà ammesso alla fase successiva, quella in cui si parlerà di offerte e di prezzo, e in cui i soci pubblici dovranno finalmente scrivere che tipo di aeroporto vogliono restare a controllare.
The Flying Guru
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