L’Esercito Italiano ha avviato una delle trasformazioni più importanti della sua componente ad ala rotante: l’arrivo dell’UH 169D LUH, il nuovo elicottero multiruolo leggero sviluppato da Leonardo sulla base dell’AW169M. Il primo esemplare è stato consegnato il 28 aprile 2025 durante una cerimonia al Comando dell’Aviazione dell’Esercito a Viterbo; fa parte di un ordine complessivo di 25 unità, con supporto e addestramento, e consegne previste entro il 2027.
La notizia, letta solo come l’ingresso in servizio di un nuovo elicottero, rischia di dire poco. L’UH-169D non è semplicemente un mezzo più moderno chiamato a prendere il posto di macchine arrivate alla fine del loro ciclo utile. È il segno di un cambio di architettura: meno modelli, più standardizzazione, una linea logistica più razionale e una piattaforma comune attorno alla quale costruire addestramento, manutenzione, ricambi e capacità di missione.
Il programma LUH nasce proprio da questa esigenza. L’Aviazione dell’Esercito deve sostituire progressivamente una famiglia ampia e ormai datata di elicotteri, tra cui A-109, AB-206, AB-205, AB-212 e AB-412. Sono macchine che hanno accompagnato per decenni l’impiego dell’Esercito Italiano, in Italia e fuori area, ma che appartengono a stagioni tecnologiche diverse, con catene di supporto differenti e con livelli di aggiornamento non sempre omogenei. L’UH-169D punta a ridurre questa frammentazione attraverso un approccio a piattaforma unica.

(CAAE UH-169D / Foto di Riccardo Braccini)
È qui che il programma diventa interessante. Nel mondo militare moderno, il valore di un elicottero non si misura soltanto nella scheda tecnica, nella velocità, nella quota o nella capacità di carico. Si misura anche nella capacità di essere mantenuto efficiente, aggiornato, integrato con altri sistemi e disponibile quando serve. Una flotta composta da molti modelli diversi può offrire flessibilità sulla carta, ma aumenta la complessità: più corsi, più manuali, più ricambi, più linee di manutenzione, più differenze da gesti
L’UH169D nasce invece dentro una logica più semplice e più coerente. Leonardo aveva già consegnato all’Esercito due elemplari da addestramento nel 2020, usati per preparare gli equipaggi alla transizione verso la variante multiruolo avanzata. Il passaggio al D non arriva quindi all’improvviso: è la fase successiva di un percorso avviato anni fa, con l’obiettivo di accompagnare piloti, tecnici e reparti verso una nuova generazione di elicotteri.
La base tecnica è l’AW169M, versione militare dell’AW169. Leonardo lo presenta come un elicottero bimotore intermedio leggero, pensato per missioni militari in ambienti complessi, anche di notte e in condizioni difficili. La piattaforma integra avionica avanzata, cockpit compatibile con visori notturni, motori Pratt&Whitney Canada PW210A con FADEC, doppi sistemi elettrici e idraulici, serbatoi autosigillanti e sedili resistenti agli urti.
Per l’Esercito, però, la questione non è solo volare con una macchina più recente. L’UH-169D è progettato per missioni utility, trasporto tattico, evacuazione medica, evacuazione di feriti da area di crisi e supporto alle unità sul terreno. La configurazione LUH comprende apparati di missione dedicati e un sistema integrato di comando, controllo e comunicazione pensato per l’interoperabilità con il parco tecnologico dell’Esercito e con gli assetti NATO.
Questo punto è centrale. L’elicottero leggero non è più soltanto il mezzo che porta personale e materiali da un punto all’altro. Deve entrare in una rete. Deve scambiare informazioni. Deve essere parte di uno scenario nel quale unità terrestri, mezzi aerei, sistemi digitali, sensori e comandi lavorano nello stesso ambiente informativo. È il senso del riferimento agli scenari multidominio: una formula spesso abusata, ma che nel caso dell’UH169D riguarda una necessità concreta.
Il nuovo LUH arriva anche in un contesto italiano più ampio. L’AW169 è già presente in diverse configurazioni presso altri operatori governativi, tra cui Guardia di Finanza e Carabinieri. Questo crea una base comune di esperienza, manutenzione e supporto che può ridurre le duplicazioni e favorire sinergie tra amministrazioni diverse. Leonardo ha indicato proprio interoperabilità, logistica, addestramento e certificazione tra i vantaggi della piattaforma comune.
Non significa che un solo elicottero possa fare tutto. Significa, più realisticamente, che una parte significativa delle missioni leggere e multiruolo dell’Esercito può essere assorbita da una macchina moderna, più coerente con gli standard attuali e più facile da sostenere nel tempo rispetto a una flotta composta da modelli nati in epoche diverse. In una forza armata, anche questo è capacità: non la parte più visibile, ma spesso quella che decide se un mezzo resta davvero disponibile.
C’è poi un elemento industriale. L’UH-169D conferma il ruolo di Leonardo nel segmento degli elicotteri militari leggeri e intermedi, con una piattaforma che ha già trovato impiego o interesse anche fuori dall’Italia. Il programma dell’Esercito diventa quindi anche una vetrina nazionale: non solo perché introduce una nuova macchina nella linea italiana, ma perché mostra una configurazione sviluppata attorno a requisiti militari specifici, in collaborazione con la Forza Armata e con la struttura della Difesa.

Il salto generazionale, in questo caso, va letto su 2 livelli. Il primo è evidente: l’Esercito passa da elicotteri storici, alcuni entrati in servizio tra gli anni 1970 e 1990, a una piattaforma digitale e riconfigurabile. Il secondo è meno appariscente, ma forse più importante: cambia il modo di gestire la flotta. Meno dispersione, più comunanza, più continuità tra addestramento e impiego reale.
Per l’Aviazione dell’Esercito, l’UH 169D LUH rappresenta quindi una transizione concreta. Non cancella la storia degli AB205, AB212, AB412 o A109, che hanno costruito buona parte dell’identità dell’ala rotante dell’Esercito Italiano. La porta semplicemente dentro una fase nuova, nella quale il valore di un elicottero non sta solo in quello che può fare in volo, ma anche in quanto riesce a semplificare tutto ciò che lo tiene pronto prima del decollo.
The Flying Guru
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?





