La Difesa conferma la Task Force Air Arabia

Il CAEW diretto a Taif non era un movimento isolato. La missione italiana nel Golfo comprende circa 400 militari, 4 Eurofighter, trasporti tattici, radar e sistemi anti drone.

Il Ministero della Difesa ha reso pubblica l’esistenza della Task Force Air Arabia, schierata dalla seconda metà di marzo 2026 a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Il 28 maggio avevamo scritto che il ritorno dell’E-550A CAEW dell’Aeronautica Militare in Arabia Saudita non sembrava più un movimento isolato: i voli osservati da ItaMilRadar indicavano una presenza italiana nel Golfo molto più articolata, sostenuta da collegamenti logistici continui con l’Italia. Ora quella ricostruzione ha una conferma ufficiale.

Il dispositivo contribuisce alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, oltre alla protezione delle forze e degli interessi italiani presenti nella regione. Dietro il CAEW comparso sui sistemi civili di tracciamento e poi diretto verso Taif c’era una missione strutturata, con uomini, velivoli, radar, sistemi anti drone e una catena logistica distribuita tra diversi Paesi del Golfo.

Cosa comprende la Task Force Air Arabia

Secondo la scheda pubblicata dalla Difesa, il contingente è formato da circa 400 militari dell’Aeronautica Militare ed è comandato dal colonnello Michele Schiavi. La Task Gruppo Argo impiega l’E-550A CAEW, piattaforma destinata all’allarme precoce, alla sorveglianza aerea e alle funzioni di comando, controllo e comunicazione. Il velivolo può rilevare, identificare e seguire potenziali minacce, fornendo agli altri assetti un quadro aggiornato dell’area operativa.

Accanto al CAEW opera la Task Typhoon, formato da 4 Eurofighter impiegati nella difesa dello spazio aereo assegnato. La Task Medal dispone di C 130J e KC 130J per il trasporto tattico, il sostegno alle operazioni nel Medio Oriente e nel Corno d’Africa e le eventuali evacuazioni sanitarie.

In Kuwait è presente un radar AN/TPS 77, gestito dalla Task Kuwait, che garantisce capacità di sorveglianza aerea e assistenza tecnica alla Kuwait Air Force. Il dispositivo comprende anche la Task Group C UAS, dotata del sistema ACUS-E per il contrasto dei droni di piccole dimensioni.

La descrizione ufficiale coincide quasi perfettamente con il quadro che ItaMilRadar aveva costruito seguendo per mesi i movimenti degli aerei italiani.

Le tracce verso Riyadh e Taif

I primi segnali erano comparsi all’inizio di marzo. Il 5 marzo ItaMilRadar aveva seguito un KC-767A dell’Aeronautica Militare diretto verso Riyadh, collegando il volo al trasferimento di personale italiano dai Paesi del Golfo verso l’Arabia Saudita e ipotizzando una possibile ridislocazione degli Eurofighter.

Il Ministero colloca l’avvio della Task Force nella seconda metà dello stesso mese, in linea con i movimenti osservati nelle settimane precedenti. A maggio le rotte erano diventate ancora più evidenti. ItaMilRadar aveva documentato un collegamento logistico regolare tra l’Italia e Taif, con voli operati da KC 767A e C 130J. Il traffico indicava una presenza continuativa: personale, materiali, ricambi ed equipaggi venivano trasferiti verso la base saudita con cadenza ormai stabile.

Il 26 maggio era poi rientrato in Italia l’E 550A CAEW MM62303, dopo circa 2 mesi trascorsi fuori dai normali sistemi pubblici di tracciamento. La rotta era compatibile con una provenienza da Taif. Il giorno successivo lo stesso velivolo era ripartito da Pratica di Mare verso l’Arabia Saudita.

Noi avevamo letto quel rapido ritorno come una rotazione o una sosta tecnica prima della ripresa delle attività. La documentazione della Difesa conferma che il CAEW appartiene alla Task Group Argo della Task Force Air Arabia e che la sua presenza è legata alla sorveglianza e alla difesa aerea del Golfo.

Il 27 luglio ItaMilRadar aveva segnalato ancora una volta l’utilizzo di Taif come nodo avanzato delle operazioni italiane, dopo aver osservato un KC-767A e un C-130J operare dalla base saudita. La Difesa non indica pubblicamente dove siano basati i velivoli della Task Force, ma la continuità dei collegamenti permette di individuare nella King Fahd Air Base di Taif il principale punto di appoggio degli assetti italiani in Arabia Saudita.

Dall’esercitazione alla missione operativa

L’Aeronautica Militare era già stata presente a Taif all’inizio dell’anno per l’esercitazione Spears of Victory 2026, alla quale l’Italia aveva partecipato con 3 Eurofighter del 36° Stormo e un E-550A CAEW. Quell’attività addestrativa si era conclusa prima dell’aggravarsi della crisi nel Golfo. La Task Force Air Arabia indicata dal Ministero parte dalla seconda metà di marzo ed è descritta come una missione operativa nata dopo la richiesta di sostegno avanzata dai Paesi partner. Il ritorno del CAEW e la prosecuzione dei voli logistici dopo la fine dell’esercitazione rispondevano all’avvio di questo nuovo dispositivo per la difesa aerea regionale.

Sul sito della Difesa esisteva già dal 5 maggio un servizio di protocollo intestato alla Task Force Air Arabia Saudita, completo di indirizzo istituzionale e riferimenti amministrativi. Quella pagina indicava l’esistenza dell’unità, ma non forniva informazioni sugli assetti impiegati, sulla consistenza del contingente o sulle finalità operative.

La conferma e il confronto politico

La pubblicazione dei dettagli ha aperto anche un confronto politico sulla trasparenza della missione. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sostenuto che non si tratta di una nuova operazione, ma del riposizionamento di capacità già autorizzate e non più in grado di operare dal Kuwait. Secondo Crosetto, il Parlamento aveva autorizzato il 5 marzo il dispiegamento di sistemi di difesa aerea e antimissile nella regione del Golfo. Le missioni erano poi state prorogate dalle Commissioni del Senato il 14 luglio e dalla Camera il 28 luglio, in un’area comprendente anche l’Arabia Saudita.

Il ministro ha ricordato anche l’audizione del comandante del COVI del 1° luglio. In quella sede era stato spiegato che alcune componenti operative, di supporto e sorveglianza erano state trasferite in Arabia Saudita, Giordania e Italia dopo il cambiamento dello scenario regionale.

Prima che la composizione della Task Force fosse descritta pubblicamente, ItaMilRadar aveva già individuato la direzione dei trasferimenti, la centralità di Taif, il ruolo del CAEW e la presenza di una catena logistica stabile.

Le tracce radar non mostravano ordini operativi, consistenza del contingente o regole d’ingaggio. Mostravano rotte ripetute e un punto di appoggio stabile. Il resto lo ha aggiunto la scheda della Difesa, insieme al nome della missione.

The Flying Guru

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