Alle 01:33 italiane del 30 maggio 2026 United Launch Alliance ha lanciato con successo dal Launch Complex-41 di Cape Canaveral la missione LA-07 della costellazione Amazon Leo, affidata a un razzo Atlas V.
Dopo circa 15 minuti di volo, i 29 satelliti sono stati rilasciati secondo la sequenza prevista e hanno avviato le manovre per raggiungere l’orbita operativa. Il volo arriva a poco più di un mese dalla missione LE-02 effettuata con Ariane 64 e a soli due giorni da un altro lancio Atlas V con ulteriori 29 satelliti, confermando l’accelerazione del programma di dispiegamento.
Con questa missione, Amazon porta a 331 il numero di satelliti già posizionati in orbita terrestre bassa. L’obiettivo finale resta però molto più ampio: superare quota 3.000 satelliti distribuiti tra 590 e 630 chilometri di altitudine per offrire servizi internet a banda larga nelle aree meno servite dalle infrastrutture terrestri. Dal punto di vista industriale, il progetto richiede una cadenza di lanci elevata e continuativa, motivo per cui Amazon ha costruito una strategia multi-fornitore coinvolgendo ULA, Arianespace, SpaceX e Blue Origin.

Il successo di LA-07 assume un rilievo particolare alla luce dell’incidente avvenuto poche ore prima al Launch Complex-36A, dove il primo stadio di un New Glenn è esploso durante uno static fire test in preparazione al quarto volo del vettore. Quel lancio avrebbe dovuto trasportare 48 satelliti Amazon Leo, il carico più numeroso previsto finora per la costellazione.
I satelliti non sono andati perduti perché si trovavano nell’edificio di integrazione, ma restano da chiarire l’entità dei danni al pad e i tempi necessari per il ripristino dell’infrastruttura.
Sul piano del calendario, l’episodio potrebbe pesare sulle 24 missioni contrattualizzate da Amazon con Blue Origin, anche se al momento non sono state comunicate revisioni ufficiali. In questo contesto, la disponibilità di vettori alternativi diventa centrale per mantenere il ritmo di crescita della rete.
La scelta di distribuire i lanci su più operatori si conferma quindi non solo una leva industriale, ma anche uno strumento di mitigazione del rischio per un’infrastruttura spaziale destinata ad avere un ruolo crescente nel mercato globale della connettività.
The Flying Guru
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