La scia nei cieli di Papa Francesco: i voli papali di un pontefice viaggiatore

Mi emoziona pensare a come i cieli abbiano accompagnato Papa Francesco nel suo ministero. In questo articolo racconto non solo della sua morte, ma di una storia fatta di voli per il mondo...

Il 21 aprile 2025 il mondo ha appreso la notizia della scomparsa di Papa Francesco, all’età di 88 anni. La fine del suo pontificato segna il termine di un’era in cui Jorge Mario Bergoglio non solo ha lasciato un’impronta spirituale profonda, ma ha anche percorso una straordinaria scia nei cieli di tutto il mondo. Sin dall’inizio del suo ministero, Francesco si è distinto come “Papa viaggiatore”, portando il messaggio pontificio ai quattro angoli del globo con umiltà e determinazione.

Tradizionalmente i Papi non possiedono un aereo personale, ma si affidano alle compagnie di bandiera. Alitalia è stata per decenni la compagnia di riferimento: a partire dal 1964 tutti i Pontefici hanno volato su velivoli Alitalia per i loro spostamenti internazionali, almeno fino a quando la storica compagnia ha cessato le operazioni nel 2021. Da allora il testimone è passato alla nuova ITA Airways, che ha continuato la consuetudine di mettere a disposizione del Papa i propri aerei per le visite all’estero.

In genere il volo papale in partenza da Roma utilizza un codice dedicato (call-sign “Volo Papale” AZ4000) e decolla dall’aeroporto di Fiumicino con il Papa, il suo seguito e decine di giornalisti a bordo. Per consuetudine diplomatica, il volo di ritorno in Italia viene spesso operato dalla compagnia di bandiera dell’ultimo paese visitato: ad esempio, dopo un viaggio in Grecia il Papa rientra su un aereo Aegean Airlines, dopo un viaggio in Corea su Korean Air, e così via. Questa “staffetta aerea” simboleggia omaggio e collaborazione tra nazioni nelle missioni pastorali del Pontefice.

Un Airbus A330-200 di ITA Airways utilizzato per trasportare Papa Francesco in Canada nel luglio 2022. Dal 2021 la nuova compagnia di bandiera italiana ha rilevato la tradizione dei voli papali inaugurata da Alitalia nel 1964, mantenendo persino piccoli rituali come lo stemma pontificio sulla fusoliera e i copri-poggiatesta con lo stemma Vaticano.

Con Papa Francesco, i voli papali hanno toccato pressoché tutti i continenti. Dal 2013 al 2025 Bergoglio ha compiuto 47 viaggi apostolici internazionali, visitando 66 diversi paesi nei cinque continenti. ITA Airways – spesso impiegando Airbus A320 per tratte medio-brevi in Europa e Airbus A330/350 per le lunghe distanze – ha portato Francesco in destinazioni lontane, talvolta inedite per un Pontefice.

Papa Francesco ha fatto 47 viaggi all’estero in 66 differenti nazioni; il viaggio più lungo è stato di 11 giorni consecutivi in volo tra Asia e Oceania nel settembre 2024, con tappe in Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor Est e Singapore. È stato il viaggio papale più esteso del pontificato di Francesco (e uno dei più lunghi di sempre per un Papa) per durata e distanza percorsa.

Francesco è stato il primo Papa nella storia a visitare paesi come gli Emirati Arabi Uniti (febbraio 2019), il Myanmar (novembre 2017), il Bahrein (2022) e l’Iraq (marzo 2021) – viaggio, quest’ultimo, definito dallo stesso come “emblematico, un dovere verso una terra martoriata”. Ha inoltre voluto che il suo primo volo papale fosse verso Lampedusa, alla periferia d’Europa, per portare attenzione al dramma dei migranti nel Mediterraneo.

La corona di fiori lanciata dal Papa nel Mediterraneo, a largo di Lampedusa. Era l'8 luglio 2013

L’aereo più utilizzato da Bergoglio è stato l’Airbus A330 (Alitalia prima, ITA poi) per le tratte intercontinentali. In alcuni casi sono stati usati anche Boeing 777 di Alitalia (prima del 2021) e, più di recente, i nuovi Airbus A350 di ITA Airways per voli extra-europei. Per le tratte europee o medio-orientali, frequente l’uso di Airbus A320/A321.

