Regional Air Mobility in Italia: voli rapidi per la provincia dimenticata

ENAC lancia la Regional Air Mobility: voli rapidi da 9 posti tra aeroporti minori e grandi città, con una roadmap fino al 2030.

Se oggi l’alta velocità collega Milano e Roma in meno di quattro ore, e un aereo di linea ti porta nella capitale in appena tre quarti d’ora, restano ancora tante località della provincia italiana che continuano a essere scomode: decisamente scomode. Paesi e città medie che in treno richiedono ore di viaggio, con cambi su regionali d’altri tempi o interminabili chilometri d’autostrada.

Una risposta non può certo arrivare da un Airbus o da un Boeing: troppo grandi, troppo costosi. Qui la scala è diversa, quasi intima. Un King Air da nove posti, un turboprop veloce e affidabile, diventa la misura giusta per collegare tratte brevi, per connettere comunità e territori. È l’aviazione generale che entra in scena su rotte di nicchia, un po’ come accade negli Stati Uniti dove un Embraer 145 è già considerato eccessivo, e allora si vola con piccoli turboelica che diventano l’anello mancante tra le grandi città e i centri minori.

Cos’è la Regional Air Mobility

È su questa scala che nasce la Regional Air Mobility (RAM), il progetto con cui l’ENAC vuole ridare vita agli aeroporti territoriali italiani. Il 15 settembre il collegamento dimostrativo tra Fano e Roma Urbe ha mostrato cosa significa: 50 minuti di volo contro tre ore d’auto o due ore e mezza di treno, con un turboelica da nove posti che diventa improvvisamente competitivo.

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La visione è semplice ma ambiziosa: creare una rete di rotte capillari che connetta 21 aeroporti minori, oggi poco utilizzati, con hub centrali come Roma Urbe e con i grandi scali come Fiumicino. Aeroporti come Siena, Rieti, Milano Bresso, Salerno o Comiso, spesso percepiti come marginali, potrebbero diventare nodi strategici di una nuova infrastruttura aerea.

Il progetto RAM si inserisce all’interno del Piano Strategico Nazionale per la Mobilità Aerea Avanzata (AAM), una roadmap che guida lo sviluppo dell’aviazione regionale e urbana in Italia fino al 2030. Il percorso è articolato in tre fasi: la prima, avviata tra il 2021 e il 2023, ha visto le sperimentazioni iniziali e i primi voli dimostrativi; la seconda, che copre il triennio 2024–2026, prevede l’avvio dei collegamenti regolari e i primi adeguamenti infrastrutturali negli scali minori; la terza, fissata tra il 2027 e il 2030, punta a introdurre aeromobili elettrici e a decollo verticale, con la piena integrazione tra trasporto aereo regionale, rete ferroviaria e collegamenti su gomma. È un percorso graduale, scandito da livelli di maturità tecnologica e operativa, che ha l’obiettivo di rendere il sistema sicuro, accessibile e sostenibile.

Le opportunità sono evidenti. Collegamenti più rapidi riducono le distanze interne, rendono più accessibili territori oggi marginali e aprono nuove prospettive per il turismo e per l’economia locale. Un volo come quello tra Fano e Roma, completato in meno di cinquanta minuti, cambia radicalmente la percezione dei tempi di viaggio in Italia. Allo stesso tempo, però, emergono diverse criticità: lo stesso volo ha un costo per il passeggero di 150€ a/r, ad esempio.

I costi operativi dei velivoli di piccola taglia restano elevati e pongono interrogativi sulla sostenibilità economica. La domanda di mercato deve ancora dimostrare di essere sufficiente a giustificare un’offerta regolare. Molti aeroporti necessitano di interventi su piste, terminal e sistemi di sicurezza. E anche il quadro regolamentare è in fase di aggiornamento, con ENAC al lavoro per adeguare le norme che consentano voli schedulati negli scali minori.

La RAM non è un progetto isolato. Si intreccia con l’Urban Air Mobility e con i futuri eVTOL, velivoli elettrici a decollo verticale già in fase di sperimentazione in Lombardia, dove SEA e Lilium hanno avviato un programma che prevede la costruzione di vertiporti entro il 2027. L’Italia si muove quindi su due fronti: da una parte i voli regionali che accorciano le distanze tra province e grandi città, dall’altra i collegamenti urbani a cortissimo raggio. Se entrambe le direttrici troveranno continuità, piccoli aeroporti e vertiporti potranno diventare il tassello mancante della mobilità nazionale: una rete più capillare, più rapida e realmente integrata.

The Flying Guru

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