L’attacco ucraino del 18 giugno contro l’area di Mosca ha avuto anche un impatto diretto sul trasporto aereo civile russo. Le autorità hanno sospeso temporaneamente le operazioni nei 4 aeroporti commerciali della capitale e, secondo la BBC, oltre 500 voli sono stati cancellati o ritardati. Il blocco ha riguardato uno dei principali nodi del traffico aereo russo, con ricadute immediate sulla continuità operativa dei vettori e sulla gestione del network domestico e internazionale.
Il bersaglio principale dell’operazione è stato la raffineria di petrolio di Mosca gestita da Gazprom. Kyiv ha rivendicato l’attacco. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha definito una risposta agli attacchi russi contro città e comunità ucraine. Nella stessa comunicazione ha indicato altri obiettivi nella regione di Rostov e nei territori ucraini occupati dalla Russia.
Secondo il ministero della Difesa russo, nella notte e nelle ore successive sono stati tracciati oltre 1.000 droni d’attacco e diversi missili da crociera. I filmati diffusi da Mosca mostrano intercettazioni da terra e impatti diretti sull’impianto petrolifero. In uno dei video, un drone colpisce un grande serbatoio e l’esplosione proietta in aria la copertura circolare della struttura. Le autorità moscovite hanno inviato almeno 6 elicotteri antincendio per contenere il rogo.
Sui social sono circolate immagini di edifici residenziali vicini in fiamme. Non è chiaro se i danni siano stati causati da un errore di puntamento o da detriti caduti dopo le intercettazioni della difesa aerea. Alcuni residenti, intervistati dalla BBC, hanno riferito di una leggera pioggia di residui oleosi dopo l’attacco alla raffineria.
Per l’aviazione commerciale il dato più rilevante è la chiusura temporanea degli scali moscoviti. Mosca concentra una quota significativa del traffico aereo russo attraverso Sheremetyevo, Domodedovo, Vnukovo e Zhukovsky. Qualsiasi interruzione in questo sistema produce effetti a catena su rotazioni, equipaggi, disponibilità di aeromobili e riprotezioni dei passeggeri. In un mercato già condizionato da sanzioni, limiti di flotta e pressione sulla manutenzione, un fermo di questa portata si riflette sulla capacità giornaliera e sulla puntualità dell’intero network.
L’attacco assume rilievo anche per la provenienza dei sistemi impiegati. Secondo le informazioni diffuse da Kyiv e da diverse analisi open source, l’operazione è stata condotta con armi sviluppate e prodotte in Ucraina, non con missili forniti dagli alleati occidentali. È un passaggio rilevante sul piano industriale: indica una crescita della base produttiva nazionale nei sistemi a pilotaggio remoto e nelle capacità di attacco a lungo raggio.
Tra i velivoli senza pilota impiegati figurerebbe il FP 1 dell’azienda ucraina Fire Point. Il costruttore indica un raggio d’azione base di 1.650 km, pari a circa 890 miglia nautiche, con un’autonomia estesa a oltre 1.450 miglia nautiche tramite serbatoio supplementare alare. Nelle stesse ore dell’attacco, Fire Point esponeva il sistema al salone Eurosatory di Parigi. Nei filmati e nelle ricostruzioni dell’azione compaiono anche un drone ad ala a delta simile agli Shahed, ritenuto da diverse fonti il Behemoth sviluppato da Culver Aerospace e GLEFA, e il sistema d’attacco monouso An 196, associato ad Antonov e Ukroboronprom.
Mentre veniva lanciata l’operazione, Zelensky era in Europa occidentale per incontri con i leader del G7 e con il segretario generale della Nato Mark Rutte. Tra i temi affrontati c’era anche il trasferimento di F-16 usati dal Belgio. Dopo il colloquio con il primo ministro Bart De Wever, il presidente ucraino ha indicato che i primi aerei arriveranno entro l’anno. L’aeronautica ucraina dispone già di circa 20 F 16 delle versioni A e B forniti da Paesi Bassi e Danimarca. I Paesi Nato hanno promesso oltre 100 esemplari: 6 dalla Norvegia, 30 dal Belgio, 42 dai Paesi Bassi e 19 dalla Danimarca. Gli Stati Uniti hanno inviato anche cellule radiate come fonte di parti di ricambio, mentre la Francia ha trasferito un lotto di Mirage 2000 in condizioni operative.
Sul piano militare, Kyiv continua però a dipendere dai partner occidentali per gli intercettori più sofisticati della difesa aerea, tra cui i PAC 3 impiegati dai sistemi Patriot. Zelensky ha indicato come priorità strategica il rafforzamento della difesa aerea e l’ottenimento di licenze statunitensi per la produzione di questi apparati.
Nelle ultime settimane l’Ucraina ha intensificato anche una campagna separata contro logistica e infrastrutture del carburante in Crimea e in altre aree dell’Ucraina orientale occupata. Gli attacchi con droni contro ponti, ferrovie e collegamenti terrestri sembrano mirare a isolare la penisola dal territorio russo continentale. Le interruzioni nei trasporti e nei rifornimenti hanno già provocato carenze di carburante in Crimea. Per il settore aereo, ogni pressione aggiuntiva sulla catena energetica e sulle infrastrutture di accesso si riflette sui costi operativi, sulla regolarità dei voli e sulla resilienza del sistema aeroportuale russo.
The Flying Guru
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