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Durante i voli papali, l’aereo viene adattato con piccoli accorgimenti: ad esempio, per Papa Francesco ITA Airways applica i poggiatesta ricamati con il simbolo del Vaticano, monta a bordo un piccolo crocifisso e persino un quadro della Madonna (la Salus Populi Romani, a cui Bergoglio è devoto).

In passato, sui voli più lunghi senza poltrone fully-flat, venivano anche rimossi alcuni sedili anteriori per posizionare una brandina dove il Pontefice potesse riposare durante le ore di volo.

Un’altra caratteristica è la presenza di un nutrito seguito papale: tipicamente il Segretario di Stato vaticano, alcuni cardinali e assistenti, la sicurezza (Guardie Svizzere e Gendarmeria) e il gruppo di giornalisti accreditati. Questi ultimi viaggiano di norma in coda all’aereo (classe economy), pagando di tasca propria un biglietto a tariffa di mercato (gestito tramite l’agenzia viaggi vaticana). Non mancano infine i celebri briefing di Papa Francesco con i media ad alta quota: le conferenze stampa in volo sono diventate un momento in cui il Pontefice ha spesso rilasciato dichiarazioni importanti e spontanee, sfruttando il contesto informale dell’aereo per affrontare temi delicati con grande umanità.

L’Aeronautica Militare Italiana: dal “Papacottero” ai jet di scorta

Oltre agli aerei di linea, un ruolo cruciale nei viaggi papali lo gioca l’Aeronautica Militare Italiana. Il Vaticano, essendo privo di velivoli propri, si affida infatti al 31º Stormo dell’Aeronautica per gli spostamenti all’interno dell’Italia e per esigenze di sicurezza. Questo reparto VIP, di base sull’aeroporto di Ciampino, mette a disposizione del Santo Padre sia aerei adatti a piccoli trasferimenti che elicotteri per decolli e atterraggi rapidi. Dal 2013 ad oggi Papa Francesco ha volato in diverse occasioni su un Dassault Falcon 900EX dell’Aeronautica Militare, su un Airbus A319CJ (Corporate Jet) e su elicotteri Agusta-Westland AW139 con livrea bianca.

Un elicottero AW139 dell’Aeronautica Militare Italiana (31º Stormo) in configurazione VIP. Velivoli di questo tipo, successori dei celebri “Papacotteri” SH-3D in servizio fino al 2012, vengono impiegati per trasportare il Pontefice in mete italiane non raggiungibili agevolmente con aerei di linea.

Il primissimo viaggio di Papa Francesco – la visita lampo a Lampedusa dell’8 luglio 2013 – è avvenuto proprio a bordo di un Falcon 900 dell’Aeronautica Militare. Decollato dall’aeroporto di Ciampino poco prima delle 8 del mattino, l’elegante trireattore italiano in meno di un’ora ha portato il Papa sull’isola siciliana, consentendogli di pregare per le vittime dei naufragi e incontrare una comunità di migranti appena sbarcati.

Da allora, in molte altre occasioni Bergoglio ha utilizzato mezzi militari italiani per gli spostamenti interni: ad esempio per recarsi a Carpi e Mirandola dopo il terremoto in Emilia, per visite pastorali a Napoli, Palermo, Milano, Bari ed altre città italiane, spesso decollando in elicottero dal Vaticano stesso (dove esiste un piccolo eliporto nei Giardini Vaticani). In un caso curioso, nel 2018 Papa Francesco si è persino servito di un volo di linea Alitalia Roma-Ginevra prenotato sotto falso nome (per motivi di riservatezza), al fine di recarsi a un ritiro spirituale ecumenico: l’Aeronautica Militare ha comunque curato la sicurezza e la logistica, a riprova della costante collaborazione nelle trasferte pontificie.

Oltre al trasporto diretto, l’Aeronautica assicura un fondamentale supporto di sicurezza aerea. Durante i grandi eventi con il Papa (come messe all’aperto, Angelus affollati o funerali papali) vengono creati spazi aerei interdetti al volo sopra Roma e altre città, e caccia italiani sono messi in stato di prontezza per intercettare eventuali velivoli sospetti. Un esempio emblematico risale ai funerali di Giovanni Paolo II (aprile 2005), quando due F-16 italiani intercettarono un aereo executive proveniente dall’est Europa sospettato di trasportare un ordigno, costringendolo ad atterrare a Pratica di Mare – allarme poi rientrato dopo i controlli.

