Il 24 febbraio, nelle prime ore dell’offensiva, reparti aviotrasportati russi puntarono sull’Aeroporto Antonov di Hostomel, a pochi chilometri da Kyiv. L’obiettivo era chiaro: conquistare lo scalo, creare un ponte aereo, far affluire truppe e mezzi direttamente alle porte della capitale e chiudere la partita in pochi giorni.
Non era uno scalo qualunque. Era la base della Antonov Airlines, la casa dell’An-124 e dell’An-225 Mriya. Un luogo simbolo dell’industria aeronautica ucraina.
L’assalto fu rapido. Elicotteri d’attacco e da trasporto attraversarono il Dnipro in volo radente. Paracadutisti russi atterrarono nell’area aeroportuale. Per alcune ore Mosca annunciò di aver preso il controllo dello scalo.
Ma la realtà fu diversa.
Le forze ucraine reagirono. Attaccarono le piste, colpirono le truppe sbarcate, impedirono l’uso operativo dell’aeroporto. Senza pista agibile, senza sicurezza per l’atterraggio di velivoli da trasporto pesanti, il piano russo si inceppò. Il ponte aereo non partì. Kyiv non cadde in 72 ore.
L’aeroporto venne devastato nei giorni successivi. E tra le macerie, dentro un hangar colpito dai combattimenti, venne distrutto anche l’An-225 Mriya. Un colpo simbolico. Ma non decisivo.

Quattro anni dopo
Sono passati quattro anni. L’Ucraina combatte ancora.
Quella che doveva essere un’operazione lampo si è trasformata in una guerra lunga, logorante, costosa per entrambi. La Russia, che nei primi giorni appariva come una macchina militare inarrestabile, ha mostrato limiti strutturali, problemi logistici, errori strategici. L’immagine della “seconda armata del mondo” si è incrinata sul campo.
L’Ucraina, invece, ha resistito. Ha perso territori, uomini, infrastrutture. Ha subito bombardamenti, ha visto città distrutte. Ma non è crollata.
Hostomel resta un punto di svolta. Se l’aeroporto fosse diventato un hub per i trasporti militari russi, la storia di quei primi giorni avrebbe potuto essere diversa. Non lo è stata.
Oggi, a quattro anni dall’inizio dell’invasione, la guerra è ancora in corso. E l’Ucraina continua a combattere.
La “tigre” che doveva travolgere tutto si è rivelata meno solida di quanto molti pensassero. Ma il prezzo pagato per scoprirlo è stato altissimo.
24 febbraio 2022. Hostomel. Da lì si capì che questa guerra non sarebbe finita in una settimana. E che la resistenza ucraina non era un’illusione.
The Flying Guru
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