Come Trump ha fatto perdere 40 miliardi di dollari al turismo USA, nonostante i Mondiali

Secondo Tourism Economics (Oxford Economics), gli Stati Uniti hanno bruciato 16,6 miliardi di dollari nel 2025 e sono destinati a perderne altri 21 nel 2026: la differenza tra quanto il settore ha incassato e quanto avrebbe guadagnato mantenendo la quota di mercato pre-Trump.

Il 2026 avrebbe dovuto essere l’anno dello tsunami turistico per gli Stati Uniti. Il Mondiale di calcio, in corso in undici città americane, attira oltre 1,2 milioni di tifosi stranieri, mentre il turismo globale è proiettato in crescita del 5,8% nonostante tensioni geopolitiche e tariffe aeree ai massimi storici. Invece, secondo un’analisi di Bloomberg Businessweek basata sui dati di Tourism Economics, gli Stati Uniti stanno vivendo l’esatto opposto: un crollo strutturale della domanda turistica internazionale che, tra il 2025 e il 2026, costerà al Paese fino a 40 miliardi di dollari di mancati introiti.

Il conto di Tourism Economics

Il centro di ricerca, divisione di Oxford Economics, quantifica la perdita in due tranche: 16,6 miliardi di dollari già bruciati nel 2025 e un ulteriore deficit da 21 miliardi atteso nel 2026. La cifra rappresenta la differenza tra gli incassi reali e quanto il settore avrebbe generato mantenendo la quota di mercato pre-Trump.

Aran Ryan, direttore di Tourism Economics, ha sintetizzato così la dinamica: i viaggiatori hanno alternative, e le politiche e le dichiarazioni dell’amministrazione Trump sono il principale fattore del declino statunitense in atto.

Le cause: dazi, confini, retate, truppe

Il rapporto individua un mix di fattori che ha reso gli Stati Uniti una destinazione meno attraente: la politica tariffaria altalenante di Trump, l’inasprimento dei controlli di frontiera e delle politiche sui visti, il dispiegamento di agenti nelle città americane e le missioni militari all’estero. A questo si aggiunge, secondo altre fonti, il giro di vite sui diritti LGBTQ e il bando di ingresso per cittadini di una dozzina di Paesi annunciato nel giugno 2025.

Il paradosso dei Mondiali

Nonostante l’evento sportivo più seguito al mondo si stia giocando in casa, gli Stati Uniti accoglieranno quest’anno circa 71 milioni di visitatori stranieri, in crescita di appena il 3%. Il recupero pieno rispetto al record pre-pandemico di 80 milioni di arrivi, toccato nel 2018, non è previsto prima del 2029: l’anno in cui Trump lascerà la Casa Bianca, secondo le proiezioni di Tourism Economics.

Il Canada volta le spalle agli USA

Il mercato più colpito è quello canadese, storicamente il primo bacino di visitatori stranieri negli Stati Uniti. Le retoriche sul “51° Stato” e le tensioni commerciali hanno spinto milioni di canadesi verso Messico, Caraibi e altre destinazioni: quattro milioni di viaggiatori in meno nel 2025 rispetto all’anno precedente, un calo del 22% che si traduce in una perdita stimata di 4,5 miliardi di dollari per l’economia statunitense. A gennaio 2026 il traffico in ingresso dal Canada risultava ancora in calo, con un -27% negli attraversamenti in auto rispetto all’anno precedente.

Europa e Asia disertano gli Stati Uniti

Il calo non riguarda solo il Nord America. A gennaio 2026 gli arrivi internazionali sono diminuiti del 4,8% su base annua, nono mese consecutivo di flessione secondo i dati del National Travel and Tourism Office del Dipartimento del Commercio USA: -7,5% dall’Asia e -5,2% dall’Europa. Le prenotazioni aeree dall’Europa verso gli Stati Uniti per l’estate 2026 risultano in calo di oltre il 14% su base annua secondo Cirium.

Il primo deficit turistico dal 1999

Il 2025 è stato l’anno in cui gli Stati Uniti sono diventati l’unica grande destinazione al mondo a registrare un calo di visitatori internazionali, secondo un rapporto della minoranza del Joint Economic Committee del Congresso USA. Per la prima volta da quando il settore raccoglie dati, nel 1999, gli americani hanno speso di più all’estero rispetto a quanto gli stranieri abbiano speso negli Stati Uniti: un vero e proprio deficit commerciale del turismo.

Le ricadute sul trasporto aereo

Il crollo della domanda internazionale si riflette direttamente sui vettori che operano rotte transatlantiche e transpacifiche verso gli hub USA. Con capacità pianificata su rotte che non trovano più la domanda attesa, le compagnie aeree nordamericane ed europee sono chiamate a rivedere network e frequenze verso gli Stati Uniti, in un contesto già segnato da margini compressi e costi del carburante instabili.

The Flying Guru

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