La lunga battaglia legale tra la Norvegia e i costruttori dell’elicottero militare NH90 si è conclusa con un accordo economico extragiudiziale. Il consorzio europeo NHIndustries (composto da Airbus, Leonardo e GKN Fokker) pagherà 375 milioni di euro totali (di cui 305 milioni in contanti e 70 milioni già versati tramite garanzie bancarie) al governo norvegese, e riprenderà in consegna tutti i 14 elicotteri NH90 già forniti insieme ai relativi ricambi. Questo accordo chiude definitivamente le reciproche richieste di risarcimento evitando un imbarazzante processo pubblico nel settore della difesa, che sarebbe dovuto iniziare a Oslo il 10 novembre. Le due parti hanno dichiarato di aver raggiunto la soluzione in maniera cooperativa e “costruttiva”, ponendo fine a una vicenda divenuta imbarazzante per l’industria europea.
L’accordo extragiudiziale sancisce la conclusione di una saga ventennale iniziata nel 2001, quando la Norvegia ordinò 14 elicotteri NH90 per rinnovare la propria flotta destinata alla Guardia Costiera e alle fregate della Marina. L’allora modello NH90, moderno elicottero medio bimotore da 11 tonnellate, rappresentava uno dei progetti di punta dell’industria europea, promettendo avanzate capacità multiruolo sia in versione navale antisommergibile (NFH) sia in versione da trasporto tattico terrestre (TTH). Nel caso norvegese si scelse di unificare le esigenze della Marina e della Guardia Costiera con un unico modello: 6 esemplari NH90 NFH configurati per la guerra antisommergibile destinati alle fregate, e 8 in versione per pattugliamento marittimo, ricerca e soccorso per la Guardia Costiera. I piani iniziali prevedevano le consegne entro il 2008, ma in realtà il primo elicottero norvegese, per giunta in configurazione parziale, fu consegnato solo a fine 2011, con oltre sei anni di ritard.
Il primo NH90 completamente operativo fu disponibile addirittura 16 anni dopo la firma del contratto, con uno slittamento di 12 anni rispetto ai tempi previsti. Al momento della cancellazione del programma nel 2022, la Norvegia aveva ricevuto 13 dei 14 esemplari previsti, ma solo 8 erano in configurazione pienamente operativa.
Le prestazioni degli NH90 norvegesi si sono rivelate ben al di sotto delle aspettative. In teoria l’intera flotta avrebbe dovuto totalizzare circa 3.900 ore di volo annue (circa 280 ore per velivolo) per coprire le missioni richieste da Marina e Guardia Costiera; in pratica si sono ottenute appena 700 ore di volo all’anno in totale, meno di un quinto del minimo programmato. Ciò equivale a circa 100 ore per elicottero ogni anno, contro un obiettivo di 400 ore per velivolo fissato dal contratto: un dato insostenibile per assicurare la sorveglianza marittima e la prontezza operativa nelle acque artiche.

A penalizzare la flotta NH90 sono stati sia i ritardi nelle consegne sia i pesanti problemi di affidabilità e manutenzione: frequenti guasti e ispezioni rendevano gli elicotteri indisponibili per larga parte del tempo, con carenze croniche di parti di ricambio. Nel 2022, di fronte a oltre un decennio di rinvii e malfunzionamenti “quasi senza precedenti in altri programmi di equipaggiamenti militari” secondo la denuncia norvegese, il governo ha dichiarato “irrecuperabile” il progetto NH90 e ha deciso l’immediata cancellazione del contratto.
Tutti gli NH90 norvegesi sono stati messi a terra e stoccati presso la base aerea di Bardufoss in attesa di essere restituiti al costruttore. “Per quanto i nostri tecnici lavorino instancabilmente e per quanti pezzi di ricambio ordiniamo, non riusciremo mai a rendere gli NH90 capaci di soddisfare i requisiti delle Forze Armate norvegesi”, dichiarò sconsolato il ministro della Difesa Bjørn Arild Gram annunciando la decisione.
I problemi del programma NH90 emersero sin dai primi anni, innescando anche valutazioni di soluzioni alternative e possibili tensioni interne tra le diverse branche militari coinvolte. Già nel 2012 di fronte alla prospettiva di rimanere senza elicotteri imbarcati a causa del pensionamento dei vecchi Westland Lynx entro il 2014, circolò la notizia che Oslo stesse considerando l’elicottero statunitense Sikorsky MH-60R Seahawk come rimpiazzo o integrazione, dato il ritardo accumulato dall’NH90.
