Freefall: il vero problema, alla fine, è la fiducia in Boeing

Il nuovo documentario di Rory Kennedy parte dalla morte di John Barnett e allarga il racconto al 787 e al caso Alaska Airlines 1282. Le accuse del film, i fatti accertati e una domanda inevitabile: saliremmo ancora tranquilli su un Boeing?

Dal 19 agosto 2026 è disponibile su Netflix Freefall: A Reckoning for Boeing, il nuovo documentario di Rory Kennedy e seguito di Downfall: The Case Against Boeing. Questa volta il bersaglio non è soltanto il 737 MAX. È Boeing, la sua cultura aziendale e il sistema di controlli che avrebbe dovuto impedire agli errori di arrivare fino agli aerei consegnati alle compagnie.

Il film parte dalla morte di John Barnett, ex responsabile del controllo qualità nello stabilimento Boeing di Charleston, e attraversa i problemi produttivi del 787, le testimonianze dei dipendenti, i 2 incidenti del 737 MAX e il distacco del pannello che chiudeva un’uscita di emergenza sul volo Alaska Airlines 1282.

È un documentario duro, costruito per lasciare lo spettatore arrabbiato e poco rassicurato. La forza di Freefall sta nelle testimonianze. Il suo limite è nella tendenza a riunire vicende tecnicamente diverse sotto un’unica spiegazione: la trasformazione della cultura Boeing e la priorità assegnata ai costi e agli azionisti.

Dal 737 MAX al 787

Downfall, uscito nel 2022, ricostruiva gli incidenti del volo Lion Air 610 del 29 ottobre 2018 e del volo Ethiopian Airlines 302 del 10 marzo 2019. Morirono 346 persone.

In entrambi i casi entrò in funzione il Maneuvering Characteristics Augmentation System, il sistema MCAS. I segnali errati provenienti da un sensore dell’angolo d’attacco portarono il sistema a comandare ripetutamente il muso verso il basso. Le inchieste non si limitarono al funzionamento del software. Esaminarono anche il progetto, la certificazione, le informazioni fornite ai piloti e le ipotesi sulla capacità degli equipaggi di riconoscere e gestire rapidamente il problema.

L’NTSB rilevò una distanza tra le reazioni dei piloti ipotizzate durante la certificazione e ciò che accadde realmente nelle cabine dei 2 aerei. Gli equipaggi si trovarono davanti a più avvisi e indicazioni contemporaneamente, in una situazione ben diversa da quella rappresentata nelle valutazioni di sicurezza. Il 737 MAX tornò in servizio negli Stati Uniti nel novembre 2020, dopo 20 mesi di sospensione, modifiche al sistema e nuovi requisiti di addestramento stabiliti dalla FAA.

Freefall allarga il racconto. Il 787 Dreamliner entra in primo piano attraverso John Barnett e altri dipendenti che descrivono pressioni sulla produzione, parti non conformi e segnalazioni interne che sarebbero state ignorate o rimosse.

I problemi raccontati non sono però tutti uguali. Gli incidenti del MAX riguardavano anche il progetto e la certificazione di un sistema di controllo del volo. Le accuse sul 787 riguardano soprattutto la qualità produttiva. Il caso Alaska Airlines 1282 nasce da un errore durante la costruzione dell’aereo. Il film li mette in fila per sostenere l’esistenza di una stessa cultura aziendale, non perché esista un collegamento tecnico tra il MCAS, il Dreamliner e il pannello perso in volo dal 737 MAX 9.

John Barnett e le accuse sulla produzione del 787

Barnett lavorò per Boeing per 32 anni e trascorse gli ultimi anni della sua carriera nello stabilimento del 787 in South Carolina. Dopo il pensionamento denunciò problemi nella gestione delle parti non conformi, residui metallici lasciati vicino a cablaggi e possibili malfunzionamenti dei sistemi di ossigeno destinati ai passeggeri.

