750 milioni in fumo: Trump ordina alla NASA di distruggere OCO-2, il satellite che monitora la CO₂

Era partito come un progetto tecnico di punta della NASA. Doveva mappare la CO₂ con precisione senza precedenti e aiutare a capire come funziona il ciclo del carbonio sul nostro pianeta. In realtà, ha fatto molto di più.

L’OCO-2 (Orbiting Carbon Observatory-2) è un satellite scientifico della NASA, lanciato nel luglio 2014, con un obiettivo preciso: mappare le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica su scala globale. Per anni è stato considerato uno dei pilastri scientifici della lotta al cambiamento climatico, e ha fornito dati fondamentali per comprendere le dinamiche del ciclo del carbonio. È costato 750 milioni di dollari e oggi funziona perfettamente. Costa appena 15 milioni di dolalri l’anno per essere mantenuto in orbita. Eppure, l’amministrazione Trump ha ordinato alla NASA di spegnerlo. Non solo: di predisporre un piano per farlo rientrare e bruciare nell’atmosfera.

Cosa fa l’OCO-2 di preciso?

Lanciato da Vandenberg nel 2014, l’OCO-2 è il successore del primo osservatorio OCO, andato perso durante un lancio fallito nel 2009. È un satellite in orbita bassa, a 705 km di quota, dotato di uno spettrometro ad alta precisione capace di rilevare con estrema accuratezza la quantità di CO₂ presente nell’atmosfera terrestre.

Il satellite raccoglie circa un milione di osservazioni al giorno. Permette di analizzare le sorgenti emissive (naturali e antropiche) e i pozzi di assorbimento del carbonio (foreste, oceani, suoli), fornendo uno strumento chiave per verificare il rispetto degli accordi internazionali sul clima. I dati raccolti da OCO-2 sono utilizzati da centinaia di enti di ricerca, climatologi, università e agenzie meteorologiche. Nessun altro satellite offre la stessa combinazione di copertura globale, risoluzione spaziale e continuità temporale.

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Un risultato inatteso della missione riguarda l’agricoltura: OCO-2 è in grado di rilevare la fluorescenza clorofilliana, cioè la tenue luce emessa dalle piante durante la fotosintesi. È un indicatore diretto dell’attività vegetale. Questi dati vengono utilizzati per monitorare la salute delle colture, prevedere i raccolti, e studiare l’impatto delle condizioni climatiche sull’agricoltura su scala continentale.

Funziona ancora. E costa poco.

Nonostante sia operativo da più di nove anni, OCO-2 è in buone condizioni e pienamente funzionante. La NASA non ha mai segnalato problemi tecnici rilevanti. I costi di mantenimento sono irrisori rispetto all’investimento iniziale: circa 15 milioni di dollari all’anno per operazioni, gestione del satellite, raccolta dati e analisi. Una frazione di quanto speso per costruirlo e lanciarlo.

In altre parole: un investimento pubblico già ammortizzato, che continua a produrre dati scientifici unici al mondo con un budget annuale marginale.

OCO-2 (Orbiting Carbon Observatory-2)

Nonostante tutto questo, l’amministrazione Trump ha deciso di chiudere anticipatamente la missione. Nel bilancio per l’anno fiscale 2026, presentata a maggio, sono stati azzerati i fondi per OCO-2 (e per il suo “fratello minore”, OCO-3, ospitato sulla Stazione Spaziale Internazionale). La NASA ha quindi ordinato al team della missione di iniziare la pianificazione della fase F: il termine tecnico con cui si indica la chiusura definitiva di un programma spaziale.

Per OCO-2, ciò significa predisporre un rientro controllato nell’atmosfera e la distruzione per attrito del satellite. Una procedura che porta alla perdita completa e irreversibile della piattaforma. Secondo fonti interne alla NASA, la richiesta di elaborare il piano di deorbitazione è già stata inoltrata, nonostante il Congresso abbia approvato i fondi per mantenere la missione attiva fino a tutto il 2025.

Il taglio anticipato dei fondi non è solo una scelta discutibile: potrebbe essere illegale. Secondo la legge federale statunitense, l’esecutivo non può bloccare l’utilizzo di fondi già stanziati dal Congresso. Questo tipo di azione rientra nella fattispecie nota come impoundment, già vietata con l’Impoundment Control Act del 1974.

A metà luglio, un gruppo bipartisan di 64 membri del Congresso ha inviato una lettera formale all’amministratore NASA protestando contro la chiusura anticipata delle missioni scientifiche già finanziate. Nella lettera, si definisce la mossa “una violazione del potere di bilancio del Congresso” e “una minaccia alla trasparenza scientifica e alla responsabilità pubblica”.

Nel comunicato ufficiale che accompagna la proposta di bilancio, l’amministrazione Trump motiva il taglio come parte di un “riequilibrio delle priorità”: l’intento è concentrare gli sforzi della NASA sull’esplorazione spaziale (Artemis, ritorno sulla Luna, sbarco su Marte) e ridurre i fondi dedicati alla scienza della Terra e al monitoraggio climatico.

Secondo la Casa Bianca, esistono altri enti che possono occuparsi del clima, e la NASA dovrebbe focalizzarsi su tecnologie spaziali e leadership internazionale nello spazio profondo. Alcuni programmi, come OCO-2, vengono definiti “ridondanti” o “non critici”, nonostante le opinioni contrarie di larga parte della comunità scientifica.

La decisione appare in linea con altre mosse dell’amministrazione Trump nel campo della politica ambientale e climatica. Già nel primo mandato, la Casa Bianca aveva tentato di ridurre o eliminare missioni simili (come PACE o CLARREO), di rimuovere riferimenti al cambiamento climatico dai documenti ufficiali, e di limitare il ruolo degli scienziati federali nelle politiche ambientali.

Nel caso di OCO-2, l’impatto della cancellazione è duplice: da un lato si perde uno strumento scientifico insostituibile, dall’altro si disconosce l’utilità concreta dei dati nel monitoraggio delle emissioni, nella verifica degli impegni climatici e nella gestione agricola.

Nessun altro satellite attualmente in orbita è in grado di sostituire completamente le capacità di OCO-2. I progetti futuri (come la missione CO2M dell’Agenzia Spaziale Europea o il GeoCarb della stessa NASA) sono in fase di sviluppo o già colpiti da ritardi e tagli.

Chiudere OCO-2 adesso significa creare un vuoto nella raccolta dati globale proprio mentre la comunità internazionale tenta di misurare e ridurre le emissioni, e mentre eventi estremi legati al cambiamento climatico si intensificano. Non è una scelta tecnica: è una decisione politica.

Se il Congresso non riuscirà a bloccare i tagli, il satellite sarà spento e distrutto nel 2026. La NASA ha confermato di star valutando accordi esterni per salvare almeno OCO-3, ma per OCO-2 non ci sono alternative. Quando i fondi termineranno, anche i dati si interromperanno. E un satellite da 750 milioni (ancora operativo) si dissolverà nell’atmosfera, come una stella cadente.

Ma al contrario delle stelle, questo fuoco sarà il risultato di una decisione consapevole.

The Flying Guru

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