Più spesso, i caccia vengono utilizzati in chiave cerimoniale: non di rado all’uscita dai confini italiani o al rientro del volo papale, una coppia di Eurofighter dell’Aeronautica scorta l’aereo del Papa per qualche tratto, porgendo simbolicamente il saluto tricolore nei cieli al Pontefice. Questa sinergia tra velivoli civili e militari garantisce che ogni viaggio apostolico sia non solo efficiente, ma anche massimamente protetto.

Dai DC-8 ai Dreamliner: i Papi in volo

L’epoca moderna dei viaggi aerei papali iniziò con un evento storico: il 4 gennaio 1964 Papa Paolo VI salì a bordo di un Douglas DC-8 dell’Alitalia per recarsi in Terra Santa, prima visita di un Pontefice fuori dall’Europa in assoluto. Fino ad allora nessun Papa aveva volato – l’ultimo viaggio fuori dall’Italia risaliva addirittura al 1809 – e l’evento fu considerato così eccezionale che Re Hussein di Giordania in persona si annunciò via radio dalla torre di controllo di Amman per dare il benvenuto al volo papale in fase di atterraggio. Quel primo “Papa volante”, Giovanni Battista Montini (Paolo VI), avrebbe compiuto in totale 9 viaggi internazionali durante il suo pontificato, toccando mete lontane come l’India (1964), le Filippine e l’Australia (1970) e l’Uganda (1969), e partecipando anche a eventi epocali come la visita alle Nazioni Unite di New York nel 1965 e il Congresso Eucaristico di Bogotá nel 1968. Paolo VI inaugurò così la tradizione dei viaggi apostolici, mostrando che il Papa poteva e doveva uscire dal Vaticano per incontrare i fedeli nel mondo.

Se Paolo VI aprì la strada dei cieli, fu però Giovanni Paolo II il vero globetrotter della Chiesa. Eletto nel 1978, Karol Wojtyła fece dell’apostolato itinerante uno dei pilastri del suo lungo pontificato: 104 viaggi apostolici all’estero, visitando ben 127 nazioni diverse (129 secondo altre fonti) e coprendo distanze impressionanti. Si stima che Giovanni Paolo II abbia percorso oltre 1.247.000 chilometri in volo – l’equivalente di 31 volte il giro della Terra – trascorrendo più di 800 giorni fuori da Roma durante i suoi 26 anni di papato. Nessun leader mondiale, religioso o politico, aveva mai viaggiato tanto. I numeri di Wojtyła superano di gran lunga quelli di qualsiasi altro pontefice: basti pensare che il secondo Papa più viaggiatore prima di Francesco, Benedetto XVI, totalizzò “solo” 24 viaggi internazionali.

Giovanni Paolo II trasformò radicalmente l’immagine del papato grazie ai suoi voli: fu il primo a visitare luoghi simbolici come la Sinagoga di Roma e la Grande Moschea di Damasco, il primo a varcare la soglia di Paesi a maggioranza comunista durante la Guerra Fredda (la storica visita in Polonia del 1979), e portò il conforto della fede in terre remote dall’Alaska alla Polinesia. Ogni suo arrivo era accolto con entusiasmo da folle oceaniche e spesso da rituali unici – celebre l’usanza di Giovanni Paolo II di baciare il suolo appena sceso dall’aereo, come segno di amore per la terra visitata.

Dopo l’era Wojtyła, il testimone passò a Benedetto XVI (2005-2013), il quale – pur di indole e condizioni fisiche più riservate – mantenne la prassi dei viaggi apostolici sia pure a un ritmo ridotto. Joseph Ratzinger, già settantottenne all’elezione, effettuò 24 viaggi all’estero in 8 anni, toccando 5 continenti: memorabili la visita a Sydney per la GMG 2008, quella a New York e Washington nel 2008 (con discorso alle Nazioni Unite), il viaggio in Terra Santa del 2009 e la visita a Cuba e Messico nel 2012. Benedetto XVI utilizzò anch’egli principalmente aerei Alitalia per le partenze e voli delle compagnie locali per i rientri – ad esempio uno speciale Boeing 777 dell’American Airlines per il ritorno dagli USA nel 2008.

Curiosamente, Benedetto fu il primo Papa ad utilizzare un Boeing 787 Dreamliner: durante il viaggio in Messico del 2012 volò da Cuba a Roma su un nuovissimo 787 dell’Air France (che operò quel volo charter), segnando l’ingresso dei più moderni wide-body nei cieli papali. Verso la fine del suo pontificato, a causa dell’età avanzata, limitò le trasferte e preferì destinazioni europee.