Il 9 marzo 2024 fu trovato morto nel proprio veicolo a Charleston, dove si trovava per rendere una deposizione nella causa contro Boeing. Barnett sosteneva di aver subito ritorsioni per le segnalazioni fatte durante il lavoro. Boeing contestava le sue accuse.

Il medico legale e la polizia di Charleston conclusero che Barnett si era tolto la vita. L’indagine non trovò elementi che indicassero il coinvolgimento di altre persone, come riportato dall’Associated Press.

Kennedy parte da questa morte e dalla pressione che Barnett avrebbe vissuto durante gli ultimi anni. Il film ridimensiona le teorie su un coinvolgimento diretto di Boeing nel decesso, ma costruisce un rapporto tra la battaglia sostenuta dall’ex dipendente, il suo stato psicologico e la morte.

È un passaggio forte sul piano narrativo. Non equivale a una responsabilità penale dell’azienda, che non è stata accertata. Il legame mostrato da Freefall riguarda le conseguenze umane denunciate dalla famiglia e dai legali di Barnett.

Accanto a lui compaiono altri informatori interni. Compare anche Naoise Connolly Ryan, vedova di Michael Ryan, morto insieme ad altre 156 persone sul volo Ethiopian Airlines 302. Le famiglie delle vittime tornano nel documentario come parte della battaglia giudiziaria per ottenere l’attribuzione di responsabilità individuali.

Alaska Airlines 1282: ciò che ha accertato l’NTSB

Il caso Alaska Airlines 1282 porta il racconto fuori dal terreno delle sole testimonianze. Il 5 gennaio 2024 il pannello che chiudeva un’uscita centrale inutilizzata si staccò da un Boeing 737 MAX 9 poco dopo il decollo da Portland. L’aereo si trovava a circa 14.830 piedi e subì una rapida depressurizzazione. Un assistente di volo e 7 passeggeri riportarono ferite lievi. Il velivolo tornò a Portland e atterrò senza altre conseguenze.

L’NTSB ha stabilito che mancavano i 4 bulloni necessari a impedire al pannello di spostarsi verso l’alto. Il componente era stato aperto il 18 settembre 2023 nello stabilimento Boeing di Renton per consentire alcuni lavori sui rivetti della fusoliera. Fu richiuso il giorno successivo.

Il lavoro non venne registrato secondo la procedura prevista. L’assenza della documentazione impedì che la richiusura fosse sottoposta al controllo qualità. I tecnici specializzati che avrebbero dovuto occuparsi dell’operazione non erano presenti quando il pannello fu rimontato.

Questo passaggio richiede una distinzione. Freefall raccoglie accuse sulla cancellazione di registrazioni relative alle non conformità. Per il volo Alaska 1282, l’NTSB ha accertato che la documentazione prevista non fu prodotta. Non ha concluso che quei documenti fossero stati cancellati.

La causa probabile indicata dall’NTSB fu l’incapacità di Boeing di fornire formazione, indicazioni e supervisione adeguate ai lavoratori. L’agenzia criticò anche la FAA: i controlli non avevano permesso di individuare e correggere problemi ripetuti e sistemici nella procedura usata per rimuovere e reinstallare i componenti.

Qui la tesi del documentario trova un riscontro preciso. Non si parla di una sensazione trasmessa dal montaggio o di un timore espresso da un dipendente. Si parla di un processo produttivo che non funzionò, di 4 bulloni mancanti e di un controllo che non venne eseguito.

Dove Freefall semplifica la crisi Boeing

Il film è efficace quando mostra la distanza tra le rassicurazioni ufficiali e le esperienze raccontate da chi lavorava negli stabilimenti. Lo è meno quando deve spiegare chi prese le decisioni, come cambiarono i processi e quali interventi furono applicati dopo il 2024.

Il rischio è trasformare “Boeing” in un unico soggetto indistinto. Dentro quella parola finiscono dirigenti, ingegneri, responsabili della produzione, fornitori, ispettori e autorità di certificazione. Il risultato è una condanna generale molto netta, ma una ricostruzione meno precisa delle responsabilità.

