Artemis II è in volo: quattro astronauti verso la Luna per la prima volta in cinquant’anni

Il 1° aprile 2026 lo Space Launch System ha lanciato dal Kennedy Space Center la capsula Orion con quattro astronauti a bordo. Tutto quello che è successo, minuto per minuto.

Poco dopo la mezzanotte, quattro astronauti sono partiti dalla Terra a bordo di un potente razzo: una missione destinata a riportare l’uomo nei pressi della Luna, inaugurando una nuova fase dell’esplorazione spaziale a più di cinquant’anni dall’era Apollo.

La missione Artemis II è ora in volo: il vettore Space Launch System è decollato dal Kennedy Space Center portando quattro astronauti a bordo della capsula Orion per un test di circa dieci giorni attorno alla Luna e ritorno. Si tratta della prima missione con equipaggio del programma Artemis: un volo di verifica, pensato per testare sistemi e procedure in condizioni reali, e per preparare le missioni successive che porteranno equipaggi in orbita lunare e, in prospettiva, sulla superficie.

Il racconto per immagini del lancio di Artemis II.

Artemis II

La giornata del 1° aprile 2026 al Kennedy Space Center in Florida aveva seguito il ritmo rigoroso di ogni grande lancio: ore di operazioni di rifornimento criogenico, verifiche su migliaia di sensori, la vestizione degli astronauti, la tradizionale partita a carte nella sala equipaggi, il lento avanzare della conta alla rovescia verso la finestra di lancio delle 18:24 EDT. Alle 18:25, il sequenziatore di lancio automatico ha preso il controllo della sequenza terminale, orchestrando gli ultimi dieci minuti con precisione millimetrica: pressurizzazione dei serbatoi, attivazione del software di volo, il passaggio dei sistemi dal controllo a terra a quello di bordo, l’armamento dei pirotecnici di ascesa della capsula Orion.

Il decollo è avvenuto alle 18:35 EDT. I due razzi ausiliari a propellente solido si sono accesi per primi, erogando oltre il 75% della spinta complessiva necessaria a sollevare un vettore da 5,75 milioni di libbre: sommati ai quattro motori RS-25 del core stage già a piena potenza, il sistema ha generato 8,8 milioni di libbre di forza al momento del distacco. Il razzo ha lasciato il Launch Complex 39B, lo stesso che aveva ospitato Artemis I nel novembre 2022, liberandosi dai bracci che fino a quell’istante avevano garantito alimentazione, carburante e connessioni dati.

La sequenza di ascesa si è svolta secondo i tempi previsti. Circa due minuti dopo il decollo, i due booster laterali, alti 54 metri ciascuno, si sono separati dal core stage dopo aver esaurito il propellente; il core stage ha proseguito l’ascesa da solo. Poco più tardi si sono staccati i pannelli di protezione del modulo di servizio e del sistema di abort al lancio: al di sopra degli strati atmosferici più densi, quelle protezioni non erano più necessarie. Alle 18:43, il main engine cutoff del core stage ha concluso la prima grande fase propulsiva della missione; il core stage si è separato dallo stadio superiore a propellente criogenico (ICPS) e dalla capsula Orion, che hanno proseguito autonomamente.

Diciotto minuti circa dopo il decollo, i quattro pannelli solari della capsula Orion (denominata Integrity) si sono dispiegati completamente: ciascuna delle ali si estende dal modulo di servizio europeo per una apertura complessiva di circa 19 metri. Ogni pannello incorpora 15.000 celle fotovoltaiche orientabili su due assi, in grado di inseguire il Sole mentre il veicolo modifica assetto durante l’orbita terrestre e il trasferimento lunare. I controllori di volo a Houston hanno confermato il dispiegamento regolare di tutte e quattro le ali e l’avvio della generazione di energia.

Le prossime tappe operative sono la manovra di alzata del perigeo (PRM) e la bruciata di alzata dell’apogeo (ARB), destinate ad aumentare rispettivamente il punto più basso e quello più alto dell’orbita di Integrity per prepararla alle operazioni in spazio profondo. Seguirà la dimostrazione di manovrabilità in prossimità: un test di guida manuale relativo nei confronti dello stadio ICPS dopo la separazione, che servirà a verificare la capacità di Orion di manovrare in autonomia rispetto a un altro oggetto in orbita. La dimostrazione è una delle verifiche tecniche centrali di questa missione, propedeutica alle future operazioni di rendezvous e docking in orbita lunare.

Il volo di Artemis II durerà circa dieci giorni. Al termine, la capsula Orion rientrerà nell’atmosfera terrestre a velocità di rientro lunare, circa 11 chilometri al secondo, con la protezione dello scudo termico che dovrà superare temperature di circa 2.760 gradi Celsius: un altro sistema da certificare in condizioni reali prima di affidargli un equipaggio verso la superficie della Luna.

From right to left, NASA astronauts Reid Wiseman, commander; Christina Koch, mission specialist; Victor Glover, pilot; and CSA (Canadian Space Agency) astronaut Jeremy Hansen, mission specialist wave to family and friends as they prepare to depart the Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building to board their Orion spacecraft atop NASA’s Space Launch System (SLS) rocket at Launch Complex 39B, Wednesday, April 1, 2026, at NASA’s Kennedy Space Center in Florida. NASA’s Artemis II mission will take Wiseman, Glover, Koch, and Hansen on a 10-day journey around the Moon and back aboard their Orion spacecraft from Launch Complex 39B, with a two hour launch window opening at . Photo Credit: (NASA/Aubrey Gemignani)

L’equipaggio è composto dagli astronauti NASA Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota) e Christina Koch (specialista di missione), e dall’astronauta dell’Agenzia Spaziale Canadese Jeremy Hansen (specialista di missione): il primo canadese a volare verso la Luna. La missione porterà i quattro oltre le 400.000 chilometri dalla Terra raggiunte dall’Apollo 13 nel 1970, stabilendo il nuovo record di distanza percorsa da esseri umani nello spazio. Non è un traguardo simbolico: è la dimostrazione che il sistema regge, prima di chiedere a un equipaggio di andarci davvero.

The Flying Guru

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