Ciò nondimeno, aveva consolidato l’idea che il ministero petrino includesse anche il “farsi pellegrino” con ogni mezzo, a cominciare dall’aereo.

Infine, Papa Francesco ha raccolto questa eredità adattandola al suo stile pastorale. Quando venne eletto nel 2013, all’età di 77 anni, molti pensarono che sarebbe stato un Papa “statico” e poco propenso a viaggiare.

La realtà ha smentito tali previsioni: Francesco ha viaggiato instancabilmente, privilegiando spesso le periferie del mondo e le situazioni difficili. Oltre ai numeri già citati (47 viaggi, 66 paesi), il suo pontificato ha visto mete altamente simboliche: dall’isola di Lesbo (Grecia) dove si recò nel 2016 per abbracciare i rifugiati nei campi profughi, all’Iraq post-bellico nel 2021 con la storica preghiera interreligiosa a Ur dei Caldei, fino all’Abruzzo nel 2022 per confortare le vittime di un grave terremoto. Lo stile di Francesco in viaggio è stato improntato all’umiltà e alla vicinanza: famosa l’immagine di lui che porta personalmente la sua borsa nera salendo sulla scaletta dell’aereo, o quella in cui siede sorridente tra i giornalisti durante il volo.

Prima di ogni partenza apostolica, Francesco sostava in preghiera davanti all’icona mariana di Santa Maria Maggiore a Roma, quasi a “affidare” il viaggio alla protezione della Madonna. E al rientro, portava con sé sul volo papale i ricordi dei popoli incontrati – spesso oggetti simbolici o doni semplici che poi collocava nella sua residenza – come segno che ogni viaggio non era turismo spirituale, ma autentico scambio tra il Vescovo di Roma e le comunità sparse nel mondo.

Dal punto di vista aeronautico, i viaggi di Papa Francesco hanno visto un interessante passaggio di consegne tecnologico: egli è passato dai velivoli Boeing 777-200 e Airbus A330-200 di Alitalia dei primi anni, ai più moderni Airbus A350-900 di ITA Airways negli ultimi tempi: segno dell’evoluzione continua dell’aviazione civile. Ma, al di là dei modelli di aerei, ciò che rimane impressa è l’immagine di un Papa che ha saputo fare delle ali un’estensione del proprio ministero.

Come ha osservato un commentatore, il Boeing o l’Airbus su cui viaggia il Pontefice diventa quasi una seconda “cattedra”, da cui egli può predicare la speranza anche ad alta quota e costruire ponti di pace da un continente all’altro.

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Con la morte di Papa Francesco, si chiude un capitolo di storia pontificia vissuto intensamente anche nei cieli. Dai primi decolli pionieristici di Paolo VI sul Douglas DC-8, passando per le maratone aeree di Giovanni Paolo II e la sobria continuità di Benedetto XVI, fino all’approccio umile e tenace di Francesco, i voli papali sono divenuti parte integrante della missione della Chiesa nel mondo moderno.

Essi rappresentano un affascinante intreccio tra fede e tecnologia: jet di ultima generazione e gesti antichi (come la benedizione di una città dal portellone dell’aereo, o la preghiera silenziosa in cabina prima dell’atterraggio) coesistono in ogni viaggio apostolico. Per gli appassionati di aviazione civile e militare, i voli papali offrono uno sguardo inedito su come l’aviazione possa servire da strumento di dialogo globale: un Airbus azzurro ITA Airways che atterra a Bogotá o un elicottero militare che deposita il Papa tra le montagne dell’Appennino sono immagini che uniscono idealmente hangar e sacrestie, piloti e pellegrini.

Mentre il mondo cattolico si prepara ad eleggere un nuovo Pontefice, una cosa è certa: l’eredità aeronautica di questi ultimi papi viaggiatori continuerà a farsi sentire. Il successore di Francesco avrà a disposizione rotte tracciate verso luoghi remoti e un modello collaudato di collaborazione con compagnie aeree e aeronautiche militari. Ogni decollo dal Vaticano sarà una nuova pagina di storia da scrivere, sospesa tra cielo e terra.

E noi, con lo sguardo al cielo, continueremo a seguire quelle ali bianche e azzurre che portano un messaggio di speranza ai confini del mondo.

The Flying Guru

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