Golden Dome, primo test riuscito per lo scudo missilistico Usa

Il programma Golden Dome for America ha superato un primo test definito riuscito dal Pentagono. La prova avrebbe impiegato energia diretta contro droni e missili da crociera, ma restano ignoti luogo, sistemi usati e dettagli tecnici.

Il primo test definito di tappa del programma “Golden Dome for America” si è concluso con successo, secondo quanto dichiarato dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth. Il responsabile del Pentagono ha parlato di “full mission success” in un messaggio pubblicato il 24 giugno 2026 su X, indicando il risultato come un segnale iniziale positivo per il progetto di difesa missilistica nazionale promosso dall’amministrazione Trump.

Hegseth ha spiegato di aver assistito di persona alla prova. Nel suo messaggio ha scritto che il test ha impiegato “cutting edge directed energy” per neutralizzare più minacce in arrivo, tra cui droni e missili da crociera. Ha aggiunto che il sistema Dynamic Defense Autonomous Defeat, indicato con la sigla DDAD, avrebbe “autonomamente individuato, puntato e distrutto” una pluralità di bersagli. Secondo il segretario alla Difesa, la prova si è svolta nei tempi previsti e ha sconfitto tutte le minacce simulate.

Il Pentagono non ha diffuso subito dettagli tecnici ulteriori. Restano senza risposta elementi centrali: il luogo del test, i sistemi specifici impiegati e il numero dei bersagli coinvolti. L’annuncio di Hegseth segnala quindi un avanzamento del programma, ma non permette ancora di verificare in modo indipendente portata e condizioni della prova.

Golden Dome for America è il progetto di scudo difensivo stratificato che l’amministrazione Trump intende sviluppare per il territorio degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è la protezione contro una gamma ampia di minacce aeree: missili balistici, armi ipersoniche, missili da crociera e droni. Il programma è stato ordinato dal presidente Donald Trump nel gennaio 2025. La Casa Bianca aveva allora indicato come priorità la difesa dei cittadini statunitensi e delle infrastrutture critiche da attacchi aerei stranieri.

Il Dipartimento della Difesa ha chiarito nei mesi scorsi che Golden Dome sarà costruito per fasi. Al progetto partecipano più strutture militari e agenzie: US Northern Command, US Space Command, Missile Defense Agency e altri organismi della difesa americana. L’architettura prevista dovrebbe unire sensori, sistemi di comando e controllo, intercettori e anche possibili componenti spaziali.

Il primo test annunciato da Hegseth sembra essersi concentrato sulle armi a energia diretta. Si tratta di una categoria ampia che comprende, tra l’altro, laser ad alta energia e sistemi a microonde ad alta potenza. Queste tecnologie vengono sviluppate come alternativa ai tradizionali missili intercettori, con l’obiettivo di ingaggiare minacce aeree a costi inferiori per singolo impiego. Invece di lanciare un intercettore, il sistema concentra energia sul bersaglio per danneggiarlo o distruggerlo.

L’interesse operativo è particolarmente forte nella difesa contro i droni. In questo campo, l’uso di missili costosi contro velivoli senza pilota dal prezzo molto più basso può diventare rapidamente oneroso. Più complesso è il caso dei missili da crociera. Volano a bassa quota, possono manovrare e mantengono velocità elevate. Un’arma a energia diretta deve quindi restare sul bersaglio per il tempo necessario a produrre danni efficaci.

Ci sono anche limiti fisici noti. I laser ad alta energia possono risentire del maltempo: nuvole, nebbia, pioggia, fumo o polvere possono attenuare o disperdere il fascio prima che raggiunga il bersaglio. Per questo la dichiarazione di Hegseth richiama attenzione, ma non equivale alla dimostrazione che Golden Dome sia già pronto per l’impiego operativo o che l’intero scudo abbia superato una validazione completa.

Golden Dome resta uno dei programmi più ambiziosi oggi sul tavolo della difesa statunitense. Fin dall’avvio, il progetto ha sollevato interrogativi su costi, maturità tecnologica e tempi di realizzazione. L’amministrazione lo presenta come una priorità strategica nazionale. Le critiche si concentrano sulla difficoltà di costruire rapidamente uno scudo così esteso e sulla sua reale efficacia contro l’intero spettro delle minacce previste.

Per Hegseth, il test del 24 giugno rappresenta comunque una conferma del progresso in corso. Nel messaggio pubblicato su X ha riassunto così il significato politico e industriale della prova: “This is what happens when American innovation meets American urgency”.

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