Il 20 agosto 1915, trentatré biplani Ca.1 decollano da Pordenone per colpire l’aeroporto austriaco di Aisovizza. È la prima azione di bombardamento strategico della storia dell’aviazione italiana, un’operazione che anticipa di anni le dottrine elaborate da Douhet e Mitchell. Piero Baroni ricostruisce questa stagione pionieristica in Bombardieri Caproni: le ali della vittoria, pubblicato da Settimo Sigillo nel 2006.
L’epopea industriale di Giovanni Battista Caproni
Il volume segue un doppio binario narrativo. Da una parte la figura di Giovanni Battista Caproni, ingegnere trentino che nel 1908 costruisce il suo primo aeroplano a Malpensa con mezzi artigianali. Dall’altra lo sviluppo tecnico dei bombardieri che porteranno il suo nome sui cieli del Carso, dell’Isonzo e oltre l’Adriatico fino a Pola e Cattaro. Baroni documenta il passaggio dai primi Ca.1 (capaci di trasportare 450 kg di bombe) ai giganteschi triplani Ca.4 e Ca.5, macchine da 150 cavalli per motore che nel 1918 raggiungevano autonomie impensabili per l’epoca.
Le squadriglie e gli uomini
Il cuore del libro risiede nelle operazioni. Le squadriglie Caproni operarono in condizioni che oggi definiremmo suicide: motori inaffidabili, navigazione a vista, difesa contraerea sempre più efficace. Baroni riporta i diari di missione, le perdite (oltre il 30% degli equipaggi in alcuni periodi del 1917), i bersagli colpiti. Non mancano i profili dei comandanti e degli equipaggi, anche se la trattazione privilegia l’aspetto operativo rispetto a quello biografico.
Fonti e iconografia
L’apparato iconografico comprende fotografie d’epoca provenienti in larga parte dall’Archivio Caproni, oggi confluito nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Le immagini documentano sia la produzione industriale (le officine di Taliedo lavoravano su tre turni nel 1918) sia le operazioni al fronte. Le didascalie sono precise, anche se non sempre riportano data e luogo di scatto.
Un testo di parte, con consapevolezza
Settimo Sigillo è un editore con una linea precisa, e il sottotitolo (le ali della vittoria) non nasconde l’intento celebrativo. Baroni non finge neutralità: il suo è un omaggio all’industria aeronautica italiana e al contributo dei bombardieri nella vittoria del 1918. Questo approccio produce pagine di grande efficacia narrativa quando descrive le missioni su Pola o il bombardamento di Lubiana, ma tende a sorvolare sui limiti organizzativi e sulle rivalità interne al Comando Supremo che ostacolarono l’impiego coordinato dell’arma aerea.
Per chi cerca un’analisi critica del pensiero strategico italiano nella Grande Guerra, esistono testi più equilibrati. Per chi vuole capire come funzionava un Ca.3, quali rotte seguivano gli equipaggi per evitare la contraerea del Carso, quante bombe caricava un triplano per colpire le basi navali austriache, questo volume risponde con dovizia di dettagli. Una lettura che restituisce il peso specifico di un’industria (la Caproni produceva 25 velivoli al mese nel 1918) e di uomini che volavano su macchine di legno e tela contro un nemico preparato.
The Flying Guru
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