ISS, la Russia rinuncia alle riparazioni contestate sul modulo Zvezda e cambia strategia

Dopo anni di crepe e perdite d'aria nel modulo Zvezda, Roscosmos avrebbe scelto di limitare l'utilizzo del compartimento PrK invece di procedere con nuove riparazioni contestate dalla NASA.

Per anni le perdite d’aria nel modulo russo Zvezda sono state uno dei problemi più persistenti della Stazione Spaziale Internazionale. Crepe, sigillature, nuove infiltrazioni e continui monitoraggi hanno scandito una vicenda che sembrava senza una soluzione definitiva. Ora potrebbe essere arrivata una svolta, ma non nel modo che molti si aspettavano.

Secondo una ricostruzione pubblicata da Ars Technica sulla base di fonti interne alla NASA, la tensione tra l’agenzia statunitense e Roscosmos avrebbe raggiunto il punto più alto all’inizio di giugno, quando i russi stavano valutando un nuovo intervento sulla sezione PrK del modulo Zvezda, l’area da cui provengono le perdite monitorate dal 2019.

La vicenda è emersa pubblicamente il 5 giugno, quando la NASA ordinò ai membri della missione Crew 12 e all’astronauta statunitense Chris Williams di rifugiarsi nella capsula Crew Dragon e prepararsi a un’eventuale evacuazione. In quel momento sembrò una risposta all’aggravarsi delle perdite. I dettagli diffusi successivamente raccontano una storia più complessa.

Secondo le fonti citate da Ars Technica, Roscosmos avrebbe inizialmente pianificato un intervento utilizzando un trapano per accedere alla zona danneggiata. La NASA avrebbe espresso forti riserve sia sul metodo sia sull’assenza di una documentazione tecnica condivisa riguardante l’analisi del problema e le procedure previste. La discussione sarebbe poi proseguita quando i tecnici russi avrebbero modificato il piano, scegliendo di utilizzare una sega per rimuovere una staffa strutturale all’interno del tunnel PrK.

Quel passaggio coincide con quanto confermato successivamente dalla stessa NASA. In una nota ufficiale pubblicata il 6 giugno, l’agenzia ha spiegato che la riparazione prevista avrebbe comportato un rischio strutturale aggiuntivo nell’area interessata dalle perdite. Per questo motivo gli astronauti americani furono trasferiti nella Crew Dragon in configurazione di “safe haven”, una procedura che consente all’equipaggio di trovarsi già all’interno della navetta di rientro nel caso la situazione degeneri improvvisamente.

Alla fine l’intervento non venne eseguito. Roscosmos decise di sospendere le attività previste e procedere con ulteriori ispezioni e misurazioni. La NASA accolse favorevolmente la decisione e poche ore dopo l’equipaggio tornò alle normali attività.

Per capire perché la sezione PrK sia diventata così problematica bisogna guardare alla sua storia. Questo piccolo compartimento di attracco è uno dei più sfruttati dell’intera Stazione Spaziale Internazionale. Dal lancio del modulo Zvezda nel 2000 ha ospitato decine di attracchi delle navette cargo Progress, arrivando a quota 66 agganci, un numero che secondo diverse ricostruzioni non ha precedenti nella storia dei voli spaziali.

Ogni attracco genera inevitabilmente sollecitazioni meccaniche sulla struttura. Anche quando le manovre vengono eseguite in modo nominale, il contatto tra il veicolo in arrivo e il portello di attracco trasferisce energia alla struttura. Dopo oltre 25 anni di attività e decine di agganci, il compartimento è stato sottoposto a uno stress continuo che avrebbe contribuito alla comparsa delle microfratture individuate negli ultimi anni.

Gli equipaggi della ISS hanno trascorso decine di ore alla ricerca delle perdite. Individuarle non è semplice: si tratta spesso di crepe microscopiche disperse all’interno della struttura. Per contenere il problema i cosmonauti hanno applicato più volte sigillanti speciali, tra cui il composto russo Germetall 1, utilizzato per ridurre le fughe di atmosfera nelle aree ritenute più critiche.

La novità più significativa riguarda però ciò che sarebbe accaduto successivamente. Secondo le fonti citate da Ars Technica, Roscosmos avrebbe deciso di rinunciare all’utilizzo del compartimento PrK per le future operazioni logistiche. In pratica il tunnel interessato dalle perdite non verrebbe più utilizzato come punto di passaggio per le operazioni di carico e scarico delle navette cargo Progress.

Come sono nate le perdite ISS nel compartimento PrK
Il retro di Zvezda fotografato da STS-127 nel luglio del 2009. (Credit: NASA)

Si tratterebbe di una scelta pragmatica: invece di continuare a inseguire una riparazione definitiva in una struttura che presenta problemi da anni, il segmento verrebbe progressivamente escluso dalle attività abituali della stazione. Le future Progress continuerebbero ad attraccare alla ISS, ma le operazioni verrebbero gestite attraverso altri portelli e altri percorsi interni.

La decisione di abbandonare il compartimento non equivale alla soluzione tecnica della perdita. Più semplicemente, sposta il problema: il PrK resta una sezione danneggiata, ma verrebbe usato meno e sottoposto a minori cicli di pressurizzazione, apertura, chiusura e movimentazione dei carichi.

È una soluzione molto russa, nel senso più concreto del termine: non eliminare il problema, ma togliergli spazio. Lasciare la parte fragile dove si trova, isolarla per quanto possibile e riorganizzare le operazioni attorno a essa. Resta da capire se questa scelta sarà definitiva e quali conseguenze avrà sulla gestione del segmento russo negli anni che separano la ISS dalla conclusione della sua vita in orbita.

The Flying Guru

Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?

Topic

VAI
SOSTIENI IL PROGETTO

Ti è utile quello che leggi?

FalcoVBS è un lavoro portato avanti per passione, senza ritorni economici diretti. Se ne apprezzi il valore, il tuo supporto aiuta a tenerlo vivo, indipendente e sostenibile nel tempo.

Offrimi un caffè

C'è altro da leggere

VAI
Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

Topic

VAI