BGY cresce ancora: quasi 17 milioni di passeggeri e nuovi investimenti

L’aeroporto di Bergamo chiude il 2025 con quasi 17 milioni di passeggeri, nuovi investimenti e un ruolo sempre più centrale nell’aviazione europea.

L’aeroporto di Bergamo Orio al Serio (BGY) chiude il 2025 con quasi 17 milioni di passeggeri e consolida il proprio ruolo nel sistema aeroportuale italiano ed europeo. Il bilancio approvato da Sacbo racconta uno scalo che non sta soltanto crescendo nei numeri, ma sta cambiando pelle: più capacità, più automazione, più spazio per i passeggeri, più investimenti nelle infrastrutture e una rete di collegamenti che nella stagione estiva arriva a 152 destinazioni in 44 Paesi.

Il dato più immediato è quello del traffico: 16.937.976 passeggeri nel 2025, un risultato superiore alle previsioni di budget e raggiunto mentre l’aeroporto era ancora interessato da lavori di ampliamento. È un elemento non secondario, perché Orio non è cresciuto in una fase di piena stabilità infrastrutturale, ma durante un anno di cantiere, con interventi che hanno modificato alcune parti essenziali del terminal.

A maggio è stata aperta la nuova sala check-in, con 64 postazioni complessive e 22 sistemi self bag drop. A fine novembre è entrata in funzione la nuova area partenze, dotata di apparecchiature radiogene di ultima generazione. Tradotto in termini aeroportuali: lo scalo ha lavorato su due dei punti più sensibili dell’esperienza di viaggio, cioè la consegna del bagaglio e i controlli di sicurezza. Sono passaggi che spesso determinano la percezione reale di un aeroporto, molto più dei numeri assoluti di traffico.

Il risultato è un terminal più ampio, con flussi ridisegnati e spazi raddoppiati in alcune aree. Per un aeroporto come Bergamo, fortemente legato al traffico point to point e a una domanda molto concentrata in alcune fasce orarie, la capacità di assorbire i picchi diventa parte della competitività. Non basta avere più rotte: bisogna riuscire a gestire passeggeri, bagagli, controlli e imbarchi con tempi coerenti con il modello delle compagnie che operano sullo scalo.

Nel panorama italiano, Bergamo resta stabilmente il terzo aeroporto per traffico passeggeri, dietro Roma Fiumicino e Milano Malpensa. Ma il dato più interessante è anche europeo: secondo la graduatoria Aci Europe citata da Sacbo, Orio occupa la 41ª posizione. È la fotografia di uno scalo che ormai non può più essere letto solo come aeroporto “di appoggio” al sistema milanese, perché ha assunto una dimensione propria dentro la rete continentale.

Nella stagione estiva in corso operano su Bergamo 23 compagnie aeree. Il network conta 152 destinazioni in 44 Paesi. È una mappa che conferma la natura internazionale dello scalo e la sua forza nei collegamenti europei, ma anche il peso crescente di Bergamo come piattaforma per il traffico leisure, etnico, turistico e business a medio raggio. La centralità dell’aeroporto non nasce da un singolo vettore o da una singola rotta, ma dalla capacità di costruire massa critica intorno a un modello di collegamenti molto esteso.

Il bilancio 2025 del gruppo Sacbo indica investimenti per oltre 53 milioni di euro. La capogruppo Sacbo S.p.A. ha sostenuto circa 48,1 milioni, mentre la controllata BGY International Services S.r.l. ha effettuato acquisizioni per 4,7 milioni. Sono numeri che mostrano una fase di sviluppo strutturale, non limitata al terminal passeggeri, ma estesa anche alle attività di assistenza a terra, ai servizi aeroportuali e alla digitalizzazione.

Una parte rilevante riguarda la sostenibilità: circa 10 milioni di euro sono stati destinati a opere di mitigazione e compensazione, accessibilità, intermodalità, postazioni di ricarica per veicoli elettrici in area airside, nuovi mezzi elettrici per l’handling e interventi di efficientamento energetico. L’impianto fotovoltaico dello scalo è entrato pienamente a regime e copre oltre il 10% del fabbisogno elettrico dell’aeroporto, a cui si aggiunge l’approvvigionamento da fonti rinnovabili per il 60% del fabbisogno.