Il Seahawk (variante navale del famoso Black Hawk) era visto come un velivolo collaudato e già in uso presso diverse marine alleate, quindi un’opzione a basso rischio. Tuttavia, all’epoca prevalse la scelta di continuare a insistere sul programma europeo NH90, probabilmente anche per ragioni contrattuali e di cooperazione industriale internazionale. All’interno delle forze armate norvegesi si sono comunque registrate divergenze sulla gestione del progetto: un rapporto interno del 2018 rilevò che la flotta NH90 non garantiva le ore di volo necessarie ai ruoli previsti e raccomandò di convertire tutti i 14 elicotteri al solo ruolo antisommergibile (ASW), rinunciando di fatto alla configurazione per la Guardia Costiera.
Questa indicazione, poi parzialmente rivista in studi successivi, rivela la forte pressione della Marina norvegese per assicurarsi la piena capacità operativa nel settore chiave della lotta ai sottomarini, anche a scapito delle missioni di ricerca e soccorso della Guardia Costiera. In altri termini, la Marina ambiva ad avere un numero sufficiente di elicotteri efficaci imbarcati sulle proprie unità, mentre dall’altra parte si tentava ancora di salvare la versatilità del programma NH90 per coprire entrambi i ruoli. Il fatto che nel 2012 fossero già stati valutati i Seahawk americani indica che alcuni settori favorivano un cambio di rotta (orientandosi su soluzioni SH-60 Seahawk più affidabili), mentre altri decisero di concedere più tempo al consorzio europeo per rimediare ai problemi del NH90. Alla fine, nel giugno 2022, la situazione operativa era divenuta insostenibile e si è giunti – con l’appoggio congiunto dello Stato Maggiore norvegese, alla cancellazione definitiva del contratto e alla richiesta di rimborso completo a NHIndustries.
Con l’uscita anticipata degli NH90, la Norvegia ha dovuto colmare urgentemente il vuoto nella propria capacità di pattugliamento marittimo e guerra antisommergibile. Già nel 2022 Oslo aveva messo in conto di utilizzare parte del risarcimento richiesto (circa 2,1 miliardi di euro su un totale di 2,86 mld) per acquistare elicotteri sostitutivi di produzione statunitense.
Nell’anno successivo questa intenzione si è concretizzata: nel marzo 2023 il governo norvegese ha annunciato l’acquisto di sei Sikorsky MH-60R Seahawk per circa 12 miliardi di corone (1,1 miliardi di dollari). I Seahawk sono elicotteri imbarcati multiruolo derivati dall’SH-60 Sea Hawk in servizio da decenni, con capacità operative provate soprattutto nel ruolo antisommergibile (sono dotati di sonar immersibile e siluri). I primi esemplari norvegesi sono arrivati già dall’estate 2025, grazie a un accordo per rilevare alcuni elicotteri inizialmente destinati alla US Navy. Le consegne dei sei nuovi mezzi dovrebbero completarsi entro il 2027.

In base ai piani attuali, i Seahawk saranno assegnati inizialmente alla Guardia Costiera norvegese (sopperendo così alle esigenze di sorveglianza e SAR in ambito nazionale), ma verranno predisposti sin da subito per le missioni ASW e potranno essere imbarcati sulle fregate. In pratica, sebbene quantitativamente inferiori rispetto agli NH90 ordinati (6 anziché 14), i Seahawk dovranno gradualmente coprire sia il ruolo di elicottero imbarcato antisommergibile per la Marina sia quello di elicottero da pattugliamento per la Guardia Costiera. Per accelerare la messa in servizio, equipaggi e tecnici dell’Aeronautica norvegese (che gestisce le squadriglie elicotteri con base a Bardufoss) verranno addestrati sull’MH-60R in cooperazione con la Danimarca, che opera questo modello dal 2016.
Nel frattempo, resta aperta la scelta di un secondo lotto di elicotteri per sostituire completamente la capacità ASW sulle fregate: oltre ai Seahawk aggiuntivi, tra le opzioni valutate vi è anche l’AW101 Merlin di produzione Leonardo (già in uso per ricerca e soccorso in Norvegia). La decisione in merito non è stata ancora finalizzata, ma è chiaro che la Norvegia intende assicurarsi un adeguato numero di elicotteri navali funzionanti dopo la delusione degli NH90.
