Per anni i milanesi hanno coltivato una strana passione: alzarsi alle quattro, prendere la tangenziale e attraversare mezza Lombardia per fare check-in a Malpensa come se fosse un rito collettivo. L’aeroporto lontano ma “importante”, la sensazione di partire davvero. Linate, invece, era considerato il salotto buono per i voli d’affari: giacca, trolley rigido, cappuccino veloce (a cifre improponibili) e destinazione Bruxelles.
Poi è arrivata easyJet. E, a quanto pare, ha rovinato la liturgia.
La compagnia britannica, racconta Leonard Berberi sul Corriere della Sera, ha ricevuto 30 slot a Linate dopo l’accordo Ita-Lufthansa e ha deciso di provarci: 16 nuove rotte, molte delle quali “turistiche”. Barcellona, Lisbona, Edimburgo, Maiorca. Insomma, non proprio le classiche mete da colletto bianco.
Il risultato? Funziona. E pure bene. Le piattaforme specializzate stimano utili nell’ordine dei milioni già nei primi sei mesi. Lisbona e Edimburgo vanno forte, e il country manager di easyJet, Lorenzo Lagorio, lo dice con una punta di soddisfazione: «Stanno andando bene, considerando che sono tutte nuove da Linate».
Una piccola rivoluzione culturale: il milanese che prende un volo vacanziero dal “city airport”. Linate non è più solo la porta per Francoforte o Bruxelles, ma anche per le fughe del weekend. Chi avrebbe detto che si potesse partire per Barcellona senza passare dalla brughiera?
Malpensa, va detto, non perde certo il suo ruolo: resta il grande hub, la base storica di easyJet, l’aeroporto dove anche per prendere un caffè servono dieci minuti di cammino. Ma la notizia è che, per una volta, i milanesi non sembrano rimpiangere l’aria rarefatta delle Prealpi.
Scoprire che da Linate si può volare comodamente e guadagnare pure qualche ora di sonno pare un’epifania collettiva.
Certo, ci sono i puristi: quelli che dicono “vuoi mettere l’esperienza di Malpensa?” come se il fascino di un parcheggio multipiano potesse competere con la comodità di un check-in in via Forlanini. Ma la realtà è che la città si è riappropriata del suo aeroporto.
Per easyJet la mossa è stata furba: da un lato, obblighi europei di collegamento con Francoforte, Vienna e Bruxelles; dall’altro, la possibilità di aggiungere rotte “libere” più appetibili. Così, mentre a Bruxelles si viaggia per lavoro, a Edimburgo si vola per scoprire i pub, e a Maiorca si prenotano ombrelloni.
È la perfetta sintesi di Milano: una città che lavora di giorno e parte la sera, capace di passare dal business al leisure senza cambiare terminal.
In fondo, l’esperimento di easyJet dimostra che Linate non è solo “l’aeroporto dei manager”, ma anche quello delle fughe last minute. E che l’idea di volare dal centro città, invece che da un’altra provincia, non è poi così scandalosa.
La morale, se vogliamo trovarne una, è semplice: per anni Milano ha cercato l’internazionalità spingendosi sempre più lontano, anche solo per decollare. Adesso scopre che bastava guardare più vicino. E se a Edimburgo, Lisbona o Barcellona ci si arriva più in fretta da Linate che dal centro a Malpensa, forse è un segno dei tempi: il business non ha più bisogno di chilometri per sentirsi importante, e il turismo non ha più complessi a partire dal city airport.
Magari, tra qualche anno, persino chi ha sempre detto “Linate è solo per i voli corti” ammetterà che per certe partenze il vero lusso non è la lounge, ma il costo del biglietto e il tempo risparmiato in tangenziale.
The Flying Guru
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