Aeroporto di Taranto-Grottaglie, Ferrarese rilancia: “Sarà l’Aeroporto del Mediterraneo anche dopo i Giochi”

Il commissario Ferrarese chiarisce la sua proposta sull'aeroporto di Grottaglie: nessuna concorrenza a Bari e Brindisi, ma un ruolo stabile dopo i Giochi del Mediterraneo. Tra la pista da 3.300 metri e i sogni di voli per Dubai e Istanbul, la realtà dei vettori resta l'incognita.

In Puglia ci sono già 2 aeroporti con traffico di linea consolidato, Bari e Brindisi, più il Gino Lisa di Foggia riaperto ai voli commerciali dopo anni di “battaglie” territoriali. Ora il commissario straordinario per i Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, Massimo Ferrarese, aggiunge un quarto tassello alla mappa delle ambizioni regionali: l’aeroporto Marcello Arlotta di Taranto-Grottaglie.

Con una nota diffusa il 18 luglio, Ferrarese (che presiede anche il Comitato Organizzatore dei Giochi) ha voluto chiarire i punti della sua proposta dopo il dibattito che ne era seguito. L’utilizzo dello scalo dopo la conclusione della manifestazione, spiega, non nasce per sottrarre nulla agli altri aeroporti pugliesi. L’obiettivo dichiarato è completare il sistema aeroportuale regionale, offrendo una nuova opportunità di crescita per l’intera Puglia.

Il commissario per un evento sportivo che parla di strategia aeroportuale può sorprendere, ma il collegamento esiste. I lavori di riqualificazione dello scalo sono in fase conclusiva e Grottaglie accoglierà i voli charter delle delegazioni dei 26 Paesi partecipanti ai Giochi, in programma a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni atterreranno qui per la cerimonia inaugurale allo stadio Iacovone. La Regione ha investito sull’adeguamento dell’infrastruttura proprio in vista dell’evento. Da qui il ragionamento di Ferrarese: gli investimenti pubblici realizzati per i Giochi non devono esaurirsi con la fiamma olimpica mediterranea.

La visione: Roma, Milano e i grandi hub

Secondo Ferrarese lo scalo avrebbe una funzione diversa e complementare rispetto a Bari e Brindisi, al servizio dell’area ionica e di un bacino potenziale di oltre 2,5 milioni di abitanti. Il commissario richiama la pista di 3.300 metri, in grado di ospitare anche velivoli impiegati su rotte intercontinentali, e immagina, oltre ai collegamenti nazionali con Roma e Milano, voli verso hub internazionali come Istanbul, Francoforte, Dubai e Doha. Un solo scalo intermedio, nella visione del commissario, aprirebbe ai passeggeri ionici centinaia di destinazioni su 5 continenti.

La proposta ha già raccolto sponde istituzionali. Il sindaco di Taranto Piero Bitetti definisce Grottaglie “l’Aeroporto del Mediterraneo” e chiede che l’attivazione dei voli civili di linea diventi stabile dopo la manifestazione. Bitetti ha scritto al ministro dell’Interno Piantedosi per chiedere il presidio di Polizia necessario all’operatività dello scalo. Anche Confapi Taranto, con il presidente Fabio Greco, sostiene la linea: la provincia ionica non può restare l’unica area industriale complessa del Paese priva di un aeroporto pienamente operativo. I Giochi, precisa Greco, sono un acceleratore, non il fine.

Cosa è oggi l’Arlotta

Grottaglie non è una pista abbandonata. È uno degli scali cargo e industriali più particolari d’Italia: qui Leonardo produce le sezioni di fusoliera del Boeing 787, ritirate dai Dreamlifter, ed è per questo traffico che la pista venne allungata fino alle dimensioni attuali. Nel 2018 ENAC lo ha individuato come spazioporto nazionale per i voli suborbitali. Aeroporti di Puglia ha inoltre attivato una policy commerciale dedicata allo sviluppo della connettività cargo da e per lo scalo. Quello che manca, e manca da decenni, è il traffico passeggeri di linea. Grottaglie è anche sede del GRUAPER e del GRUPELICOT4 della Marina Militare con gli AV-8B Harrier II e gli elicotteri SH-90.

Ed è qui che i precedenti pesano. La geografia pugliese colloca Grottaglie a circa 50 chilometri da Brindisi, uno scalo che i passeggeri dell’area ionica già utilizzano e che nel 2025 ha visto transitare quasi 3,5 milioni di passeggeri. La storia italiana degli aeroporti minori rilanciati con voli verso “i grandi hub” è una storia scritta a suon di contributi pubblici: accordi di co-marketing con i vettori low cost, oneri di servizio pubblico, regimi di continuità territoriale invocati anche dove la continuità da garantire è discutibile. Trapani, Crotone, Ancona, la stessa Foggia (dove i voli del Gino Lisa poggiano sul sostegno finanziario regionale) raccontano rotte che vivono finché dura il contributo e spariscono quando il rubinetto si chiude.

La pista da 3.300 metri consente tecnicamente il volo intercontinentale, ma le rotte le aprono i vettori quando vedono domanda pagante, non le piste. E quando la domanda non basta, il conto arriva puntuale al contribuente. “Le grandi infrastrutture non devono competere tra loro, ma integrarsi”, sottolinea Ferrarese. Il banco di prova arriverà presto: 2 settimane di charter internazionali tra agosto e settembre diranno se l’Arlotta sa funzionare come aeroporto passeggeri. Il dopo dipenderà da chi vorrà vendere biglietti, non da chi vorrà tagliare nastri.

The Flying Guru

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