Il Canada ha messo in revisione il contratto per l’acquisto di 88 cacciabombardieri F-35 di produzione statunitense. Una decisione arrivata nel 2025 dal governo guidato da Mark Carney, che ha incaricato il ministro della Difesa Bill Blair di verificare se l’accordo siglato con Lockheed Martin sia ancora sostenibile dal punto di vista economico, strategico e politico.
L’intesa originaria prevedeva un costo di circa 19 miliardi di dollari canadesi, ma i conti più recenti dell’Auditor General parlano di una spesa compresa tra 27,7 e 33,2 miliardi. A pesare sono l’andamento sfavorevole del cambio, gli adeguamenti infrastrutturali e la manutenzione a lungo termine. Nonostante ciò, il Canada ha già impegnato fondi legalmente vincolanti per i primi 16 velivoli, che dovranno comunque essere consegnati.
Secondo quanto riportato dall’Ottawa Citizen e ripreso da altre testate, Washington avrebbe avvertito Ottawa di “possibili conseguenze negative” nel caso in cui decidesse di abbandonare il programma F-35. Non sono state specificate misure concrete, ma l’allarme si inserisce in un quadro già teso di rapporti commerciali. Nei mesi scorsi, l’amministrazione Trump ha usato spesso la leva dei dazi per influenzare le scelte economiche degli alleati, e non è escluso che lo strumento possa tornare utile anche in questa vicenda.
Il dibattito interno coinvolge anche l’industria nazionale. Il CEO di Bombardier ha espresso pubblicamente il timore che un’eventuale cancellazione dell’accordo sugli F-35 possa tradursi in ritorsioni americane su contratti e commesse negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, diversi analisti segnalano il rischio di dipendenza operativa: software, ricambi e aggiornamenti degli F-35 sono sotto controllo statunitense, il che limita il margine di autonomia del Canada.
Tra le ipotesi allo studio vi sarebbero l’acquisto di velivoli europei, come il Saab Gripen o il Typhoon, ma le valutazioni della Difesa indicano che un cambio di fornitore comporterebbe costi aggiuntivi elevati e una difficile integrazione nelle proprie forze armate. Non a caso, una bozza della revisione interna trapelata in estate suggerisce che restare sul programma F-35 sia, nel complesso, l’opzione più realistica.
Il Canada si trova quindi davanti a un bivio: da un lato il peso crescente della spesa e la volontà politica di ridurre la dipendenza da Washington, dall’altro la necessità di mantenere la piena interoperabilità con la NATO e con il NORAD, il comando congiunto di difesa aerea nordamericana. La revisione non è ancora conclusa, ma appare chiaro che qualsiasi decisione andrà ben oltre l’acquisto di un aereo da combattimento, incidendo sul futuro stesso delle relazioni canado-americane.
The Flying Guru
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