Pécs insegue i soldi di Skyhub PAD: 336.000 euro di crediti nel fallimento della virtual airline tedesca

Dopo appena due mesi di operazioni, il collegamento Pécs–Monaco è di nuovo storia. La città ungherese proverà a recuperare nel procedimento di insolvenza parte dei 774.000 euro anticipati alla compagnia virtuale nata per rilanciare Paderborn/Lippstadt.

C’è un aeroporto, nel sud dell’Ungheria, che in vent’anni di vita non è mai riuscito a trattenere una compagnia aerea. Lo scalo di Pécs-Pogány, inaugurato nel 2006, ha visto tre tentativi di collegamento di linea: Austrian Airlines volò da Vienna per circa sei mesi nel 2006, prima di gettare la spugna per scarsi riempimenti; la maltese Universal Air collegò la città con Monaco, Malta e Corfù tra la primavera 2024 e l’estate 2025; e infine è arrivata Skyhub PAD, che il 30 marzo 2026 ha riacceso la rotta per Monaco di Baviera con due frequenze settimanali. È durata poco più di due mesi.

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Una virtual airline nata per Paderborn

Skyhub PAD GmbH & Co. KG non era una compagnia aerea in senso proprio, ma una virtual airline tedesca creata principalmente per rafforzare la connettività dell’aeroporto di Paderborn/Lippstadt, con i voli operati dalla danese Danish Air Transport (DAT), partner ufficiale di Lufthansa. Il 27 maggio la società ha comunicato al Comune di Pécs che, per difficoltà di pagamento, dal 10 giugno non avrebbe più operato alcuna rotta. Poi la dichiarazione di insolvenza.

Secondo quanto comunicato dalla stessa Skyhub al Comune, il problema finanziario non sarebbe nato a Pécs ma sui tre voli giornalieri Paderborn–Monaco, aggravato da un aumento dei costi del carburante del 250% da gennaio. Le rotte di Lubecca e Pécs, sostiene la compagnia, erano stabili sul piano finanziario e dei riempimenti.

I numeri: 774.000 euro anticipati, 1.227 passeggeri trasportati

Il conto per la città è pesante. Attraverso la società municipale Irány Pécs Nkft. -finanziata con prestiti soci e contributi dell’università e della camera di commercio locale, il Comune ha versato a Skyhub PAD, in più tranche, circa 774.000 euro per l’avviamento delle operazioni: diritti di licenza, garanzie, costi operativi. Il contratto, peraltro, metteva esplicitamente il rischio economico-finanziario dei voli a carico di Pécs, senza alcuna garanzia di profitto.

I risultati operativi raccontano una rotta partita male e finita, paradossalmente, in crescita: load factor medio del 40,6% e appena 1.227 passeggeri totali, ma con riempimenti saliti verso l’80% nelle ultime settimane, dopo che da maggio i voli erano diventati prenotabili in connessione sul network Lufthansa via Monaco.

La richiesta: 131 milioni di fiorini nel procedimento di insolvenza

Circa metà della somma versata è considerata ormai irrecuperabile. Per il resto, Irány Pécs insinuerà nel procedimento di insolvenza tedesco crediti per circa 131 milioni di fiorini, pari a circa 336.000 euro al cambio attuale (le fonti ungheresi arrotondano a 360.000 euro). Anche l’esito di questa partita resta incerto: nei fallimenti, i creditori chirografari raramente recuperano quote significative. Skyhub non ha inoltre ancora rendicontato i ricavi da biglietteria: la chiusura dei conti è attesa tra settembre e ottobre, e solo allora si saprà quanto del denaro pubblico investito rientrerà davvero.

Lo scontro politico e il futuro dello scalo

Il caso è diventato un terreno di scontro politico. Péter Csizmadia, capogruppo di Fidesz in consiglio comunale e presidente della commissione giuridica, ha chiesto un’indagine su come l’amministrazione sia arrivata a questa situazione. La giunta si difende: Skyhub PAD sarebbe stata sottoposta a una due diligence «estremamente rigorosa» prima della firma, e nulla – nemmeno il fatto che in un anno la società avesse portato i propri investitori da 40 a 100, con DAT come partner operativo, lasciava presagire il crac. Anche i partner tedeschi, sostiene il Comune, sono stati colti di sorpresa.

Il gestore dello scalo di Pogány, intanto, non si arrende: sono in corso trattative con DAT e Lufthansa per una ripartenza su basi più solide, con l’ipotesi di spostare il baricentro logistico dell’operazione a Lubecca. Sarebbe il quarto tentativo in vent’anni. La domanda, dicono a Pécs, c’è: lo dimostrano i riempimenti delle ultime settimane. Quello che finora è sempre mancato è un operatore in grado di sopravvivere abbastanza a lungo da intercettarla.

Via: aeroTELEGRAPH, Economx, Index.hu, Telex, pecsma.hu, Turizmus Online

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