La guerra con l’Iran riduce la redditività del trasporto aereo mondiale. Iata prevede per il 2026 utili operativi complessivi pari a 48 miliardi di dollari: 37% in meno rispetto all’anno precedente. Il fattore centrale è il carburante. La spesa totale è attesa a 350 miliardi di dollari, in aumento del 39% a fronte di consumi sostanzialmente stabili. A Rio de Janeiro, nel meeting annuale dell’associazione, il direttore generale Willie Walsh ha indicato nel rialzo del jet fuel il principale elemento di pressione sui conti delle compagnie.
I ricavi del settore sono visti a 1,17 trilioni di dollari, con una crescita del 9,4% sostenuta da aumenti tariffari e maggiori ricavi accessori. L’incremento non compensa però l’espansione dei costi. La capo economista di Iata, Marie Owens Thomsen, ha spiegato che il settore sta assorbendo circa metà dell’aumento del carburante nei propri margini e sta trasferendo l’altra metà sui passeggeri. Il dato emerge anche dai rendimenti medi passeggeri, attesi in aumento del 7,5% dopo il modesto 0,7% registrato l’anno scorso.
La domanda continua a crescere, ma a un ritmo più contenuto. Il traffico aereo mondiale è previsto in aumento del 2,1% quest’anno, meno della metà del 5,3% del 2025. La pressione è più forte in Medio Oriente, dove i vettori risentono dello spostamento dei flussi verso altri mercati per effetto delle preoccupazioni legate al conflitto e delle chiusure di spazi aerei. Parte di questo traffico viene assorbita da compagnie asiatiche ed europee, che rafforzano così il proprio network su alcune rotte alternative tra Europa, Asia e Golfo.
Il riequilibrio dei flussi non elimina però l’impatto del carburante. Secondo Iata, nessuna compagnia resta al riparo dal rincaro energetico, indipendentemente dal posizionamento geografico o dalla struttura del network. Per il mercato il quadro è definito da due spinte opposte: ricavi in crescita grazie a tariffe più alte e costi operativi che aumentano più rapidamente. I numeri diffusi a Rio fotografano questo passaggio con chiarezza.
Foto in apertura: Sanjay Acharya su Wikimedia (licenza CC BY-SA 3.0, via Openverse).
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