La FAA fermò l’espansione della produzione del 737 MAX dopo l’incidente di Portland, aumentò il numero degli ispettori negli stabilimenti di Boeing e Spirit AeroSystems e sottopose la linea produttiva a una verifica straordinaria. L’audit rilevò non conformità nel controllo dei processi, nella gestione e conservazione delle parti e nei controlli sul prodotto. Boeing dovette presentare un piano correttivo che comprendesse formazione, procedure più chiare, verifiche interne e maggiore controllo sui fornitori. La FAA ha mantenuto una presenza rafforzata negli stabilimenti.

Questi interventi esistono e non possono essere ignorati. Freefall non offre però un confronto sufficiente tra le condizioni raccontate dai whistleblower e ciò che avviene oggi sulle linee. Mostra le promesse dell’azienda, ma non dispone degli elementi necessari per stabilire se il cambiamento sia ormai radicato.

Boeing ha risposto ai produttori del film sostenendo che alcune accuse sono prive di fondamento e che altri problemi sono stati risolti o sono ancora oggetto di interventi. L’NTSB, nel rapporto pubblicato nel giugno 2025, ha però concluso che nei 2 anni precedenti all’incidente Alaska 1282 il sistema volontario di gestione della sicurezza dell’azienda era inadeguato e non aveva identificato in anticipo i rischi.

Una responsabilità rimasta senza processo

Anche il fronte giudiziario aiuta a capire la rabbia che attraversa il documentario. Nel 2021 il Dipartimento di Giustizia statunitense accusò Boeing di associazione per delinquere finalizzata a frodare gli Stati Uniti per le informazioni sul MCAS fornite alla FAA. L’accordo giudiziario differito prevedeva pagamenti per oltre 2,5 miliardi di dollari.

Nel maggio 2024 il Dipartimento di Giustizia comunicò al tribunale che Boeing aveva violato gli obblighi dell’accordo, perché non aveva attuato un programma adeguato per prevenire e rilevare le violazioni delle norme sulle frodi.

Un nuovo accordo di non perseguibilità fu firmato nel maggio 2025. Boeing accettò pagamenti e impegni per 1,1 miliardi di dollari. Il procedimento penale fu archiviato nel novembre dello stesso anno. Le famiglie delle vittime contestarono la decisione, ma il 31 marzo 2026 la Corte d’appello del Quinto circuito respinse i loro ricorsi. La cronologia completa è pubblicata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Freefall torna così nello stesso luogo in cui si era fermato Downfall: un’audizione del Senato, un amministratore delegato interrogato e la richiesta di sapere chi debba rispondere delle decisioni prese. Cambiano le immagini e il dirigente seduto davanti ai senatori. La domanda resta aperta.

Salirei ancora su un 737 MAX o su un 787?

Dalla visione di Freefall sono uscito con una domanda molto semplice: domani salirei tranquillo su un 737 MAX o su un 787?

Razionalmente, sì. I 2 modelli continuano a operare. Il MAX è tornato in servizio dopo modifiche tecniche, verifiche e nuovi requisiti di addestramento. Non ci sono elementi nei rapporti ufficiali citati per sostenere che il 737 MAX o il 787 debbano essere evitati dai passeggeri.

Sarei tranquillo come prima di vedere Freefall? No.

Il documentario non dimostra che questi aerei siano insicuri. Mostra quanto sia diventato difficile accettare una rassicurazione senza chiedere quali controlli la sostengano. Nel caso Alaska 1282, formazione, procedure, registrazioni e supervisione non funzionarono come previsto. Lo ha stabilito l’NTSB, non il montaggio di un film.

Boeing deve ancora riconquistare quella fiducia. E può farlo soltanto mostrando che quanto accertato sul 737 MAX 9 non può ripetersi lungo le sue linee di produzione.

The Flying Guru

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