Usa, ipotesi stop ai voli internazionali negli aeroporti delle sanctuary cities

Negli Stati Uniti prende forma un’ipotesi con effetti diretti su compagnie aeree, aeroporti e reti internazionali. Il Dipartimento per la sicurezza interna starebbe preparando un piano per ritirare gli agenti della Customs and Border Protection (CBP) dagli scali situati nelle cosiddette sanctuary cities.

La misura, evocata da Markwayne Mullin in un’intervista a Fox News, fermerebbe di fatto i voli internazionali in arrivo e in partenza da questi aeroporti: per legge federale, infatti, la presenza della CBP è necessaria per il trattamento dei passeggeri internazionali.

Secondo Mullin, il progetto nasce come risposta alle proteste contro la politica federale sull’immigrazione. Il segretario ha sostenuto che in alcune città i manifestanti ostacolerebbero il lavoro del personale federale e l’accesso alle strutture. I piani, ha precisato, sarebbero in fase di preparazione ma non ancora attivati. In precedenza lo stesso Mullin aveva già segnalato ai dirigenti del settore viaggi la possibilità di un divieto sui collegamenti internazionali da e per le sanctuary cities. Di segno diverso la posizione del segretario ai Trasporti Sean Duffy, che durante un’audizione alla Camera ha espresso contrarietà.

L’impatto potenziale sul mercato sarebbe ampio. Le sanctuary jurisdictions sono città, contee o Stati che limitano la cooperazione con le autorità federali in materia di immigrazione. Il Dipartimento per la sicurezza interna ha iniziato a pubblicarne gli elenchi ufficiali, spesso contestati in tribunale. L’ultima lista disponibile sul sito del dipartimento, aggiornata a ottobre 2025, comprende vari aeroporti e indica anche 11 Stati interi, tra cui California, Illinois e New York, oltre a Washington. Se il piano fosse esteso a tutte queste aree, la misura potrebbe coinvolgere una quota rilevante del traffico internazionale statunitense e numerosi grandi hub internazionali.

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Per vettori e gestori aeroportuali il nodo è operativo prima ancora che politico. Molti scali negli Stati Uniti appartengono ad autorità locali, ma senza agenti CBP non possono processare arrivi internazionali. Questo inciderebbe sulla programmazione dei voli, sulla capacità offerta e sull’assetto dei network, con possibili trasferimenti di traffico verso aeroporti fuori dalle giurisdizioni interessate.

Le ricadute toccherebbero anche i ricavi non aviation degli aeroporti, legati ai passeggeri internazionali, e la connettività dei mercati serviti.

Foto in apertura: Aero Icarus from Zürich, Switzerland su Wikimedia (licenza CC BY-SA 2.0, via Openverse).

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