Belavia fuori dalle sanzioni USA: un assist a Mosca sui pezzi di ricambio

Gli Stati Uniti hanno rimosso le sanzioni che da anni bloccavano la compagnia di bandiera bielorussa Belavia. La decisione è arrivata l’11 settembre su ordine di Donald Trump, dopo il rilascio da parte di Minsk di 52 prigionieri politici, tra cui alcuni cittadini stranieri. Il provvedimento consente ora alla compagnia di tornare ad acquistare componenti per la sua flotta e di operare con maggiore libertà commerciale.

Contestualmente, Washington ha annunciato la volontà di riaprire l’ambasciata a Minsk, chiusa da tempo, e di riprendere rapporti diplomatici regolari con la Bielorussia.

L’aspetto più delicato non riguarda i voli in sé, ma i pezzi di ricambio. Belavia è a tutti gli effetti sotto l’influenza del Cremlino e la Bielorussia ha assunto un ruolo di dipendenza politica da Mosca. In questo contesto la compagnia potrebbe diventare un canale parallelo per rifornire indirettamente le flotte russe, messe a dura prova dalle sanzioni occidentali: Airbus e Boeing fermi in attesa di manutenzione, aeromobili cannibalizzati per recuperare componenti, standard di sicurezza in discesa.

La riapertura a Belavia rischia così di trasformarsi in una boccata d’ossigeno proprio per quelle flotte russe che negli ultimi anni stanno letteralmente cadendo a pezzi.

Un precedente significativo lo racconta Reuters: già nel 2024 Belavia ha cercato di rimettere in piedi la propria flotta grazie a tre Airbus A330 arrivati in pessime condizioni, acquistati da una poco nota società gambiana, Magic Air. L’operazione si è rivelata lenta e opaca, con aerei da rimettere in efficienza e piloti da riqualificare.

Per gli analisti, quell’accordo non era soltanto un tentativo di rilancio per Belavia, ma il segnale di un meccanismo più ampio: utilizzare compagnie di comodo e registri extraeuropei per far arrivare in Russia aerei usati e soprattutto pezzi di ricambio, aggirando così le restrizioni occidentali

Non stupisce quindi la scelta di Trump, data la ormai nota ambivalenza del presidente americano nei confronti di Mosca: un atteggiamento fatto di aperture e giustificazioni che si ripetono. Lo dimostra anche la dichiarazione di ieri, riportata da Bloomberg, quando ha definito l’incursione dei droni russi nello spazio aereo polacco “un possibile errore”, aggiungendo di non essere “felice di nulla in relazione a tutta questa situazione” e auspicando che “finisca presto”. Un’altra concessione verbale che si aggiunge all’elenco delle accondiscendenze verso la Russia che segnano la sua presidenza.

The Flying Guru

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