Il 1° giugno 2025, un’operazione coordinata del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha preso di mira alcune delle più importanti basi aeree strategiche della Federazione Russa. Secondo quanto riportato dal Kyiv Independent e confermato da varie fonti, almeno quattro installazioni militari sono state oggetto di un attacco portato a termine da sciami di droni FPV, lanciati da camion modificati appositamente per trasportare e liberare questi velivoli a controllo remoto. L’operazione, nota con il nome in codice “Pavutyna” (“Ragnatela”), era in preparazione da oltre un anno e mezzo.
Fonti dell’SBU hanno confermato che l’attacco ha avuto successo nelle basi di Belaya, nella regione di Irkutsk, e Olenya, nella regione di Murmansk. Entrambe ospitano bombardieri strategici (anche nucleari) a lungo raggio, come i Tupolev Tu-95, Tu-22M3 e Tu-160, oltre ad aerei da sorveglianza radar A-50.
Esplosioni e incendi sono stati segnalati in entrambe le installazioni, e il Ministero della Difesa russo ha ammesso che “alcuni aerei hanno preso fuoco”. Il governatore di Irkutsk ha confermato che l’attacco è partito da un camion nei pressi del villaggio di Srednyj, mentre a Murmansk il governatore ha parlato genericamente di droni nemici abbattuti, senza fornire ulteriori dettagli.
Secondo l’Osservatore Militare, le basi effettivamente obiettivo dell’operazione erano cinque: Belaya e Olenya (attacchi confermati), Ukrainka nella regione dell’Amur (dove un camion carico di droni sarebbe stato neutralizzato prima del lancio), Dyagilevo nella regione di Ryazan (dove la difesa aerea russa avrebbe respinto l’assalto), e Ivanovo, dove sono state udite esplosioni nel cielo compatibili con attività di intercettazione.

Le immagini pubblicate dall’SBU mostrano container mimetizzati da comuni furgoni o tir, nei quali erano alloggiati fino a una decina di droni ciascuno.
I vani superiori, modificati con controsoffitti meccanici, si sono aperti una volta raggiunte le vicinanze delle basi, permettendo il lancio automatico e simultaneo degli UAV. Si ipotizza un impiego massiccio di intelligenza artificiale nella programmazione dei droni, per consentire navigazione autonoma, identificazione dei bersagli e coordinamento in volo. Le fonti parlano esplicitamente di droni con controllo remoto via fibra ottica, capaci di superare interferenze elettroniche e attacchi di guerra radioelettronica.

Diversi autisti coinvolti nel trasporto dei veicoli avrebbero dichiarato di non essere al corrente del contenuto dei mezzi: credevano si trattasse di normali carichi da prelevare nei pressi delle strutture militari. Le testimonianze suggeriscono un uso esteso di ignari intermediari nella logistica dell’operazione.
Secondo i primi conteggi forniti da fonti vicine all’intelligence ucraina, l’attacco avrebbe causato la distruzione o il danneggiamento di oltre 40 velivoli, circa un terzo dell’intera flotta aereostrategica russa. Il dato rimane in attesa di verifica indipendente, ma le immagini satellitari e i video diffusi dall’SBU mostrano numerosi punti d’impatto, colonne di fumo e reazioni delle squadre antincendio.
La portata dell’operazione ha sollevato interrogativi anche al di fuori del teatro di guerra. Se da un lato rappresenta un colpo mirato all’apparato militare russo, dall’altro mette in evidenza un livello di vulnerabilità crescente anche per altri Stati. La facilità con cui veicoli commerciali sono stati convertiti in piattaforme di attacco contro asset strategici suggerisce che le difese convenzionali non siano più sufficienti contro minacce asimmetriche di nuova generazione.

È circolata, infine, sui canali filo-ucraini una notizia secondo cui un sottomarino nucleare russo a Severomorsk sarebbe stato colpito nel medesimo arco temporale. Al momento, tuttavia, non vi sono conferme ufficiali né indipendenti in merito, e l’informazione resta priva di fondamento verificabile.
L’operazione “Pavutyna”, seguita direttamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dal direttore dell’SBU Vasyl Malyuk, ha combinato risorse tecnologiche a basso costo, capacità di infiltrazione logistica e una notevole conoscenza della geografia militare russa.
Il danno inflitto, se confermato nei numeri, rappresenterebbe uno dei più gravi attacchi subiti dall’aviazione strategica russa in tempo di guerra.
The Flying Guru
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