Il Portogallo diventa il primo Paese dell’Unione europea a dotarsi di una nave concepita fin dall’origine come porta droni. Si chiama NRP D. João II ed è una piattaforma navale multifunzionale progettata per lanciare, recuperare e coordinare droni aerei, di superficie e subacquei. La consegna è prevista nel corso del 2026. Il progetto si inserisce in un contesto più ampio: l’evoluzione della sicurezza marittima e il dibattito internazionale sul possibile superamento del modello classico di portaerei.
La NRP D. João II nasce per rispondere a un’esigenza precisa: controllare e sorvegliare uno dei più vasti spazi marittimi d’Europa. Il Portogallo dispone di una Zona Economica Esclusiva che supera di circa 18 volte la superficie terrestre nazionale. In totale, lo spazio marittimo sotto giurisdizione portoghese raggiunge circa 4 milioni di chilometri quadrati.
In questo contesto, una nave con autonomia fino a 45 giorni, capace di operare sistemi senza pilota su più domini, rappresenta uno strumento di presenza continuativa in mare, non legato esclusivamente a missioni militari ma anche scientifiche, ambientali e di protezione civile.
La NRP D. João II prende il nome dal sovrano portoghese del XV secolo che guidò l’espansione marittima atlantica. Il progetto è stato promosso dall’ex Capo di Stato Maggiore della Marina Henrique Gouveia e Melo, che lo ha definito un punto di svolta per una marina “tecnologicamente avanzata e robotizzata”.
La nave è lunga 107,6 metri, può raggiungere i 15,5 nodi e dispone di un equipaggio base di 48 persone, più 42 specialisti tra operatori di droni e personale scientifico. In caso di emergenza può accogliere temporaneamente fino a 200 persone.
Il ponte di volo, lungo circa 94 metri, consente il lancio e il recupero di droni aerei ed è affiancato da hangar modulari per l’assemblaggio e la manutenzione. A poppa è presente una rampa dedicata ai droni di superficie e subacquei, inclusi ROV in grado di operare fino a 6.000 metri di profondità. La nave può inoltre imbarcare elicotteri medi come NH90 o SH60 e supportare l’atterraggio di elicotteri pesanti tipo EH-101.
Il costo complessivo del programma è di 132 milioni di euro. Di questi, 94,5 milioni provengono dal Recovery and Resilience Plan europeo, mentre 37,5 milioni sono a carico dello Stato portoghese.
La costruzione è affidata al gruppo olandese Damen, presso il cantiere di Galati, in Romania. Il progetto non è stato brevettato dalla Marina portoghese per evitare ulteriori costi, e ha già suscitato interesse da parte di altre marine europee.
La nave è pensata come piattaforma duale. Da un lato ospiterà laboratori permanenti per attività scientifiche, con raccolta e trasmissione in tempo reale di dati oceanografici e ambientali, in collaborazione con università e centri di ricerca. Dall’altro lato svolgerà missioni di sorveglianza marittima, ricerca e soccorso, protezione civile e tutela della sovranità nazionale.
I droni aerei e di superficie saranno impiegati per monitoraggio ambientale, controllo delle rotte e supporto alle comunicazioni. I sistemi subacquei serviranno per mappatura dei fondali, ispezione di infrastrutture critiche e individuazione di attività anomale. Tutte le operazioni avverranno nel rispetto della normativa aeronautica e marittima vigente, con supervisione umana costante.
Il caso portoghese si inserisce in una tendenza globale. Cina, Iran e Turchia hanno già sviluppato o riconvertito navi a ponte piatto per l’impiego di droni. La Turchia, in particolare, ha adattato la nave anfibia TCG Anadolu per operare UAV e UCAV al posto dei caccia con pilota.
Negli Stati Uniti, il dibattito è avanzato. In un’analisi pubblicata da Michael Peck su 19FortyFive, si ipotizza che le “drone carriers” possano affiancare o in parte sostituire le portaerei tradizionali, riducendo costi e vulnerabilità. Una portaerei nucleare di classe Ford supera i 13 miliardi di dollari, a cui si aggiunge il costo dell’ala imbarcata. Una piattaforma per soli droni elimina molti vincoli strutturali legati alla presenza di piloti umani.
Resta centrale il problema del comando e controllo. Le comunicazioni dati possono essere disturbate o neutralizzate, come dimostrato dai conflitti recenti. La Marina portoghese ha dichiarato di aver adottato architetture ridondanti, crittografia avanzata e capacità di funzionamento degradato o autonomo, mantenendo comunque l’uomo nel ciclo decisionale.
Anche l’integrazione futura di sistemi di intelligenza artificiale è prevista in modo graduale, per analisi dei dati, fusione dei sensori e supporto alle decisioni, con vincoli etici e operativi espliciti.
Con la NRP D. João II, il Portogallo introduce nell’Unione europea un modello operativo nuovo: una nave non pensata come “portaerei ridotta”, ma come infrastruttura modulare per sistemi senza pilota. È una risposta pragmatica ai limiti di bilancio, alla complessità dello spazio marittimo e all’evoluzione tecnologica.
Non sostituisce le grandi portaerei, ma ridefinisce il concetto di presenza navale avanzata. E pone una domanda aperta anche per le marine europee più grandi: quanto del futuro del potere marittimo passerà da piattaforme senza pilota, più leggere, flessibili e persistenti.
The Flying Guru
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