Dieci anni fa il Boeing DHL finì sulla strada a Orio al Serio

Il 5 agosto 2016 un Boeing 737 cargo operato per DHL uscì dalla pista di Orio al Serio e terminò la corsa sulla strada. La ricostruzione dell’incidente a 10 anni di distanza.

Alle 4:07 del 5 agosto 2016 un Boeing 737 cargo superò la fine della pista dell’aeroporto di Bergamo Orio al Serio, abbatté le recinzioni e terminò la propria corsa sulla strada che costeggia lo scalo. A bordo del volo ASL Airlines Hungary 7332, operato per DHL, c’erano soltanto i due piloti. Entrambi sopravvissero, mentre nessuna persona a terra rimase ferita.

Il Boeing 737-476, marche HA-FAX, era partito da Parigi Charles de Gaulle alle 2:54 ora italiana. L’equipaggio aveva già completato 2 voli notturni prima di cambiare aeromobile a Parigi e ripartire verso Bergamo. Il comandante aveva 50 anni e oltre 9.700 ore di volo, delle quali più di 2.200 sul Boeing 737. Il primo ufficiale, 29 anni, era ancora in addestramento di linea e aveva accumulato 86 ore sul tipo. L’aereo era stato costruito nel 1991 e operava in wet lease per DHL European Air Transport.

Sullo scalo bergamasco erano presenti celle temporalesche, forti piovaschi e una visibilità ridotta dall’oscurità. La pista 28 era bagnata. Durante l’avvicinamento ILS, a circa 9 miglia dalla pista, il comandante comunicò al primo ufficiale che non avrebbe effettuato una riattaccata: riteneva che la procedura di mancato avvicinamento fosse resa impraticabile dai temporali presenti lungo il percorso. Quella scelta, secondo l’ANSV, ebbe un’importanza determinante nella successione degli eventi.

L’autopilota si disinserì a circa 1.650 piedi dal suolo. L’equipaggio proseguì manualmente, ma l’automanetta rimase inserita fino a 2 secondi dopo il contatto con la pista. Il sistema continuò così a regolare la potenza per mantenere la velocità impostata. Negli ultimi metri il 737 rimase sospeso tra 20 e 30 piedi sopra la pista per 14 secondi, a una velocità media di circa 150 nodi. Il primo contatto fu seguito da un secondo appoggio 2 secondi dopo.

Quando il velivolo si stabilizzò definitivamente al suolo aveva già superato i 2 terzi della pista. Lo spazio rimasto non era sufficiente per fermarlo. Il Boeing uscì dalla pista a 109 nodi e proseguì per circa 520 metri oltre la testata. Durante la corsa perse entrambe le gambe del carrello principale, abbattendo il localizzatore ILS, pali dell’illuminazione, recinzioni e barriere stradali. Vennero distrutte 2 automobili parcheggiate e altre 3 riportarono danni.

I piloti abbandonarono autonomamente il relitto attraverso lo scivolo della porta anteriore destra. Furono ricoverati con fratture vertebrali e contusioni, con una prognosi di 90 giorni per entrambi. L’aeroporto venne immediatamente chiuso e le operazioni di volo furono sospese. Il Boeing riportò danni strutturali tali da non consentirne il recupero.

L’inchiesta dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) non rilevò avarie al sistema frenante né tracce di aquaplaning dopo il punto di contatto. La causa venne individuata nella perdita di consapevolezza dell’equipaggio rispetto alla posizione dell’aeromobile sulla pista. I 2 piloti, concentrati sui riferimenti visivi esterni, non si resero conto di avere sorvolato la pista ad alta velocità prima di toccare terra troppo avanti.

Tra i fattori contributivi l’ANSV indicò il mancato mantenimento dei corretti parametri di volo, l’automanetta lasciata inserita, la scarsa assertività del primo ufficiale e le condizioni meteorologiche. L’inchiesta non escluse un possibile contributo della stanchezza: l’equipaggio aveva volato nelle 3 notti precedenti, pur restando entro i limiti normativi relativi ai tempi di volo e di servizio. Da questo elemento nacquero due raccomandazioni rivolte all’EASA sulla gestione e sulla misurazione della fatica degli equipaggi.

The Flying Guru

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