Nel linguaggio dell’aviazione questo significa intervenire su una parte sempre più importante della gestione aeroportuale: il rapporto tra crescita del traffico, pressione ambientale e sostenibilità industriale. Un aeroporto che aumenta passeggeri, rotte e attività a terra deve anche contenere consumi, emissioni indirette, impatto sui territori e congestione. È qui che investimenti apparentemente tecnici, come l’elettrificazione dei mezzi di handling o la ricarica airside, diventano parte della strategia complessiva.

La trasformazione digitale vale 2,8 milioni di euro. Anche questo è un dato significativo, perché gli aeroporti non competono soltanto sulle piste o sui terminal, ma sulla capacità di integrare sistemi, dati, controlli, flussi passeggeri, bagagli e servizi alle compagnie. L’automazione del bagaglio, i controlli più avanzati e la gestione digitale dei processi sono ormai elementi centrali per mantenere efficienza in uno scalo che sfiora i 17 milioni di passeggeri.

Il contesto resta però complesso. Giovanni Sanga, presidente di Sacbo, ha ricordato che il primo quadrimestre del 2026 registra una crescita del traffico passeggeri intorno al 6% rispetto all’anno precedente, ma dentro uno scenario segnato da conflitti e instabilità geopolitiche. Sono fattori che incidono sul trasporto aereo in modo diretto e indiretto: rotte che cambiano, spazi aerei che si restringono, costi che oscillano, disponibilità di carburante da monitorare.

Sanga ha sottolineato che le compagnie aeree hanno rassicurato Sacbo sulla disponibilità dei carburanti e sulla conferma della programmazione dei voli. È una precisazione importante, perché nel 2026 il tema del jet fuel è tornato al centro dell’attenzione europea. Per un aeroporto con una rete così ampia, la stabilità della programmazione è una variabile essenziale: non riguarda solo i passeggeri, ma l’intera filiera aeroportuale, dalle società di handling ai servizi commerciali, fino alla gestione dei turni e delle infrastrutture.

Il personale del gruppo Sacbo al 31 dicembre 2025 era pari a 717 addetti, con 41 unità in più rispetto alla fine del 2024. La crescita è legata soprattutto alla controllata BGY International Services, che ha aumentato gli organici di 35 addetti per fronteggiare l’aumento del traffico passeggeri negli ultimi mesi dell’anno e gestire le nuove attività courier. Anche questo dato conferma una tendenza: Orio non è solo passeggeri, ma anche servizi a terra, cargo leggero, attività courier e gestione integrata del traffico aeroportuale.

Sul piano economico, il valore della produzione del gruppo si è attestato poco sotto i 165 milioni di euro. I ricavi aviation del gestore sono pari a 53 milioni, i ricavi commerciali a 72,8 milioni, quelli per assistenza a passeggeri, merci e vettori aerei a 33,4 milioni, mentre altri ricavi e proventi valgono 5,3 milioni. L’Ebit è pari a 20,6 milioni, mentre il risultato netto della capogruppo Sacbo S.p.A. è stato di 8,6 milioni. L’assemblea ha deciso di destinare il 60% a dividendo e il 40% a riserva straordinaria.

Nel frattempo cambia anche la governance. L’assemblea degli azionisti ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio 2028. Ne fanno parte Giovanni Sanga, Daniele Belotti, Gianpietro Benigni, Fabio Bombardieri, Massimiliano Crespi, Stefano Gallini, Renato Redondi, Patrizia Savi, Pierluigi Zaccaria e Giovanni Zambonelli. Il collegio sindacale sarà completato nelle prossime settimane con la nomina del rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il punto, per l’aviazione, è questo: Bergamo entra nel triennio 2026-2028 con numeri da grande aeroporto europeo, ma anche con le pressioni tipiche di uno scalo che deve continuare a crescere senza perdere efficienza. Il Piano Industriale annunciato da Sacbo dovrà muoversi dentro questo equilibrio: capacità terminale, digitalizzazione, sostenibilità, handling, intermodalità e tenuta del network.

Orio al Serio non è più soltanto l’aeroporto della crescita rapida. È uno scalo che deve governare la propria dimensione. Nel 2025 ha sfiorato i 17 milioni di passeggeri; nel 2026 parte con un primo quadrimestre in aumento del 6%. La sfida, adesso, non è dimostrare che Bergamo può crescere. È capire come questa crescita verrà assorbita, distribuita e resa sostenibile dentro un sistema aeroportuale sempre più competitivo.

The Flying Guru

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