Il caso norvegese rappresenta uno dei più clamorosi fallimenti del programma NH90, ma non è isolato. Negli ultimi anni altri operatori hanno manifestato insoddisfazione per questo elicottero europeo, al punto da ritirarli anticipatamente dal servizio. L’Australia, ad esempio, ha deciso nel 2021 la dismissione della sua intera flotta di 46 MRH-90 Taipan (versione locale del NH90 TTH) con dieci anni di anticipo, dopo una lunga serie di problemi di efficienza e manutenzione; gli australiani hanno rimpiazzato i Taipan con elicotteri UH-60M Black Hawk e MH-60R Seahawk di produzione americana.
La Svezia – che ha in dotazione 18 NH90 tra varianti terrestri e navali – ha utilizzato in passato elicotteri UH-60 Black Hawk come soluzione tampone per sopperire ai ritardi del NH90 e nel 2022 ha annunciato l’intenzione di ritirare tutti i suoi NH90 NFH destinati alla Marina, pianificando l’acquisto di un nuovo elicottero navalizzato.
Anche in Belgio la sfiducia verso l’NH90 è cresciuta: nel 2023 il Ministero della Difesa belga ha dichiarato che i quattro NH90 TTH dell’Esercito saranno presto messi fuori servizio, definendo il loro acquisto “un errore” dal punto di vista costi/benefici (il Belgio per ora mantiene invece in linea la versione NFH per la Marina).
Tuttavia, va notato che molte nazioni continuano a impiegare con successo l’NH90, riscontrando problemi meno gravi o investendo in soluzioni correttive. L’elicottero, in servizio dal 2006 circa, è attualmente utilizzato da oltre 13 forze armate in Europa, Asia e Oceania.

Ad esempio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia, Finlandia, Nuova Zelanda, Grecia, Qatar (e altri) operano varianti del NH90 nei rispettivi eserciti e marine. Alcuni hanno incontrato difficoltà tecniche iniziali – per esempio la Germania segnalò problemi strutturali al pavimento e al portellone posteriore dei propri NH90 TTH, e nel 2019 solo circa il 12% degli NH90 tedeschi risultava pienamente operativo: in molti casi tali questioni sono state mitigate con aggiornamenti e con l’aumento della disponibilità di parti di ricambio.
Il consorzio NHIndustries dal canto suo ha dichiarato di aver migliorato il supporto logistico e la disponibilità della flotta NH90, e sta preparando versioni ammodernate dell’elicottero per il futuro. Proprio di recente Airbus e Leonardo (partner di NHI) hanno avviato studi per un aggiornamento “Block 2” dell’NH90, mirato a risolvere le criticità emerse e ad integrare tecnologie più moderne. Inoltre, ci sono ancora nuovi ordini: ad esempio i Paesi Bassi hanno deciso nel 2022 di espandere la propria flotta NH90 NFH, segno che continuano ad affidarsi a questo velivolo per le esigenze navali.
In definitiva, l’NH90 resta un progetto europeo ambizioso con capacità operative di alto livello sulla carta, come il volo full fly-by-wire computerizzato, l’autonomia di 5 ore, l’ampia suite sensoristica avanzata per missioni navali ognitempo, e l’interoperabilità NATO; con una storia tuttavia stata segnata da problemi industriali e di affidabilità che ne hanno compromesso la reputazione.
La vicenda norvegese, conclusasi con la restituzione dei velivoli e un consistente indennizzo economico, evidenzia i rischi di una gestione contrattuale poco flessibile e le difficoltà di rispettare requisiti operativi molto sfidanti (come quelli artici della Norvegia) all’interno di un programma multinazionale. Allo stesso tempo, l’adozione di elicotteri americani Seahawk da parte di Oslo riflette un riallineamento strategico verso soluzioni collaudate e verso l’industria della difesa Statunitense, in un momento in cui la sorveglianza delle rotte sottomarine nell’Atlantico del Nord è tornata una priorità per la NATO.
Con questo accordo, la Norvegia chiude un capitolo travagliato della propria storia aeronautica, mentre l’industria europea dovrà fare tesoro degli errori del programma NH90 per riconquistare la fiducia dei clienti nei futuri progetti.
The Flying Guru
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