Assistenti di volo e piloti hanno il rischio più alto di morire per tumori legati alle radiazioni, secondo uno studio

Una ricerca pubblicata su JAMA Internal Medicine ha analizzato quasi 13 milioni di certificati di morte negli Stati Uniti. Tra oltre 500 professioni, assistenti di volo e piloti mostrano la più alta proporzione di decessi per tumori associati all'esposizione alle radiazioni.

Assistenti di volo e piloti sono le due categorie professionali che, negli Stati Uniti, presentano la più alta proporzione di decessi per tumori associati alle radiazioni. Il dato emerge da uno studio pubblicato il 17 agosto su JAMA Internal Medicine da Vishal R. Patel, Michael Liu e Anupam B. Jena, ricercatori della Harvard Medical School e di altri istituti statunitensi.

Lo studio, intitolato Cancer-Related Mortality Among US Pilots and Flight Attendants, ha utilizzato i dati del National Vital Statistics System relativi ai certificati di morte statunitensi tra il 2020 e il 2024. Il campione comprende quasi 13 milioni di persone appartenenti a 503 categorie professionali, tra cui circa 14.000 piloti e 7.000 assistenti di volo.

Tra gli assistenti di volo il 6,9% dei decessi registrati era dovuto a uno dei tumori classificati nello studio come associati alle radiazioni. Tra i piloti la percentuale era del 6,7%, contro circa il 5% nella popolazione lavorativa utilizzata per il confronto. Dopo gli aggiustamenti statistici, gli assistenti di volo presentavano possibilità di morte per queste patologie superiori di circa il 50%, mentre per i piloti l’aumento era di circa il 36%.

È importante precisare cosa misurano questi numeri; lo studio non ha seguito nel tempo un gruppo di piloti e assistenti di volo per calcolare quanti abbiano sviluppato un tumore. Ha analizzato i certificati di persone già decedute, confrontando la quota attribuita a determinate forme di cancro nelle diverse professioni. Un rapporto di mortalità proporzionale elevato indica che una causa rappresenta una quota maggiore dei decessi rispetto al gruppo di confronto, ma da solo non dimostra un rapporto causale tra professione e malattia. È la stessa cautela prevista dal CDC nell’interpretazione di questo tipo di analisi occupazionale.

Quali tumori sono stati considerati

I ricercatori hanno preso in esame tumori per i quali esiste un’associazione con l’esposizione alle radiazioni ionizzanti: carcinoma mammario, tumori del sistema nervoso centrale, mieloma multiplo, leucemie con l’esclusione della leucemia linfatica cronica, linfomi, tumore della tiroide, della prostata, melanoma e altri tumori cutanei.

Tra oltre 500 professioni analizzate, gli assistenti di volo occupavano il primo posto per proporzione di morti dovute a questo gruppo di tumori, seguiti dai piloti. Secondo l’analisi riportata dall’Associated Press, entrambe le categorie mostravano valori elevati anche considerando separatamente i diversi tipi di tumore inclusi nello studio. Gli autori hanno inoltre osservato che piloti e assistenti di volo non presentavano lo stesso aumento per i tumori non classificati come associati alle radiazioni. Catherine Olsen e Ken Karipidis, autori di un commento pubblicato insieme allo studio su JAMA Internal Medicine, ritengono che questo elemento sia compatibile con l’ipotesi di un ruolo delle esposizioni professionali. Non costituisce, però, una dimostrazione che la radiazione cosmica sia responsabile dei singoli tumori osservati.

La radiazione cosmica a bordo degli aerei

L’esposizione alla radiazione cosmica durante il volo è nota da decenni. A quota di crociera l’atmosfera offre una schermatura inferiore rispetto alla superficie terrestre e la dose ricevuta aumenta con l’altitudine, la durata del volo e la latitudine della rotta. Il National Institute for Occupational Safety and Health statunitense specifica che piloti e assistenti di volo sono esposti a radiazione cosmica ionizzante durante ogni volo e che l’esposizione è maggiore alle quote utilizzate dall’aviazione commerciale.

Lo stesso studio pubblicato su JAMA Internal Medicine ricorda che gli equipaggi ricevono negli Stati Uniti la più alta dose media annuale di radiazioni ionizzanti tra i gruppi professionali, principalmente a causa dei raggi cosmici incontrati alle quote di crociera.

Non significa che ogni ora trascorsa in volo produca un effetto sulla salute misurabile. La dose varia sensibilmente in funzione delle rotte e dell’attività svolta. Il CDC sottolinea inoltre che non è possibile definire un livello di esposizione alla radiazione cosmica sicuro per ogni individuo.

Il limite principale dello studio

La ricerca non disponeva della storia professionale completa delle persone esaminate. Gli autori non conoscevano il numero di anni trascorsi in volo, le ore accumulate, le rotte percorse né la dose di radiazioni ricevuta da ciascun pilota o assistente di volo. Esiste inoltre la possibilità che in alcuni certificati di morte la professione sia stata classificata in modo errato. Manca quindi una relazione individuale tra dose assorbita e causa di morte. È uno dei motivi per cui i risultati permettono di individuare un’associazione a livello di gruppo, ma non di stabilire che l’esposizione alla radiazione cosmica abbia causato i tumori registrati.

C’è anche un secondo fattore proprio del lavoro in aviazione. Piloti e assistenti di volo lavorano frequentemente di notte, attraversano diversi fusi orari e sono soggetti a ripetute alterazioni del ritmo circadiano. Il CDC segnala associazioni tra la perturbazione del ritmo circadiano e alcune forme di cancro, ma precisa che non è ancora possibile stabilire quanto questo fattore contribuisca al rischio del singolo lavoratore.

I ricercatori hanno corretto statisticamente l’analisi per variabili come età, sesso, etnia, livello di istruzione e stato civile. Non hanno però potuto separare completamente gli effetti della radiazione cosmica da quelli legati ai turni e alla storia professionale individuale.

Negli Stati Uniti la FAA considera da tempo gli equipaggi professionalmente esposti alle radiazioni ionizzanti. Non esiste però un limite federale obbligatorio specifico per la dose di radiazione cosmica ricevuta dagli equipaggi, né un sistema federale che imponga il monitoraggio individuale dell’esposizione.

The Flying Guru

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