Il Ministero della Difesa britannico ha pubblicato il Defence Investment Plan e ha definito la cornice di spesa fino alla fine del decennio: 298 miliardi di sterline. Il documento, diffuso il 30 giugno dopo mesi di rinvii legati alle coperture finanziarie, conferma nuovi investimenti sull’aviazione da combattimento, sui sistemi senza pilota e sull’addestramento. Accanto ai nuovi stanziamenti, Londra ha annunciato anche riduzioni di flotta e ritiri anticipati di alcune piattaforme in servizio.
Il capitolo più rilevante per l’industria aerospaziale riguarda il Global Combat Air Programme. Il governo britannico ha destinato 8,6 miliardi di sterline nei prossimi 4 anni al programma condiviso con Italia e Giappone, che punta a portare in servizio un caccia di sesta generazione dal 2035. La tempistica non è casuale: l’annuncio è arrivato nello stesso giorno in cui scadeva l’attuale finanziamento con Edgewing, l’autorità di sviluppo del programma. Il piano precisa che il Regno Unito firmerà a breve il prossimo contratto internazionale e proseguirà gli investimenti in ricerca, progettazione e capacità collegate a GCAP e al più ampio Future Combat Air System.
Per la componente F35, il documento conferma l’acquisto già annunciato di 12 F35A di Lockheed Martin. La prossima tranche britannica sarà composta da 15 F35B a decollo corto e atterraggio verticale e da 12 F35A convenzionali. Gli F35B sono già impiegati dalla Royal Air Force e dalla Royal Navy. Gli F35A entreranno in servizio all’inizio degli anni 2030 e avranno capacità di impiego nucleare. L’obiettivo indicato dal governo è ripristinare il contributo britannico alla missione Nato dei velivoli a duplice capacità.
Il piano assegna poi 1,1 miliardi di sterline alla flotta Eurofighter Typhoon della RAF per aggiornamento e supporto, con estensione della vita operativa negli anni 2040. La misura comprende l’adesione formale all’attività Long Term Evolution del programma multinazionale. Per Londra, questo pacchetto deve sostenere le capacità di difesa aerea e antimissile del Regno Unito e della Nato, oltre a generare ricadute industriali sulla filiera aerospaziale nazionale, con effetti attesi su occupazione ed esportazioni.
Sul fronte dei sistemi senza pilota, il Defence Investment Plan stanzia 300 milioni di sterline per dimostrare entro il 2030 una capacità nazionale di Collaborative Combat Aircraft. Il ministero descrive questi mezzi come jet autonomi destinati ad affiancare i velivoli con equipaggio. Il loro impiego previsto riguarda l’estensione della copertura sensoriale, il trasporto di armamento aggiuntivo e l’avanzamento nelle aree più esposte, così da aumentare sopravvivenza ed efficacia della componente pilotata. Il governo segnala anche l’intenzione di accelerare il più possibile l’arrivo di una capacità operativa, facendo leva sul lavoro tecnologico sviluppato con i partner GCAP. Nel documento viene citato anche un ruolo futuro di questi sistemi nella difesa aerea e antimissile integrata.
Per l’aviazione imbarcata, Londra prevede lo sviluppo di una ala aerea ibrida sulle portaerei. Il programma, indicato con il nome Project Pantheon, vale circa 240 milioni di sterline e comprende prove di droni a reazione destinati a operare a fianco degli F35B. Nello stesso ambito viene citato Project Vanquish per le prime sperimentazioni della stessa categoria di sistemi.
Un altro capitolo riguarda l’addestramento. Il ministero ha previsto 360 milioni di sterline per la completa ricapitalizzazione del sistema di formazione su jet, con l’obiettivo di offrire addestramento nazionale e internazionale e di mantenere una quota rilevante di attività industriale nel Regno Unito. Nel testo compare anche il riferimento ai nuovi velivoli destinati alle Red Arrows, la pattuglia acrobatica della RAF, che dovranno sostituire gli Hawk più anziani.
Le nuove spese si accompagnano a tagli. Per finanziare l’ingresso di elicotteri già ordinati, come i Boeing CH47F Chinook e i Leonardo AW149, e per sostenere programmi senza pilota dell’esercito britannico come Nyx e Corvus, il governo avvierà dal 2027 il ritiro anticipato e graduale degli elicotteri da ricognizione Leonardo Wildcat. Saranno ritirati anche i Chinook più anziani al raggiungimento delle principali scadenze manutentive.
Nello stesso pacchetto di riduzioni rientra la fine della linea operativa dei Raytheon UK Shadow R1 della Royal Air Force, impiegati per intelligence, sorveglianza e ricognizione. La decisione segue la cancellazione del programma di ammodernamento della flotta basata sui Beechcraft King Air 350CER. Si tratta di una scelta che riduce una capacità ISR specializzata in attesa di eventuali sostituzioni o riallocazioni su altre piattaforme.
Sul piano macroeconomico, il Defence Investment Plan fissa una crescita della spesa annua: 74 miliardi di sterline nel 2027 e 80 miliardi nel 2029. Secondo il governo, quest’ultima cifra equivale al 2,7% del Pil. L’incidenza attuale è al 2,5% e l’esecutivo prevede di salire al 3% nel corso della prossima legislatura.
Per il settore aerospaziale britannico il documento fornisce una traccia precisa: continuità industriale su GCAP, rafforzamento della flotta da combattimento con F35A, sostegno di medio termine ai Typhoon, investimenti accelerati sui droni da combattimento e una revisione della componente ad ala rotante e ISR. Il perimetro della spesa è ampio. Lo è anche la redistribuzione delle risorse tra programmi maturi, capacità emergenti e piattaforme in uscita dal servizio.
The Flying Guru
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