Grandi porzioni dello spazio aereo mediorientale rimangono chiuse o fortemente limitate. L’Aviation analytics firm Cirium ha stimato che dal 28 febbraio al 6 marzo sono stati cancellati più di 29.000 voli su circa 51.000 programmati nella regione. Un tasso di cancellazione complessivo che, nei giorni peggiori, ha superato il 65% dei voli in partenza.
I dati aggiornati al 6 marzo mostrano qualche segnale di miglioramento: quel giorno erano programmati 3.623 voli in partenza dal Medio Oriente, con 1.567 cancellazioni, pari al 43,25%. Ancora un numero enorme, ma in netto calo rispetto ai giorni precedenti.
L’andamento giorno per giorno
Il picco della crisi sembra collocato tra il 1 e il 4 marzo, quando circa sei voli su dieci non sono mai decollati. Cirium segnala però che la copertura dei dati su Iran ed Emirati Arabi Uniti resta parziale, il che significa che la reale entità della disruption potrebbe essere sottostimata.
Gli aeroporti più colpiti
Doha e Bahrain sono di fatto ferme. Dubai opera a ranghi ridotti: il 6 marzo sono partiti 118 voli su 604 programmati. Muscat è l’eccezione positiva, con il tasso di cancellazione più basso della regione.
Sul fronte dei paesi di arrivo, i più colpiti al 6 marzo risultavano Bahrain (97%), Qatar (96%), Israele (65%) e Kuwait (64%). Arabia Saudita, Oman ed Egitto hanno registrato tassi più contenuti, rispettivamente al 14%, 11% e 10%.
Lo stato compagnia per compagnia
Tutti i vettori della regione coinvolti
Qatar Airways è ferma. La compagnia ha comunicato che le operazioni riprenderanno solo quando l’autorità dell’aviazione civile del Qatar dichiarerà lo spazio aereo sicuro. Nessuna data indicata.
Etihad ha ripreso un orario commerciale limitato da Abu Dhabi dal 6 marzo, con un numero selezionato di destinazioni operative. Tutte le altre rotte rimangono sospese.
Emirates sta operando un network ridotto da Dubai, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare gradualmente le proprie rotte intercontinentali se le condizioni continueranno a migliorare.
flydubai ha riattivato le operazioni su tutta la rete con un orario ridotto, aggiornando continuamente il timetable man mano che le restrizioni vengono allentate.
Gulf Air rimane a terra. La compagnia ha confermato la sospensione di tutti i voli in attesa dell’autorizzazione delle autorità del Bahrain, dove lo spazio aereo è ancora chiuso.
Oman Air ha cancellato alcune rotte regionali ma mantiene attivi alcuni collegamenti, con un approccio che varia rotta per rotta.
Quando torna tutto alla normalità?
La risposta onesta è che non c’è ancora una data. La riapertura degli spazi aerei dipenderà dalle valutazioni di sicurezza delle autorità militari e civili dei singoli paesi. E anche quando arriverà il via libera istituzionale, le compagnie assicurative potrebbero muoversi con più cautela, soprattutto sulle rotte verso le aree considerate ad alto rischio.
Va poi considerato il problema logistico. Gli aerei sono fuori posizione su più continenti, gli equipaggi sono dispersi, e i banchi di voli coordinati su cui lavorano hub come Dubai, Doha e Abu Dhabi sono stati completamente smontati. Ricostruire quelle rotazioni richiede giorni, non ore. Le compagnie probabilmente riprenderanno prima le rotte intercontinentali principali e i voli cargo, poi gradualmente il network regionale e di connecting.
Non è la prima volta che l’aviazione commerciale si trova ad affrontare una chiusura di spazio aereo su questa scala. Nel 2010, l’eruzione del vulcano islandese – dal nome impronunciabile – bloccò i cieli europei per otto giorni. Come allora, la fine delle restrizioni segnerà l’inizio della ripresa, non la fine dei problemi.
The Flying Guru
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