La NASA ha selezionato AstroPix per una dimostrazione in orbita sulla missione Fly Foundational Robots, prevista nel 2027. Il programma serve a verificare nello spazio una nuova tecnologia per la rivelazione dei raggi gamma, la radiazione elettromagnetica più energetica. L’interesse scientifico riguarda una fascia di energia oggi meno coperta dagli strumenti in servizio. In questo intervallo ricadono segnali legati a lampi di raggi gamma, brillamenti solari, fulmini atmosferici e nuclei galattici attivi alimentati da buchi neri supermassicci. Missioni NASA come Fermi e Swift osservano già questi fenomeni, ma con sensibilità ridotta in parte dello spettro.
AstroPix usa rivelatori al silicio pensati per misurare raggi gamma con energie tra 20000 e 700000 elettronvolt. Per confronto, la luce visibile si colloca tra 2 e 3 elettronvolt. Ogni chip integra 4 rivelatori e ciascuno contiene 1225 pixel, con un principio simile a quello dei sensori fotografici. Quando la radiazione attraversa il dispositivo, il sistema registra l’energia depositata e permette di ricostruire le proprietà del segnale. La tecnologia è già passata da campagne su palloni stratosferici e sarà usata anche su razzi suborbitali. Il passaggio in orbita serve a misurarne il comportamento per tempi più lunghi e in condizioni operative reali.
Il carico utile volerà come A:STEP, sigla che indica l’AstroPix Satellite Technology dEmonstration Payload. Sarà installato dentro una Orbital Replacement Unit, un modulo mobile sviluppato da Rocket Lab Robotics e pensato per simulare uno strumento sostituibile in orbita. Durante la missione un braccio robotico della stessa azienda aggancerà il modulo e lo riposizionerà nello spazio, come parte di una prova di manutenzione e servizio satellitare. Solo dopo questa fase AstroPix inizierà a raccogliere dati scientifici e telemetria sul funzionamento dei sensori.
La missione coinvolge anche Astro Digital, che fornirà il veicolo spaziale. L’Orbital Replacement Unit era nata come elemento dimostrativo senza esperimenti a bordo. Il volume interno disponibile, un cubo di circa 30 centimetri per lato, è stato poi destinato a una seconda prova tecnologica. Nei prossimi mesi il team completerà l’hardware di volo, con l’integrazione dei chip e dell’elettronica necessaria per alimentazione, acquisizione dati e trasmissione verso Terra. Per il settore spaziale il test unisce 2 linee di sviluppo: la robotica orbitale per il servizio ai satelliti e i rivelatori compatti per future missioni di astrofisica ad alta energia.
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