Quando l’Italia aveva la sua Lufthansa

La compagnia che per un paio d’anni ha provato a diventare la risposta tedesca al vuoto lasciato da Alitalia.

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui i passeggeri che salivano a Milano Malpensa si ritrovavano a bordo di un Airbus A319 con la livrea Lufthansa e il nome “Torino” stampato sulla carlinga. Non era un errore di verniciatura, né un volo Lufthansa “classico” in arrivo da Francoforte. Era Lufthansa Italia: la compagnia che, per un paio d’anni, ha provato a diventare la risposta tedesca al vuoto lasciato da Alitalia.

L’idea nacque nel 2008 in un momento di grande incertezza. Alitalia stava riorganizzando la propria rete e ridimensionando Malpensa. Lufthansa, da sempre attentissima ai mercati redditizi, vide un’opportunità irripetibile: presidiare la Lombardia e catturare la clientela business italiana che non si rassegnava a cambiare aeroporto o a rivolgersi ai vettori low-cost.

All’inizio si pensò di usare Air Dolomiti, la controllata regionale. Ma presto il progetto crebbe di ambizione: nacque così Lufthansa Italia, una compagnia con base a Milano, equipaggi italiani, aerei registrati in Germania e un look che mescolava la sobrietà tedesca con un tocco di tricolore.

Il debutto avvenne il 2 febbraio 2009. La flotta era composta da nove Airbus A319, ciascuno dedicato a una città italiana: “Catania”, “Milano”, “Torino”, “Venezia” e altre. Gli interni offrivano due classi di servizio, catering completo e il programma fedeltà Miles & More, che per molti viaggiatori italiani era sinonimo di status. Lufthansa Italia operava tutti i voli di linea utilizzando l’indicativo di chiamata e il numero di volo Lufthansa. Tuttavia, per i voli operati direttamente con il proprio COA, il codice ICAO utilizzato era LIT (unicamente per voli charter).

Le destinazioni raccontavano l’ambizione del progetto: Parigi, Londra, Barcellona, Madrid, Lisbona, Bruxelles, Budapest, Bucarest. Non mancavano i voli nazionali, come la rotta Milano MXP-Roma FCO e le linee stagionali verso il mare, da Olbia a Palma di Maiorca.

Era un esperimento curioso. Lufthansa, compagnia di bandiera della Germania, scendeva in campo con un marchio disegnato su misura per i passeggeri italiani, in un mercato dove Ryanair ed easyJet iniziavano a dettare legge sui prezzi.

Nonostante il fascino del brand e l’attenzione ai dettagli, Lufthansa Italia dovette fare i conti con un contesto più difficile del previsto. Il Nord Italia era un terreno competitivo spietato. Le low-cost attiravano i passeggeri più sensibili al prezzo, mentre Alitalia difendeva con forza la rotta Milano-Roma.

I costi di esercizio, in particolare quelli legati al personale e alle infrastrutture di Malpensa, finirono per erodere la sostenibilità del progetto. Anche i tassi di riempimento, spesso inferiori alle aspettative, contribuirono a minare l’equilibrio economico.

Nel luglio 2011 Lufthansa annunciò che l’esperimento si sarebbe concluso a breve. L’ultimo volo decollò il 29 ottobre 2011, chiudendo una pagina breve ma significativa di storia dell’aviazione italiana.

Oggi Lufthansa Italia è un ricordo che incuriosisce gli appassionati. Una compagnia a metà tra il tentativo industriale e l’esperimento di marketing, che mostrava come anche un colosso europeo fosse disposto a calarsi nei panni di un vettore nazionale pur di conquistare un mercato strategico.

Il know-how e le relazioni costruite in quel periodo non sono andate sprecate. Dopo Lufthansa Italia, il gruppo tedesco ha consolidato la presenza in Italia grazie ad Air Dolomiti, che oggi collega molte città italiane con Monaco e Francoforte. Più di recente, la scelta di diventare socio di ITA Airways si lega proprio a quell’esperienza: una prova generale di radicamento che, con altre forme, continua ancora.

C’è stato un tempo, insomma, in cui l’Italia aveva la sua Lufthansa. Un tempo in cui a Malpensa atterrava un Airbus bianco e blu, con un nome italiano stampato sotto i finestrini e un’ambizione grande quanto un continente.

Non mi feci scappare l’occasione di provarla, ben 16 anni fa…

The Flying Guru

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