Nel 728 il papa Gregorio II arma le prime navi per difendere Roma dai Longobardi. È l’atto fondativo di una potenza navale che pochi oggi associano alla Santa Sede, eppure per quasi otto secoli le galee pontificie solcarono il Tirreno, l’Adriatico e il Mediterraneo orientale. Alberto Guglielmotti, frate domenicano e storico navale dell’Ottocento, dedica a questa vicenda dimenticata un’opera monumentale pubblicata nel 1876, ancora oggi riferimento per chi studia la storia marittima italiana pre-rinascimentale.
Un domenicano tra gli archivi vaticani
Guglielmotti non era un dilettante. Cappellano della marina pontificia, ebbe accesso diretto agli archivi vaticani e alle fonti primarie che altri studiosi del suo tempo potevano solo sognare. Il risultato è una ricostruzione che copre oltre sette secoli (dal 728 al 1499) con un dettaglio documentario impressionante per l’epoca. Bolle papali, trattati, registri di arsenale: il frate domenicano cita e analizza materiale che in molti casi non è stato più studiato con la stessa sistematicità.
Dalle incursioni saracene a Lepanto (quasi)
Il volume percorre le fasi cruciali della presenza navale pontificia nel Mediterraneo. Le prime difese costiere contro i raid saraceni dell’IX secolo, la costruzione dell’arsenale di Civitavecchia, le crociate e il ruolo delle galee papali nelle operazioni in Terrasanta, fino alle guerre italiane del Quattrocento. Guglielmotti non si limita agli eventi bellici: analizza cantieri, tecniche costruttive, reclutamento degli equipaggi, finanziamenti. È storia navale nel senso più ampio, non semplice cronaca di battaglie.
I limiti di un classico ottocentesco
Ovviamente, un testo del 1876 porta con sé i limiti della storiografia del suo tempo. Lo stile è quello della grande narrazione patriottica risorgimentale, con accenti apologetici verso il ruolo civilizzatore della Chiesa. Le interpretazioni andrebbero confrontate con la ricerca moderna. Ma come fonte primaria (Guglielmotti cita documenti che poi andarono perduti o dispersi) il valore resta altissimo. Disponibile oggi in ristampe e edizioni digitalizzate, il libro si legge con sorprendente fluidità nonostante l’età.
A chi è destinato
Non è un testo introduttivo. Chi cerca una panoramica agile sulla storia navale medievale troverà di meglio altrove. Ma per lo studioso, il modellista navale che vuole fonti d’epoca, o semplicemente chi si chiede come la Santa Sede abbia potuto mantenere una flotta da guerra per secoli, l’opera di Guglielmotti rimane un documento unico. La marina pontificia esiste ancora (tecnicamente) con poche motovedette sul Tevere. Questo libro racconta quando era una forza capace di cambiare gli equilibri del Mediterraneo.
The Flying Guru
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?




