La NASA accelera sul programma Moon Base e assegna 4 nuovi contratti per il trasporto di carichi utili sulla superficie lunare. L’annuncio è arrivato il 30 giugno 2026 durante una conferenza stampa dell’Agenzia con l’amministratore Jared Isaacman e il responsabile del programma Carlos García Galán. Le missioni rientrano nell’iniziativa Commercial Lunar Payload Services, il programma con cui la NASA acquista servizi di consegna da operatori privati per portare strumenti scientifici e dimostratori tecnologici sulla Luna.
Il valore complessivo dei contratti è di circa 590 milioni di dollari. Astrobotic riceve 2 assegnazioni per circa 298 milioni. Firefly Aerospace ottiene una missione da 144 milioni. Intuitive Machines ne realizzerà una da 148 milioni. I voli sono previsti a partire dalla fine del 2028 e useranno versioni aggiornate dei lander già impiegati nei voli precedenti: Griffin per Astrobotic, Blue Ghost per Firefly, Nova C per Intuitive Machines.
Il quadro tecnico è quello del CLPS, avviato dalla NASA nel 2018 per costruire una cadenza regolare di missioni robotiche lunari affidate all’industria. Il modello non prevede lo sviluppo diretto dei veicoli da parte dell’Agenzia. La NASA acquista il servizio di trasporto e definisce il carico utile. Le aziende gestiscono integrazione, lancio, trasferimento e atterraggio. È lo stesso schema che negli ultimi anni ha portato al primo allunaggio statunitense morbido dal programma Apollo con Odysseus di Intuitive Machines nel febbraio 2024 e al volo Blue Ghost 1 di Firefly, concluso con successo nel 2025.
Le 4 missioni annunciate porteranno a bordo gli stessi 3 strumenti scientifici. La scelta indica una logica operativa precisa: raccogliere dati comparabili in siti e campagne diverse, così da costruire una base di conoscenza utile ai futuri sistemi di superficie.
Il primo strumento è SCALPSS, un insieme di 4 telecamere sviluppato per osservare in 3 dimensioni l’interazione tra i motori del lander e la regolite durante la discesa finale. Il fenomeno ha un peso diretto sulla sicurezza delle operazioni. I gas di scarico possono scavare il terreno, sollevare polvere abrasiva e proiettare particelle a distanza. Se più veicoli opereranno nella stessa area, soprattutto nelle regioni del Polo Sud, questo effetto dovrà essere misurato con precisione. SCALPSS era già stato utilizzato su Blue Ghost 1.
Il secondo strumento è LRA, un retroriflettore laser. Questi dispositivi non emettono segnali propri ma riflettono impulsi laser inviati da sonde o osservatori. Servono a determinare con grande accuratezza la posizione del sito di atterraggio. Con il tempo, una rete di retroriflettori distribuiti sulla superficie può diventare un riferimento permanente per navigazione, geodesia lunare e localizzazione di nuove missioni.
Il terzo elemento è LETS, uno spettrometro dedicato alla misura dell’ambiente radiativo sulla superficie. La Luna non possiede un’atmosfera densa né un campo magnetico globale paragonabile a quello terrestre. Le particelle energetiche provenienti dal Sole e dallo spazio profondo raggiungono quindi il suolo con intensità molto superiore rispetto alla Terra. Dati di questo tipo servono per definire schermature, tempi di permanenza e profili operativi dei futuri equipaggi.
L’obiettivo dichiarato dalla NASA è aumentare la frequenza dei voli lunari e accumulare esperienza operativa. La Moon Base, nella formulazione presentata dall’Agenzia, non coincide con una singola struttura. È un insieme di infrastrutture, veicoli, sistemi energetici, collegamenti di comunicazione e nodi logistici da distribuire nel tempo, con una concentrazione particolare attorno al Polo Sud lunare. Quell’area interessa per la presenza di regioni in ombra permanente dove osservazioni orbitali, raccolte negli anni da missioni come Lunar Reconnaissance Orbiter e da strumenti come il radar Mini RF, hanno indicato depositi di ghiaccio d’acqua.
Tra le novità illustrate dalla NASA c’è anche PROMISE, acronimo di Polar Rover for Observation, Mapping, and In Situ Exploration. Si tratta di un rover sperimentale che deriva dal progetto di Perseverance, il veicolo del Jet Propulsion Laboratory operativo su Marte dal 2021. L’idea è adattare una piattaforma già collaudata all’ambiente lunare per svolgere ricognizione scientifica al Polo Sud.
Il passaggio da Marte alla Luna non è banale. Perseverance è stato progettato per un’atmosfera tenue ma presente, con un ciclo termico diverso e una dinamica del suolo differente. Sulla Luna il rover dovrebbe operare nel vuoto, con forti escursioni termiche, polvere molto abrasiva e condizioni di illuminazione estreme nelle aree polari. L’interesse della NASA sta proprio qui: usare una base tecnologica matura per verificare quali modifiche servono a un veicolo destinato a missioni di lunga durata sulla superficie lunare. Il compito di PROMISE sarebbe lo studio del terreno, del sottosuolo e della distribuzione di risorse potenziali, a partire dal ghiaccio d’acqua.
Sul piano industriale, il programma apre una nuova fase di gare. La NASA ha già avviato richieste di proposta per sistemi di produzione e distribuzione dell’energia sulla superficie, generatori a radioisotopi, tecnologie per l’uso delle risorse in situ, produzione di componenti direttamente nello spazio e materiali avanzati. Si tratta di elementi centrali per qualsiasi presenza continuativa: energia nelle notti lunari o nelle zone in ombra, capacità di fabbricare parti di ricambio, riduzione della dipendenza dai rifornimenti terrestri.
Nei mesi successivi l’Agenzia prevede altri bandi. Tra luglio e agosto sono attese richieste per nuovi lander commerciali dedicati a strumenti scientifici, per un dimostratore tecnologico di sistemi di alimentazione e avionica e per un sistema di ripresa ad alta risoluzione del Polo Sud lunare. È prevista anche una futura gara per una costellazione di satelliti destinata a comunicazioni e navigazione. Un’infrastruttura di questo tipo è considerata necessaria perché molte aree polari hanno visibilità limitata verso la Terra e perché una presenza distribuita di lander, rover e habitat richiede collegamenti continui e servizi di posizionamento.
La strategia NASA si inserisce in una competizione industriale già visibile. Astrobotic, Firefly e Intuitive Machines rappresentano oggi il nucleo più attivo del mercato statunitense dei lander lunari commerciali. Per le aziende, i contratti CLPS non coprono solo il singolo volo. Consentono di qualificare piattaforme, consolidare catene di fornitura, attrarre clienti istituzionali e preparare applicazioni oltre la NASA. Per l’Agenzia, il vantaggio sta nella possibilità di distribuire il rischio tra più fornitori e mantenere una frequenza di missione che il modello tradizionale faticherebbe a sostenere.
Il calendario operativo resta legato alla maturazione tecnica dei veicoli e alla disponibilità dei lanciatori. Le missioni assegnate partiranno non prima della fine del 2028. Tra ora e quella data la NASA userà i voli CLPS e gli altri segmenti del programma lunare per definire i siti, testare la logistica di superficie e raccogliere dati ambientali. I 3 strumenti ripetuti su tutte le nuove missioni mostrano la priorità del momento: capire meglio come si atterra, come si localizzano con precisione i veicoli e quale ambiente radiativo attende sistemi e astronauti sul suolo lunare.
The Flying Guru
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