L’Enac ha chiesto un tavolo con i ministeri dei Trasporti e della Difesa per discutere l’apertura dell’aeroporto militare di Grazzanise al traffico civile. Uno studio stima in 100 milioni di euro il primo investimento necessario, ma mancano ancora progetto, finanziamenti e collegamenti. L’aeroporto di Grazzanise torna così al centro del dibattito politico e industriale della Campania, mentre l’Enac ha chiesto l’apertura di un confronto istituzionale sul possibile utilizzo civile e commerciale della base militare in provincia di Caserta.
Il progetto non è nuovo. Nel febbraio 2008 la Regione Campania e il ministero dei Trasporti firmarono un protocollo per trasferire parte del traffico di Napoli Capodichino verso un nuovo aeroporto a Grazzanise. Nel luglio 2009 arrivò anche un’intesa tra Enac e Gesac, la società che gestisce lo scalo napoletano, per avviare gli studi, preparare il piano economico e finanziario e progettare l’infrastruttura. L’aeroporto civile non venne realizzato.
A 18 anni dal primo protocollo, la questione si presenta con presupposti parzialmente diversi. Nel marzo 2025 il ministero della Difesa ha autorizzato l’uso duale dell’aeroporto, permettendo attività civili compatibili con quelle militari. L’autorizzazione non equivale però all’apertura dello scalo ai voli commerciali: stabilisce la possibilità di utilizzare la struttura, ma rinvia a successivi accordi la divisione degli spazi e l’organizzazione delle operazioni.
Il primo passaggio dovrebbe essere proprio la perimetrazione delle aree. Occorre stabilire quali parti della base resterebbero riservate all’Aeronautica Militare e quali potrebbero ospitare terminal, piazzali, servizi e infrastrutture civili. Finché questa divisione non sarà definita, non sarà possibile sviluppare un progetto aeroportuale completo.
La richiesta dell’Enac è stata sostenuta anche dal deputato della Lega Gianpiero Zinzi, che ha collegato Grazzanise alla necessità di alleggerire Capodichino e all’avvicinarsi dell’America’s Cup del 2027. Al momento non esistono però un progetto approvato, un cronoprogramma dei lavori o finanziamenti assegnati che permettano di associare l’aeroporto alla competizione velica.
I numeri dello studio su Grazzanise
Il nuovo impulso è arrivato soprattutto dallo studio di prefattibilità commissionato da Confindustria Caserta alla società internazionale Steer. Secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore, il traffico internazionale da e verso la Campania potrebbe passare dai 13 milioni di passeggeri del 2025 a 23,8 milioni nel 2056.
Capodichino avrebbe una capacità attuale vicina a 14 milioni di passeggeri. La crescita dello scalo sarebbe limitata dalla posizione all’interno dell’area urbana e dalla difficoltà di ampliare le infrastrutture. Nel 2056, secondo lo studio, circa 7 milioni di passeggeri potrebbero non trovare spazio nell’aeroporto napoletano.
Grazzanise assumerebbe quindi il ruolo di aeroporto satellite, inserito nello stesso sistema territoriale di Napoli Capodichino e Salerno Costa d’Amalfi. Il modello richiamato è quello delle città servite da più scali, con aeroporti secondari destinati ad assorbire una parte della domanda e a distribuire il traffico su un’area più ampia.
Il bacino potenziale indicato per Grazzanise comprende circa 5,6 milioni di persone. La posizione permetterebbe di servire il Casertano, una parte dell’area metropolitana di Napoli e alcuni territori del basso Lazio. La capacità di intercettare questa domanda dipenderebbe però dai collegamenti con la rete stradale e ferroviaria.
Un primo investimento da 100 milioni
Steer stima in circa 100 milioni di euro, calcolati ai prezzi del 2025, la somma necessaria per avviare le attività civili. Circa 90 milioni sarebbero destinati all’aviazione commerciale e 10 milioni alle altre attività dell’aviazione civile.
Il piano iniziale comprende un terminal con una capacità di 1 milione di passeggeri all’anno, l’allargamento della pista e l’installazione degli aiuti alla navigazione necessari per le operazioni civili. Non è prevista la costruzione di un aeroporto completamente nuovo: il progetto utilizzerebbe parte delle infrastrutture già presenti nella base militare, adattandole alle esigenze del traffico passeggeri.
La stima non comprende però tutte le opere necessarie per rendere lo scalo accessibile. Strade, collegamenti ferroviari e trasporto pubblico richiederebbero investimenti separati. Il costo complessivo del progetto sarebbe quindi superiore ai 100 milioni indicati per la sola componente aeroportuale.
Non risulta ancora stabilito chi dovrebbe sostenere la spesa. Lo studio offre una valutazione preliminare, ma non costituisce un piano finanziario né assegna risorse pubbliche. Mancano anche un progetto definitivo, le autorizzazioni ambientali, il programma dei lavori e una data prevista per l’eventuale apertura.
Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha espresso disponibilità al confronto, chiedendo che ogni scelta sia fondata su dati, studi di fattibilità e analisi delle prospettive economiche. Una posizione che lascia aperta la discussione senza assumere, per ora, un impegno finanziario.
Il precedente del 2009
La cautela è legata anche alla storia del progetto. L’intesa firmata nel 2009 affidava a Gesac una serie di attività che assomigliano a quelle discusse oggi: uno studio tecnico e operativo, il rapporto ambientale preliminare, il masterplan, il cronoprogramma e il piano economico e finanziario.
L’obiettivo dichiarato era già allora quello di trasferire parte delle operazioni di Capodichino a Grazzanise e rispondere alla crescita del traffico aereo campano. Il programma si fermò prima dell’avvio dei lavori, nonostante un quadro istituzionale che sembrava più avanzato di quello attuale.
La nuova autorizzazione all’uso duale elimina uno degli ostacoli amministrativi, ma non risolve le questioni economiche e infrastrutturali. Il tavolo chiesto dall’Enac dovrà stabilire il ruolo dello scalo nel sistema campano, la compatibilità con le attività militari, la gestione delle aree civili e le risorse disponibili.
Per il momento Grazzanise resta un’ipotesi sostenuta da una previsione di crescita del traffico e da una prima stima dei costi. Il terzo aeroporto campano è tornato nei documenti e nelle dichiarazioni politiche. Per farlo uscire dalla carta servono ancora decisioni che negli ultimi 18 anni non sono mai arrivate.
The Flying Guru
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